giovedì 13 settembre 2018

La violenza non può mai essere uno scherzo

Goliardico è un aggettivo che appartiene a un lessico superato: dieci tredicenni su dieci non sanno cosa significhi. Per questo, dire che il gesto dei due ragazzini di Vicofaro - sparare a salve con una scacciacani contro un giovane gambiano - sia riconducibile a un «momento goliardico», non va. Non funziona su un piano lessicale - è una parafrasi imprecisa e ambigua della presunta ammissione di responsabilità - e non funziona nel merito. «Atto di goliardia» era stato definito anche il lancio di uova contro Daisy Osakue. L'etichetta multiuso stona come un alibi affrettato, e persona. Non si tratta di inchiodare per sempre dei giovanissimi a una pur pericolosa idiozia, con sterili esercizi di moralismo pubblico. Si tratta però di tenere insieme in qualche modo le parole e le azioni. Razzista o no che sia, nessuna forma di bullismo e simpatica goliardia. Nel "Buio oltre la siepe", il romanzo di Harper Lee, un uomo spara a un nero. L'ha colpito?, domanda qualcuno. «Ha sparato in aria. Ma il nero dev'essere impallidito dal terrore». Il titolo originale del libro è "To Kill a Mockingbird", sparare a un uccellino. Una delle lezioni della storia viene da questa immagine, e da un fucile ad aria compressa. Ma ce n'è un'altra più decisiva, quando il protagonista dice: cancella gli aggettivi, quello che resta è la verità. Ecco, cancellate "goliardico".
Paolo Di Paolo

(la Repubblica 10 agosto)