“Passiamo
la vita a voler evitare le fragilità e a cercare il potere.
Cerchiamo anche di immaginarci forti in modo definitivo, vogliamo
ignorare che la forza è soltanto un momento tra due debolezze. La
fragilità è una condizione ontologica che si pone al di là della
dicotomia forte/debole. Consiste nel riconoscere che il nostro essere
è divenire, che siamo nell’effimero. Come so che un pasto non
calmerà la mia fame per sempre, devo pensare che ogni atto creativo,
di giustizia, d’amore fa parte dell’irreversibile ma nondimeno
resta effimero. Le piramidi esistono in questa fragilità totale. Si
ergono tuttora davanti a noi ma il mondo delle piramidi non è
sopravvissuto. All’interno dell’effimero abbiamo accesso a
esperienze e a livelli di vita radicalmente diversi: possiamo
sperimentare la solidarietà, l’amore o restare nell’egoismo,
possiamo tentare di conoscere o seguire l’opinione comune.
All’interno dell’effimero abbiamo accesso a esperienze
irreversibili.
Miguel
Benasayag, Contro
il niente,
Feltrinelli Editore, pag. 90