Di tanto in tanto qualche scienziato si fa vivo per ridirci che la Sindone di Torino è un falso. Ben quarantadue anni fa pubblicai un piccolo libro in cui "la radiografia di una prova" arrivava alle stesse conclusioni.
Paolo Griseri, su La Stampa del 17 luglio, riassume molto bene anche le vicende storiche con queste parole:
"I ricercatori ne concludono che l'esito dell'esperimento è "in linea con le analisi esistenti come la datazione al radiocarbonio, secondo cui la Sindone è un prodotto artistico medievale".
Che la Sindone sia effettivamente il lenzuolo che ricoprì il corpo di Gesù dopo la deposizione non lo afferma nemmeno la Chiesa cattolica. Anzi quando per la prima volta il cavaliere Goffedo di Charny la espose nel 1353 nella chiesa collegiata di Lirey in Francia, il vescovo di Troyes, Pierre d'Arcis, la definisce un falso. Addirittura quando Margherita di Charny, erede di Goffredo, vendette la tela ai Savoia, fu per questo scomunicata.
I Savoia fecero della Sindone un uso politico, come era costume all'epoca, e la utilizzarono per accrescere il prestigio della casata. Dopo il trasferimento della capitale da Chambery a Torino, il Lenzuolo seguì la corte e venne sistemato nella cappella del Duomo appositamente costruita da Guarino Guarini.
Nel 1988 il cardinale di Torino, Anastasio Ballestrero, autorizzò l'esame di un frammento della Sindone con la tecnica del carbonio 14. Gli esami dissero che si trattava di un manufatto medievale realizzato negli anni in cui comparve a Lirey per la prima volta. Per la sua scelta di autorizzare l'esperimento, Ballestrero venne attaccato dall'ala conservatrice della chiesa torinese.
L'ultima riflessione teologica è di Benedetto XVI che di fronte alla Sindone disse che si tratta di "una icona del Sabato Santo". Icona dunque e non reliquia, come in fondo l'ha sempre definita la Chiesa cattolica.
L'unico cedimento all'ipotesi che si tratti davvero del Lenzuolo che avvolse Gesù è stato quello di papa Giulio II che nel 1506 istituì la Festa della Sindone il 4 maggio. Nel corso dei secoli, comunque, le fonti cattoliche ufficiali si sono sempre ben guardate dal definirla una reliquia. E ancora oggi l'arcivescovo Cesare Nosiglia, che ne è il custode, continua a definirla "un'icona che aiuta a riflettere sul mistero della Passione".