sabato 2 settembre 2017

Profeti dimenticati

Ne ho due nel cuore che quasi mai vengono ricordati: uno è Giulio Girardi i cui libri 50 anni fa lavorarono a gettare ponti tra l'impegno politico e l'esperienza di fede. L'altro, completamente rimosso, è don Luigi Rosadoni. Ben più e ben prima delle elaborazioni della teologia della liberazione questi profeti lucidi e appassionati (insieme a parecchi altri) mi aprirono uno sguardo nuovo sulla chiesa e sulla società.
Il primo in assoluto, tra questi dimenticati, è don Luigi Rosadoni, di cui la passione per il Vangelo e per i poveri mi contagiò nell'unico incontro degli anni 60.
A lui pochi anni dopo, alla sua morte, dedicai la poesia che qui riporto.

A DON LUIGI ROSADONI
Andare
una vita intera
contro corrente
è cosa
che non si dice.

Non vincere
mai
è come perdere
ogni giorno.

Sembra sommergerti l'onda
e poi
riemergi
e ti stupisci
di stare
ancora
e ancora
in piedi.

Fai il possibile
- poco si può -
e continui a credere
nell'impossibile.

La tua tomba parli
come la tua vita
dalla parte di coloro
che sono stati
mille volte sconfitti.

(da: don Franco Barbero, Gli anni dell'impotenza. Mistica e politica, Bra 1982, pag. 70).

La sua opera, negli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, la sua passione per il Vangelo e i poveri, il suo guardare avanti e altrove … accesero in me una fiamma. E io amo ricordare anche i profeti, i testimoni e i maestri dimenticati. La mia teologia della liberazione parte da questi testimoni e dai preti operai francesi ben prima e ben più profondamente che dai teologi dell'America Latina.
In Italia incontriamo una schiera di profeti. Io amo ricordarne tanti, ma soprattutto alcuni che sono totalmente dimenticati, come don Luigi Rosadoni.

Franco Barbero