Osare un tempo nuovo
Forse è tempo di cose nuove. Anziché limitarci a "difendere il concilio" la chiesa di base deve accingersi, a mio avviso, a creare nuove esperienze comunitarie, ad approfondire la ricerca biblica ed ermeneutica, a costruire le vie di una spiritualità nutriente e liberante. Tutto questo in un dialogo aperto con i tanti luoghi ed i tanti modi in cui nasce una chiesa dal basso.
Se una nuova coscienza planetaria è oggi necessaria per partecipare all'impegno di trasformazione della realtà, una nuova coscienza cristiana ed ecclesiale ci è indispensabile per vivere e testimoniare la nostra fede.
Molti teologi parlano apertamente della necessita di "pensare Dio nell'era della dimenticanza di Dio " (Anton W.J. Houtepen), altri ci dicono che "è tempo di pensare a Dio' (K. Lehmann), altri ci invitano a non lasciarci imprigionare nei vari narcisismi seducenti (Armido Rizzi, Oltre l'erba voglio, Cittadella).
La teologa Antonietta Potente pochi anni fa intitolò uno dei suoi ultimi scritti "Osare un tempo nuovo" (Edizioni Anterem, Roma). Da più parti ci si impegna, si tentano nuove esperienze, si studia, si scrive, si prega perché la chiesa non scelga la via dei tappabuchi riempiendo le nostre diocesi di preti papalini, di suore indiane e di santi e di madonne.
E' del tutto illusorio dare risposte vecchie ai problemi nuovi. Marcel Proust scrisse che "l'unico vero viaggio non consisterebbe nell`andare verso nuovi paesaggi, ma nell'avere altri occhi".
Molti fanno osservare che senza "altri occhi" non si vede nessun nuovo paesaggio. Oggi però probabilmente non si tratta di dirigersi verso nuovi paesaggi, ma di prendere semplicemente atto che il paesaggio è già cambiato.
Senza pretesa alcuna queste pagine vogliono portare un granello di sabbia, un chicco di grano, una goccia d'olio per andare insieme verso un tempo nuovo nel mondo e nella chiesa o, più modestamente, vogliono aiutarci ad aprire gli occhi sul paesaggio che si spalanca davanti a noi, senza che nessuno/a di noi si limiti a fare lo spettatore.
Franco Barbero
Pinerolo, 29 maggio 2004
Forse è tempo di cose nuove. Anziché limitarci a "difendere il concilio" la chiesa di base deve accingersi, a mio avviso, a creare nuove esperienze comunitarie, ad approfondire la ricerca biblica ed ermeneutica, a costruire le vie di una spiritualità nutriente e liberante. Tutto questo in un dialogo aperto con i tanti luoghi ed i tanti modi in cui nasce una chiesa dal basso.
Se una nuova coscienza planetaria è oggi necessaria per partecipare all'impegno di trasformazione della realtà, una nuova coscienza cristiana ed ecclesiale ci è indispensabile per vivere e testimoniare la nostra fede.
Molti teologi parlano apertamente della necessita di "pensare Dio nell'era della dimenticanza di Dio " (Anton W.J. Houtepen), altri ci dicono che "è tempo di pensare a Dio' (K. Lehmann), altri ci invitano a non lasciarci imprigionare nei vari narcisismi seducenti (Armido Rizzi, Oltre l'erba voglio, Cittadella).
La teologa Antonietta Potente pochi anni fa intitolò uno dei suoi ultimi scritti "Osare un tempo nuovo" (Edizioni Anterem, Roma). Da più parti ci si impegna, si tentano nuove esperienze, si studia, si scrive, si prega perché la chiesa non scelga la via dei tappabuchi riempiendo le nostre diocesi di preti papalini, di suore indiane e di santi e di madonne.
E' del tutto illusorio dare risposte vecchie ai problemi nuovi. Marcel Proust scrisse che "l'unico vero viaggio non consisterebbe nell`andare verso nuovi paesaggi, ma nell'avere altri occhi".
Molti fanno osservare che senza "altri occhi" non si vede nessun nuovo paesaggio. Oggi però probabilmente non si tratta di dirigersi verso nuovi paesaggi, ma di prendere semplicemente atto che il paesaggio è già cambiato.
Senza pretesa alcuna queste pagine vogliono portare un granello di sabbia, un chicco di grano, una goccia d'olio per andare insieme verso un tempo nuovo nel mondo e nella chiesa o, più modestamente, vogliono aiutarci ad aprire gli occhi sul paesaggio che si spalanca davanti a noi, senza che nessuno/a di noi si limiti a fare lo spettatore.
Franco Barbero
Pinerolo, 29 maggio 2004