che accorri al richiamo del povero.
Io ti invoco nella mia miseria
e tu vieni a liberarmi. Tu dai il respiro all'infelice,
tu mi liberi quando sono prigioniero…
Due volte felice colui che riposa beatamente sul braccio di Amon,
di Amon che ha cura del silenzioso.
Che aiuta il povero ed ha il respiro a colui che ama".
Anche
nella mistica indù troviamo questo atteggiamento "infantile" nei
confronti di Dio. Il mistico Tukaram nel suo salmo LXIV si rivolge così
alla dea Vithal:
"Nella freschezza dell'ombra che lei mi dona,
mia madre lascia crescere il suo latte d'amore.
Abbracciato a lei, io metterò le mie labbra sul suo seno e lo succhierò.
Il mio corpo è nutrito dal latte di grazia
che essa fa scendere per me;
questa ambrosia, mi ha ridato la vita…
Davanti, dietro, lei mi circonda e mi protegge.
Io ignoro l'inquietudine, sono il piccolo bimbo amato da Vithal"