“Il
cammino di libertà non è tracciato in nessuna mappa: è rischioso,
insicuro.
A volte ci sarà abbondanza di acqua e di cibo, a volte
sarà segnato dall’aridità e dalla carestia.
Il Dio terapeuta,
disposto a guarire le ferite della schiavitù, dona istruzioni per
affrontare la precarietà della storia senza nostalgia della
sicurezza passata, con la fiducia che, lungo il cammino si possa
trovare anche ristoro in acque abbondanti. Subito dopo la sosta Mara
e la rivelazione del nuovo nome di Dio (“Colui che guarisce”:
15,26), il popolo arriverà ad Elim, “dov’erano dodici sorgenti
d’acqua e settanta palme; e vi si accamparono presso le acque”
(15,27).
Bastava fare qualche passo in più per trovare la dolcezza
dei datteri e l’abbondanza dell’acqua necessaria per dissetarsi e
fare scorta!”.
Lidia
Maggi, Rocca 1/11