mercoledì 19 dicembre 2018

PER LE FESTIVITA' NATALIZIE

Dai racconti mitologici al messaggio

Luca 1,39-45

39 In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. 40 Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41 Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo 42 ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43 A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? 44 Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. 45 E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore».

Un approccio corretto al testo
Da oggi fino all'epifania la liturgia ci racconta, a più puntate, il dono che Dio ha fatto all'umanità attraverso la persona, la vita e il messaggio di Gesù con modalità letterarie edificanti.
Ovviamente, non si tratta  di cronache storiche, ma di miti e leggende teologiche  che hanno lo scopo di porre la nostra attenzione sul messaggio di Gesù.
Dunque, un primo passo importante può essere compiuto con un accostamento a questi testi rispettandone il loro genere letterario.
Elisabetta e Zaccaria sono due personaggi leggendari, costruiti da Luca, che vuole dimostrare la superiorità di Gesù rispetto al Battista.
In ogni caso Luca rende spettacolare la nascita del Battista  che viene alla luce da genitori  che erano oltre l'età fertile, una replica della storia di Abramo e Sara. La nascita di Gesù viene inventata in modo ancor più spettacolare, essendo figlio di una vergine, messa incinta dallo Spirito Santo, cioè da Dio stesso, in funzione di padre….Racconti, leggende e miti di questo genere abbondano in molte tradizioni religiose antiche .
Il nostro problema come credenti non è tanto di sbarazzarsi dei miti, quanto di non prenderli alla lettera, come è avvenuto per secoli e come avviene ancora nella predicazione di molti vescovi e preti in queste feste natalizie; compreso papa Francesco, che ha mille doti ma non è certo un campione sul terreno dell'interpretazione biblica.
Una cosa è la storicità di Gesù di Nazareth e la intramontabile forza del suo messaggio; ben altro è il genere letterario con cui si narrano la sua nascita ed altri momenti della sua vita.

Maria ed Elisabetta
Ciò che il Vangelo di Luca, con grande arte narrativa, ci racconta oggi non è un fatto storico, ma queste due donne sono l'espressione, attraverso il racconto mitologico, di chi sa accogliere i doni di Dio per compiere nella propria vita una missione. 
Queste persone, costruite mitologicamente, diventano per noi testimoni, invito a rispondere alla chiamata di Dio mettendoci in movimento con audacia e fiducia. Il mito di Maria ed Elisabetta testimonia una singolare capacità di affrontare l'ignoto con totale fiducia in Dio.

Tra storia e mito non c'è conflitto
Tutti i racconti della nascita e dell'infanzia, che leggeremo nei Vangeli di Matteo e di Luca nei primi due capitoli, sono molto diversi tra loro ma celebrano il dono di Dio che è Gesù di Nazareth. 
Per gli studiosi della Bibbia come Barbaglio, Kung, Ortensio da Spinetoli, Lenaers, Spong…..è chiaro da molto tempo che Gesù nasce a Nazareth in Galilea nella numerosa famiglia di Maria e Giuseppe. Non c'è nessuna vergine madre come non c'è nessun padre putativo. Maria e Giuseppe sono genitori reali. La data esatta della nascita di Gesù non ci è nota. 
Il mito non è fatto per smentire la storia, ma per avvolgerla e sollevarla in una luce celestiale, che illumini e metta al centro la persona e il messaggio che i racconti vogliono proporre alla nostra vita di fede.

Alcuni accenni di storia
Il giorno del 25 dicembre è stato scelto nel IV secolo, certamente dopo il Concilio di Nicea del 325 per fare di Gesù il sostituto del dio "solis invicti" ( solstizio di inverno) ricordando che Gesù è il sole che vince ogni notte. 
Abbiamo notizie per la prima volta del natale "nel calendario delle feste del cronografo romano di Dionisio Filocalo dell'anno 354.....", come documentai molto ampiamente nel mio libro "Più grande del nostro cuore" Ed. Tempi di fraternità 1987 da pagina 11 a pagina 16.
La festa si diffuse molto lentamente tanto che l'Imperatore Giustino II (565-578) si vide costretto ad imporla per tutto l'Impero Romano. Evidentemente ai cristiani interessava poco festeggiare la nascita; a loro premeva seguire le tracce di Gesù.

Rigenerare i valori tradizionali.
Tutto questo discorso non vuole affatto spegnere in noi la poesia della festa o eliminare quei profondi valori che la tradizione cristiana e culturale, anche a livello popolare, ci ha trasmesso. 
E' esattamente il contrario: si vuole rilanciare tutti gli aspetti positivi della festa natalizia in netto contrasto con la crescente banalizzazione che tutto profana con la superficialità e il mercato.
La sosta dal lavoro, le gioie del riposo e della convivialità, i canti della festa, il silenzio e la preghiera, il tempo per allacciare o approfondire i rapporti di parentela o di amicizia, la contemplazione della natura, dei suoi colori e delle sue voci, la dolcezza della notte e la timida estasiante ripresa del sole, la meraviglia del creato….tutto questo è tesoro da non perdere, sorgente di vita personale e comunitaria.
Sono valori da riscoprire e da approfondire per amare i nostri giorni, impreziosirli di interiorità e di relazioni calde, vere e costruttive.
Annotazione preziosa
Voglio assicurare che queste considerazioni oggi sono patrimonio di un grande numero di teologi, teologhe e biblisti. 
Forse è abbastanza chiaro, almeno a me, perché non le comunichino con chiarezza nella predicazione. Se ti inoltri su questi terreni diventi pericoloso per l'istituzione e poco gradito a coloro che non vogliono essere disturbati nelle loro nicchie devozionali.
Franco Barbero