Dio
nostro, vi sono quelli che credono in te e quelli che non vi credono,
o perché non hanno sentito parlare di te, o perché hanno cessato di
credere che tu parli loro. Vi sono quelli per i quali la fede è un
legame vivente e vi sono quelli per i quali essa è una illusione
ingenua o una invenzione irraggiungibile, un amore spento o un
malaugurato impaccio. Ma noi tutti siamo ugualmente uomini, e
ugualmente fratelli, anche quando questa fraternità s’esprime fra
noi goffamente.
Dio
nostro, noi ti ringraziamo per tutti gli uomini miscredenti, che
fanno sovente ciò che tu loro domandi meglio di quelli che
confessano il tuo nome. Perché tu sei un Dio che ha tratto la sua
lode da tutti quelli che non ti conoscono e che non hai obbligato ad
entrare prima di tutto né dopo nella tua chiesa. Tu hai tratto la
tua lode da Melchisedek e da Jetro, che erano liberamente dei pagani.
Tu hai tratto la tua lode da Raab di Gerico e da Ruth di Moab, dai
magi della Caldea, dalla donna cananea e dal centurione romano. Tu
trai la tua lode dall’ateismo, e dalle altre religioni. Noi ti
lodiamo quando degli uomini, qualunque essi siano, di dovunque essi
siano, ti donano così della gioia.
Insegnaci
ad ammirare che tu sei il loro Dio, al di là dei confini della
nostra chiesa e della nostra fede.
Ma,
o Dio, liberaci da ogni spirito di paragone che uccide la lode e
offusca il cuore. Fa’ che noi non ci serviamo mai della bontà dei
non credenti per denigrare i credenti e per esonerare noi stessi
dalla libertà e dalla bontà di credere in te. Fa’ che noi non
utilizziamo Melchisedk o Jetro per denigrare Abramo o Mosè. Fa’
che noi non ci serviamo né dei magi per dimenticare i pastori, né
delle donne di Canaan, né del centurione di Capernaum per
dimenticare la chiamata dei profeti e degli apostoli. Insegnaci così
ad entrare liberamente, volontariamente, gratuitamente, nei confini
della fede e della chiesa. Poiché, se tu ci inviti, perché mai noi
dovremmo rimanere, nei tuoi riguardi, sprezzanti e scontrosi?
O
Dio, insegnaci ad essere liberamente beati con tutti i miscredenti e
ad essere umilmente decisi a divenire e a ridivenire noi stessi
credenti, se a te piace, come a noi, di chiamarci reciprocamente con
i nostri nomi propri. Perché la fede non è né un privilegio, né
un handicap. La fede è il tuo invito al banchetto messianico delle
nozze del tuo figlio. Le porte sono sempre aperte a tutti. La fede è
la nostra libertà più alta, alla quale noi non sapremo rinunciare,
per amor tuo, per la nostra salvezza, e per la nostra guarigione.
O
Dio, tu trai la tua lode dai credenti e dai miscredenti. Mantienici
in questa compagnia di lode.
Amen