martedì 13 dicembre 2016

Italia, no alle spose bambine

Dopo dibattiti su iniziative di contrasto al fenomeno del matrimonio forzato (la più recente mozione è stata guidata dalla vice presidente Valeria Fedeli) il Senato ha approvato il 13 ottobre norme su un piano, anche di rapporti internazionali, di contrasto a detti matrimoni, ancora diffusi nel mondo in diversi contesti politici e culturali. Essi, come dice la premessa alle leggi, «violano il diritto di bambine e ragazze di vivere con gioia, serenità e in piena autonomia. Impediscono di essere protagoniste della propria vita, innamorarsi e di scegliere liberamente quando creare una famiglia. Essere costrette a sposarsi ancora piccole, ben prima dei 18 anni, con uomini già adulti, spesso molto più anziani e con già altre mogli, toglie a bambine e a ragazze speranze, occasioni di educazione e di lavoro...». E «secondo le stime dell'ultimo rapporto Unicef 2015, nel mondo circa 700 milioni di ragazze si sono sposate in età minorile. Oltre un terzo di loro, circa 250 milioni, hanno contratto matrimonio addirittura prima di compiere 15 anni». Inoltre «i tassi più elevati le gravidanze precoci si registrano nell'Asia meridionale (46%) e nell'Africa subasahariana, non a caso le medesime regioni del globo in cui sono massimamente diffusi altri fenomeni, quali la mortalità materna e infantile, la malnutrizione e l'analfabetismo. Le gravidanze precoci provocano ogni anno 70.000 morti tra le ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni e costituiscono una quota rilevante della mortalità materna complessiva. A sua volta, un bambino che nasce da una madre minorenne ha il 60% delle probabilità in più di morire in età neonatale rispetto a un bambino che nasce da una donna di un'età superiore a 19 anni. E anche quando sopravvive sono molto più alte le possibilità che debba soffrire di malnutrizione, nonché di ritardi cognitivi o fisici».

(Rocca, n. 22)