venerdì 1 aprile 2016

SOLDI SPARITI IN VATICANO: MA IL MONSIGNORE SE LA CAVA ALLA, GRANDE

Prove di giustizia provvisoria in Vaticano. Nel marzo 2013 il neoeletto arciprete di Santa Maria Maggiore, il cardinale portoghese Abril Santos y Castillò, si rivolse alla gendarmeria vaticana per obbligare il monsignore polacco Bronislaw Morawiec ad aprire la cassaforte del suo ufficio di camerlengo. Il monsignore, tra ammanchi, appropriazioni indebite e finti affari, aveva fatto sparire dalle casse centinaia di migliaia di euro. Dopo una minuziosa inchiesta condotta dalla magistratura vaticana, fu rinviato a giudizio per i reati di uso di scrittura privata falsa, appropriazione indebita e truffa. Tra luglio e novembre 2014, il processo si svolse nel Tribunale dello Stato Vaticano e il collegio giudicante produsse una sentenza utilizzabile, come esempio, nelle facoltà giuridiche per quanto strutturata e motivata, in modo esemplare, in diritto e in fatto. La condanna è severa: il monsignore viene condannato a 4 anni per truffa aggravata dall'ingente valore patrimoniale del danno. La pena, in base al codice penale vaticano, viene ridotta a tre anni e due mesi perché il condannato risulta incensurato.
In realtà, in questa prima fase Bronislaw Morawiec fa fatica a prendere sul serio le cose fatte, la sua tesi difensiva è semplice: "Prima toccava a noi polacchi, poi è toccato ai tedeschi, adesso gli argentini: dov'è il problema". Ma, dopo la prima sentenza, comprende che immaginare il Vaticano come una mucca da mungere secondo la nazionalità occupante della sede è un problema. E, infatti, durante il processo di appello, tra il novembre 2014 e il giugno 2015, nelle aule del tribunale gli avvocati animano una serie di udienze particolarmente interessanti per dottrina e argomentazioni. E anche la sentenza di appello risulta una bella lezione di diritto; dopo aver confermato la condanna a 4 anni per truffa riconosciuta nella prima sentenza, la corte si dilunga sulla riducibilità dei fatti al peculato, negando che si tratti solo di appropriazione indebita. Tutto cambia l'11 dicembre 2015, quando la Cassazione della Città del Vaticano, dopo aver frettolosamente dichiarato la causa "matura per la decisione", ribalta tutto e condanna l'imputato soltanto per il reato di appropriazione indebita aggravata. E dunque: Morawiec non deve restituire un euro del maltolto e torna libero e riverito "monsignore" nella natia Polonia. In fondo, chi l'ha detto che il debito non paga?
(Filippo Di Giacomo, Il Venerdì 4 marzo)