giovedì 13 dicembre 2018

CREDENTI E NON CREDENTI

Dio nostro, vi sono quelli che credono in te e quelli che non vi credono, o perché non hanno sentito parlare di te, o perché hanno cessato di credere che tu parli loro. Vi sono quelli per i quali la fede è un legame vivente e vi sono quelli per i quali essa è una illusione ingenua o una invenzione irraggiungibile, un amore spento o un malaugurato impaccio. Ma noi tutti siamo ugualmente uomini, e ugualmente fratelli, anche quando questa fraternità s’esprime fra noi goffamente.
Dio nostro, noi ti ringraziamo per tutti gli uomini miscredenti, che fanno sovente ciò che tu loro domandi meglio di quelli che confessano il tuo nome. Perché tu sei un Dio che ha tratto la sua lode da tutti quelli che non ti conoscono e che non hai obbligato ad entrare prima di tutto né dopo nella tua chiesa. Tu hai tratto la tua lode da Melchisedek e da Jetro, che erano liberamente dei pagani. Tu hai tratto la tua lode da Raab di Gerico e da Ruth di Moab, dai magi della Caldea, dalla donna cananea e dal centurione romano. Tu trai la tua lode dall’ateismo, e dalle altre religioni. Noi ti lodiamo quando degli uomini, qualunque essi siano, di dovunque essi siano, ti donano così della gioia.
Insegnaci ad ammirare che tu sei il loro Dio, al di là dei confini della nostra chiesa e della nostra fede.
Ma, o Dio, liberaci da ogni spirito di paragone che uccide la lode e offusca il cuore. Fa’ che noi non ci serviamo mai della bontà dei non credenti per denigrare i credenti e per esonerare noi stessi dalla libertà e dalla bontà di credere in te. Fa’ che noi non utilizziamo Melchisedk o Jetro per denigrare Abramo o Mosè. Fa’ che noi non ci serviamo né dei magi per dimenticare i pastori, né delle donne di Canaan, né del centurione di Capernaum per dimenticare la chiamata dei profeti e degli apostoli. Insegnaci così ad entrare liberamente, volontariamente, gratuitamente, nei confini della fede e della chiesa. Poiché, se tu ci inviti, perché mai noi dovremmo rimanere, nei tuoi riguardi, sprezzanti e scontrosi?
O Dio, insegnaci ad essere liberamente beati con tutti i miscredenti e ad essere umilmente decisi a divenire e a ridivenire noi stessi credenti, se a te piace, come a noi, di chiamarci reciprocamente con i nostri nomi propri. Perché la fede non è né un privilegio, né un handicap. La fede è il tuo invito al banchetto messianico delle nozze del tuo figlio. Le porte sono sempre aperte a tutti. La fede è la nostra libertà più alta, alla quale noi non sapremo rinunciare, per amor tuo, per la nostra salvezza, e per la nostra guarigione.
O Dio, tu trai la tua lode dai credenti e dai miscredenti. Mantienici in questa compagnia di lode.
Amen
(André Dumas)