I PARTE
Anselmo Palini, Marianella Garcia Villas, Avvocato dei poveri e degli scomparsi, AVE, pag. 214, € 12.00
PREFAZIONE
di Raniero La Valle
di Raniero La Valle
Questo libro ripercorre, con grande partecipazione emotiva e con sapiente penetrazione di dottrine, fatti e circostanze, la vicenda umana, politica e religiosa di Marianella Garcia Villas, avvocata dei poveri e sorella degli oppressi. Uccisa a trentaquattro anni in El Salvador, suo Paese e "cortile di casa" degli Stati Uniti, la sua testimonianza getta una luce rivelatrice sulle lotte di liberazione del Novecento, che hanno riscattato un secolo funestato dai totalitarismi, dai regimi militari, dalla guerra e dalla Shoah.
In questo senso la storia di Marianella è portatrice di un significato universale e durevole, non è una storia isolata né un piccolo frammento di una storia ormai conclusa. Lei stessa del resto diceva, nei nostri incontri romani, di non essere un caso singolare, ma di essere una delle tante donne e dei tanti uomini che in patria e fuori erano passati attraverso le stesse prove, avevano subito le stesse torture, avevano durato la stessa fatica nel resistere. Perciò Marianella ha potuto essere assimilata ad Antigone; come Antigone ha reso universale il conflitto tra la coscienza personale e le leggi della citta, così Marianella ha rappresentato in faccia al mondo il conflitto tra il diritto, come risorsa dei poveri e unica difesa dei deboli, e la violenza del potere come arbitrio dei ricchi e sgabello dei forti.
Ambedue queste testimoni hanno pagato la loro lotta con la vita, ma entrambe hanno riportato la vittoria pur nella apparente sconfitta; e, tra la vittoria antica della coscienza contro la legge (che si trattasse del nomos o della torah) e quella moderna del diritto contro il potere, c'è tutta la storia della nostra civiltà fino a ora e c'è il progetto per il domani.
Per questo Marianella può essere tirata fuori dal mucchio delle vittime della repressione e dei martiri per la libertà e assurgere a simbolo di un salto di civiltà, di un passaggio d'epoca che proprio nel Novecento è avvenuto quando, dopo la guerra e gli stermini e nella fase del declino e dei travestimenti degli imperi, sono apparse le costituzioni rigide, è stato stipulato un nuovo diritto internazionale, sono stati proclamati i diritti umani, la violenza è stata messa fuori legge dalla Carta dell'Onu e la guerra è stata ripudiata. Allora il diritto è stato innalzato come sovrano e ai popoli dotati di un'esistenza politica è stato affidato il compito di realizzarne il regno.
Non importa che El Salvador fosse uno dei più piccoli Paesi d'America, che nessuna fama avesse nel mondo e non fosse da lì che ci si potesse aspettare una parola nuova: proprio lì invece la lotta tra diritto e potere, grazie a Marianella, al vescovo Romero, ai militanti della Resistenza, ha assunto una portata emblematica ed è diventata un principio di liberazione per tutta l'America latina e per altri popoli oppressi.
Perciò e grande merito di questo libro fare memoria di Marianella. Però è anche vero che lei è rimasta viva, pur nell`apparente oblio che il testo lamenta e a cui vuole porre rimedio. Certo, come qui si dice, Marianella è rimasta viva nel ricordo di quanti in modo specifico si occupano di diritti umani e di nonviolenza. E si può aggiungere che non è affatto dimenticata nel Salvador, dove molti associano il ricordo del suo sacrificio a quello di monsignor Romero. Ma soprattutto bisogna dire che la memoria dei martiri è altra cosa dal ricordo.
Fare memoria di un martire non vuol dire ricordarlo, toglierlo dall'oblio, così come il fare memoria della Pasqua nell'Eucarestia non significa ricordarsi di un'ultima cena. La memoria del Signore non è la commemorazione di un evento passato, ma la celebrazione di ciò che esso ha introdotto per sempre ed è vivo anche oggi nella storia del mondo. Così la memoria dei martiri non sta nelle lapidi e nei libri, ma sta nella storia che è cambiata grazie alla loro testimonianza, anche se il cambiamento non ha portato dentro di sé traccia esplicita dei loro nomi. Quando da ragazzi leggevamo le lettere dei condannati a morte della Resistenza, ben presto dimenticavamo i loro nomi, ma intanto vivevamo una storia liberata, che senza quei nomi non ci sarebbe stata. Cos' è accaduto sempre per milioni di testimoni, di martiri, di vittime, di poveri, di profughi che con il gesto stesso del loro vivere, del loro soffrire e del loro donarsi hanno alleggerito il mondo e addolcito la storia. Nessuno può dire che cosa sarebbe stata l'America latina, e magari il mondo, se in quel piccolo Paese del Centro-America che è El Salvador non si fosse consumata l'offerta dolorosa, non sconfitta, di monsignor Romero, di Marianella, dei sei gesuiti dell'Università centro-americana, dei catechisti e delegati della Parola uccisi perché trovati in possesso di un Vangelo che leggevano ai contadini sotto gli alberi di nascosto. Senza tutto questo, i regimi fascisti e militari del Sudamerica non sarebbero così presto caduti, la presa degli Stati Uniti e della Cia non si sarebbe allentata, forse la teologia della liberazione non avrebbe contagiato con il suo spirito profetico gran parte della Chiesa latinoamericana e dello stesso Celam. E forse neanche papa Bergoglio ci sarebbe stato.
Infatti non si dovrebbe dimenticare che nella genealogia di papa Bergoglio ci sono i grandi vescovi latinoamericani che sono stati tra i leader della maggioranza conciliare: c'è dom Helder Camara; c`è Rutilio Grande, il parroco di Aguilares primo ucciso dell'episcopato di Romero in El Salvador; ci sono i quarantotto gesuiti che in America latina hanno perso la vita in missione tra il 1973 e il 2006; c`è monsignor Romero e c'è Marianella; ci sono pastori, fedeli e popoli che hanno testimoniato la fede e hanno indicato la strada.