domenica 22 luglio 2018

Una spinta all'ospitalità eucaristica?

Primavera 2018: un documento dei vescovi in materia di ospitalità eucaristica, una «guida pastorale» con aperture sulla condivisione della cena del Signore, viene incontro al desiderio delle coppie interconfessionali protestanti/cattoliche. Il testo suscita il dissenso di sette vescovi, che scrivono al prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, l'arcivescovo Luis Ladaria, e al cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani. Il card. Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale, ricorda il percorso di  avvicinamento pastorale al problema: cattolici e luterani a Lund (31 ottobre 2016) avevano affermato la «comune responsabilità pastorale» di rispondere alla «sete e fame spirituale» di molti fedeli che desiderano «ricevere l'eucaristia alla stessa mensa, come espressione concreta della piena unità»; ma prima il Sinodo dei vescovi sulla famiglia (Roma, 2015) aveva ribadito che «la condivisione dell'Eucaristia non può essere che eccezionale».

La comprensione della Cena del Signore è diversa fra le grandi famiglie confessionali della cristianità.  «Ma lo è anche all'interno delle Chiese sorte dalla Riforma - spiega Gianni Genre, pastore della chiesa valdese di Pinerolo, località-laboratorio ecumenico, che portò nel 1997 all'approvazione del Testo comune per un indirizzo pastorale dei matrimoni tra cattolici e valdesi o metodisti in Italia -, come tra Zwingli e Lutero; ma ogni volta che nelle nostre chiese si tiene la Cena del Signore, sottolineiamo con convinzione che questa è appunto la Cena del Signore: non la nostra cena o quella della Chiesa valdese. La Confessio Augustana del 1630 dice che "la Chiesa è l'assemblea dei santi nella quale si insegna l'Evangelo nella sua purezza e si amministrano correttamente i sacramenti. E per la vera unità della Chiesa è sufficiente l'accordo sull'insegnamento dell'Evangelo e sull'amministrazione dei sacramenti. Non è invece necessario che siano ovunque uniformi le tradizioni istituite dagli uomini, cioè i riti e le cerimonie"».

Nel giugno 2015, a Torino, il moderatore della Tavola valdese Eugenio Bernardini aveva detto a papa Francesco: «tra le cose che abbiamo in comune ci sono il pane e il vino della Cena e le parole che Gesù ha pronunciato. Le interpretazioni di quelle parole sono diverse, ma ciò che unisce i cristiani raccolti intorno alla mensa di Gesù sono il pane e il vino che Egli ci offre e le Sue parole, non le nostre interpretazioni che non fanno parte dell'Evangelo». E Bergoglio aveva risposto, alla chiesa luterana di Roma, pochi mesi dopo: «Condividere la Cena del Signore è il fine di un cammino o è il viatico per camminare insieme? (...) Se abbiamo lo stesso battesimo dobbiamo camminare insieme. E questo è un viatico che ci aiuta a camminare». Da tre anni poi, proprio a Pinerolo, la chiesa valdese e la diocesi hanno preso la fraterna iniziativa di scambiarsi i segni del pane e del vino in preparazione alla Pasqua. Qui si è innestata anche l'iniziativa di Pier Giorgio Debernardi, vescovo emerito di Pinerolo, di scrivere un testo poi inviato al card. Koch, nel quale ribadisce la necessità pastorale di venire incontro alle aspettative di fede delle famiglie interconfessionali: «non posso dimenticare - dice -, né sottovalutare il vivo desiderio, nutrito di preghiera, che c'è in numerose coppie interconfessionali di accostarsi alla comunione perché la propria coscienza le spinge in questa direzione, nella consapevolezza che la partecipazione diventa un segno per aiutare le loro Chiese a una più profonda comprensione della fede e, in particolare, del vero significato della cena del Signore». Non solo: «condividere l'eucarestia o la Cena del Signore viene inteso da loro come un viatico per camminare insieme nella fede ed essere fedeli al battesimo». Il cammino ecumenico «si fa a piccoli passi», e «lungo la strada non tutto è chiaro. Ma camminando ciò che è opaco si illuminerà».
Alberto Corsani

(Riforma 1 giugno)