Chiesa, di che genere sei?
Il 22 ottobre Rete viandanti ha tenuto a Bologna il suo secondo convegno nazionale che faceva il punto su carismi, ministeri e servizi per un popolo di donne e di uomini: «Chiesa, di che genere sei?». Fatta salva la tavola rotonda interconfessionale, tre teologhe-accademiche di primo piano - Cettina Militello, Maria Cristina Bartolomei e Serena Noceti - hanno ragionato in termini «di genere» per rappresentare il punto di vista delle donne ai fini di un impowerment necessario (e dovuto) all'interno di una Chiesa che, nonostante le innumerevoli testimonianze e, soprattutto l'imponente produzione teologica e non teologia, sui diritti femminili nella Chiesa, resta segnata, come dice Serena, dalla parzialità clericale dell'essere «maschia» che ormai la rende incapace di capire la propria identità. Il femminile pertanto resta «residuale» perché non solo in dottrina, ma nelle abitudini mentali, il cattolicesimo ecclesiastico ha «naturalizzato la differenza sessuale e l'ha compressa nella complementarità dei ruoli» senza accorgersi del paternalismo escludente. Cettina Militello ritiene fondamentale l'esigenza di un «cambio di passo» per tutto il popolo di Dio e per la gerarchia partire dalla grazia battesimale e dai doni dello Spirito. Regalità, profezia, sacerdozio sono comuni a tutti, mentre ancor oggi risulta superata perfino la Lumen gentium se riserva il munus docendi et operandi alla sacralità clericale. In senso originario è stato stravolto e il presbiterato di fatto si trova 'ontologizzato'. È invece il popolo di Dio che è soggetto sacerdotale, Maria Cristina Bartolomei chiama: «Esodo mentale» il rapporto asimmetrico tra donne e uomini nella Chiesa: è uno stare nel deserto non per i 40 giorni biblici, ma senza uscita. È mancato ogni vero 'riconoscimento'. Se Gesù, davanti alla peccatrice, dice a Simone: «Vedi questa donna?» è perché Gesù la vede, mentre gli altri, anche i discepoli, non la «vedono» e gli uomini di chiesa sembrano solo averne paura. Penetrante l'analisi di Serena Noceti che parte dalla tradizionale riduzione del problema al semplicismo del tema «la donna nella Chiesa», quando invece è in questione l'ecclesiologia. Se è comunemente acquisito che il soggetto umano non è mai asessuato, non si comprenderebbe come possa essere accaduto che la questione di genere sia ancora tabù. L'inclusione finora offerta (ma negata per ciò che concerne il sacerdozio e dubbia per il diaconato) appare rischiosa: dopo che le donne avevano preso la parola, la Mulieris dignitatem le vide come spose e madri e, anche nell'esaltazione di Maria, la Chiesa è passata a «ipervisualizzare» un ruolo che va decostruito. Il convegno non è stato certo convenzionale e la partecipazione di rappresentanti di gruppi e riviste della rete Viandanti - sul cui sito si potranno leggere le relazioni - ha espresso un consenso assai vivo, a conferma dell'urgenza di avviare a concreta soluzione la questione: «Chiesa di che genere sei?».
Giancarla Codrignani
(Rocca 22)