mercoledì 6 settembre 2017

RICCHI MARINES POVERI MALATI

Con l'odioso aspira-saliva appeso al labbro e il sibilo del trapano in bocca, Michael, il mio dentista, mi racconta la storia del suo weekend di luglio. I dentisti tentano invariabilmente di conversare con il paziente e pare che, dopo anni di studio e di esperienza, riescano anche a interpretare i suoni incoerenti emessi dalle vittime: gig… harrrr… ehhhhhhhsccc…
La storia che mi racconta è quella di un fine settimana in West Virginia. Fra i monti appalachiani, un paio d'ore di auto a ovest di Washington. «Ggggrrrhhhv…?», faccio io, e lui scuote la testa. «No, non golf (come avrà fatto a capire, non so) ma una cosa chiamata Health Fair, fiera della salute», che detto così suona come una gioiosa adunata di famiglie per scambiarsi torte di mele.
Ma la festa alla quale il mio dentista partecipa non ha niente di festoso. Per raggiungerla, nella cittadina di Wise, il viaggio e un rally a bassa velocità, fra trincee di vecchie auto, pickup scalcagnati, roulotte sbilenche parcheggiate per chilometri attorno ai fienili, vecchie fabbriche chiuse, la palestra dell`unico liceo cittadino. Diecimila persone in questo 2017, un record. Si sono accampate per giorni, spesso dormendo in auto con i loro figli e i loro vecchi, per conquistare un posto in fila e farsi visitare.
La Fiera di Wise è un gigantesco policlinico all'aperto dove medici di ogni specialità e infermieri accorrono per visitare gratis persone che non hanno nessuna assistenza medica pubblica, né i soldi per un'assicurazione. Vedono centinaia di pazienti, distribuendo qualche farmaco. «Noi dentisti siamo privilegiati, perché possiamo fare qualcosa di concreto. Caviamo denti marci e regaliamo bottiglie di antibiotici per gli ascessi. Almeno li liberiamo dal dolore».
Ci sono persone come Patricia McConnel, licenziata da un McDonald's, che ha risparmiato soldi per sei mesi per potersi permettere la benzina e fare un viaggio di otto ore verso la clinica da campo. Ci sono ex minatori che hanno lasciato i polmoni in miniera, madri di famiglia che trascinano bambini che non hanno mai visto un pediatra e vogliono almeno avere la sensazione che un medico, un'infermiera, li tocchi, li consoli, li vaccini. «È medicina da campo di battaglia, da "dica 33" e "fa male a toccare qui?"», continua Michael.
Ce ne sono a dozzine, in tutta l`America rurale, di queste Fiere della Salute popolate di umanità dolente e di medici che ritrovano il senso della loro vocazione. Tra quei diecimila, «abbiamo salvato almeno tre o quattro vite», ha detto un cardiologo che ha sentito cuori scompensati e ha tamponato crisi acute, sdraiando il paziente sulla paglia, con una flebo in vena appesa a una rastrelliera. Ci si dimentica, in queste terre che hanno votato in massa per Trump e l'illusione di una copertura sanitaria per tutti, che siamo a tre ore di auto dal porto di Newport News in Virginia, dove nelle stesse ore entrava in servizio la più grande portaerei nucleare del mondo, la Gerald Ford, da 100mila tonnellate e 15 miliardi di costo.
Alla fine, una dottoressa di mezza età piangeva, divorata dalla rabbia. «Ho studiato decenni per specializzarmi, ma per che cosa, se a una paziente giovane, madre di tre bambini, posso solo dirle che ha il diabete, e poi abbandonarla a se stessa perché non ha i soldi per curarsi?».
E c'è poi il mistero dell'insensata illusione ideologica che la salute sia un supermercato, nel quale il paziente va a scegliersi le polizze volontariamente, come un detersivo o un dentifricio, come se la malattia fosse una scelta. «Quei diecimila sono eserciti di zombi, abbandonati dal governo», trapana il mio dentista. «Gggglllh....ffffgggghhh», rispondo io con l'aspira-saliva penzoloni, e lui annuisce. Ci siamo capiti.
Vittorio Zucconi

(D la Repubblica 19 agosto)