mercoledì 6 settembre 2017

Siamo capaci di meravigliarci?

Una delle caratteristiche che segna più profondamente la vita del credente, così come ci viene presentata nei libri della Bibbia, è la sua capacità di stupirsi per le opere di Dio. Egli sa, proprio dentro il tessuto della banale quotidianità, scoprire gli sprazzi di novità e gli squarci di speranza che lo risvegliano allo stupore.

Nemmeno Gesù fa eccezione. Sovente gli evangeli gli mettono sulle labbra espressioni piene di meraviglia: «Davvero non ho trovato nessuno in Israele con una fede così grande!» (Matteo 8,10).

A questo elogio dell'ufficiale romano segue la constatazione davanti alla grinta della straniera che resiste a Gesù: «O donna, la tua fede è davvero grande!» (Matteo 15,28).

E come dimenticare il «grido», l'esclamazione e la preghiera di Gesù quando sente il «resoconto» della prima missione dei discepoli (Luca 10,17-24)? Il cuore di Gesù scoppia di gioia e di meraviglia.

Questi sentimenti di «contemplazione stupita» sono spesso messi nel cuore e sulla bocca della gente comune che incontra Gesù e può avvalersi del suo intervento. Qui la «meraviglia» diventa lode a quel Dio che fa esperimentare il suo amore attraverso l'azione di Gesù. Quante volte leggiamo negli evangeli (e qui l'elenco sarebbe davvero interminabile): «Tutti furono pieni di stupore e lodavano Dio!» (Luca 5,26).

Si noti: non si tratta di uno «stupore» che incanta e paralizza, ma di un sentimento profondo che invade il cuore, suscita lode a Dio e ridesta la voglia di assecondare la volontà del Signore.

Non possiamo mai dimenticare che gli scrittori biblici spesso colorano di gloria e di miracolo la vita di Gesù. Ma, con ogni probabilità, furono proprio la prassi e la parola abituale di Gesù a suscitare meraviglia. Lo stupore non dovrebbe essere relegato a qualche occasione privilegiata. La capacità di meravigliarsi, in questo senso biblico, dovrebbe entrare - come atteggiamento profondo e come modo d'essere - nel tessuto della vita quotidiana.

Franco Barbero