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Se il bisogno di pensare
rimanda al primato della parola e il bisogno di non
pensare rimanda al primato del silenzio, occorre a questo punto
mettere meglio a fuoco la risposta alla domanda su quale delle due
vie debba avere il primato nella vita: è la via della parola o è la
via del silenzio a offrire un sostegno vitale?
Una
leggenda riportata da Salimbene di Parma narra di Federico II di
Svevia che si interrogava su quale fosse la lingua originaria
dell'umanità. Dato che gli ebrei sostenevano che fosse
l'ebraico, i greci il greco, i latini il latino, gli arabi l'arabo,
l'imperatore fece un esperimento disponendo che dieci neonati fossero
tolti alle rispettive madri e consegnati a dieci nutrici, alle
quali diede l'ordine di non parlare mai in nessun modo con i bambini
ma di limitarsi a dare loro il latte e a tenerli puliti. Si sarebbe
visto così, quando i bambini privi di ogni condizionamento avessero
iniziato a parlare, in quale lingua si sarebbero espressi e
finalmente sarebbe stata identificata la lingua da cui tutte le altre
si erano sviluppate. La conclusione però fu diversa, fu la morte dei
dieci bambini, privati del calore umano trasmesso dal linguaggio. E
la morale della favola è che l'essere umano per vivere non ha
bisogno solo di cibo, ma anche del nutrimento psichico e spirituale
che proviene dalle carezze e dalle parole”.
Vito
Mancuso Il bisogno di pensare, Garzanti 2017