Le parole per dirlo
"Ormai è generalmente ammesso che la vita è sempre felice o deve sempre averne l'aria" '(Ph. Ariès)
Oggi ero ad un incontro parecchio lungo. Alle 18,30, finita la riunione, accendo il cellulare. Vedo vari messaggi. Ad un certo punto apro il messaggio del vicario generale che scrive: "È morto don Adalberto". Mi sento un pugno nello stomaco. Una ferita nella carne. Don Adalberto è un prete di 39 anni, giovanissimo. Una bella persona. Sempre sorridente, generoso, affabile. Un prete amato dalla sua gente. L'ho visto pochi giorni fa. Si è fermato a pranzo da me, abbiamo progettato due o tre date nella sua parrocchia. Ed ora, per un maledetto infarto, non c'è più. Così, in pochi istanti. La morte l'ha portato via. Perché lei, maledetta, non chiede mai permesso, non guarda in faccia nessuno! Entra con prepotenza e ti porta via. Ti sbatte la porta in faccia. Senza rispetto, senza criterio alcuno. Ora è notte fonda e io sono qui a pensare a don Adalberto. Come è dura, a volte, la vita. Mi accorgo che, per un Vescovo, la morte di un prete giovane è quasi come la morte di un figlio. Mi sento impotente. Vorrei fare qualcosa, far tornare indietro il tempo per correre a casa di Adalberto e combattere con lui contro la morte per farlo vivere ancora. Eppure non c'è più nulla da fare. Resta il ricordo carico di stima e di gratitudine. Resta la preghiera, con la quale affidare l'amico al Signore della vita. Resta la battaglia per continuare a credere alla vita, alla bellezza della vita nonostante la morte. Resta la bellezza della nostra fede, che apre sempre spiragli di speranza. Resta il dipinto che ho commentato ieri, nel quale un bimbo schiaccia la testa ad un maledetto serpente (Madonna dei Palafrenieri). Là il Bimbo che nasce a Natale schiaccia la testa al Male, alla Morte. Le toglie la capacità di divorarci. E noi possiamo sperare oltre la stessa morte. In questa fiducia affido Adalberto alla Vita. E capisco, ancora una volta, che la vita è bella, ma non sempre è felice. È una battaglia, spesso dura. E mi sembra davvero ridicolo il fatto che, nella nostra società si valuti la vita solo dal punto di vista della felicità. Si pensa: "La vita vale soltanto se è felice, della vita sono da salvare solo i momenti felici". Così, in pubblico, spesso mostriamo la faccia felice, spesso cerchiamo di mostrare una faccia felice. Addirittura, a volte, fingiamo di essere felici, per non sentirci "fuori posto". Proprio come dice Ariès: "Ormai è generalmente ammesso che la vita è sempre felice o deve sempre averne l'aria". Chi non si mostra felice è messo da parte. Tutto è vissuto nella costante illusione della felicità ad ogni costo. Ed invece io questa sera sono triste, tremendamente triste. Ma non mi vergogno di questa tristezza. Perché la vita non è una festa, ma una meravigliosa lotta. La bellezza della vita non sta nel sorriso ad ogni costo, nel sorriso a buon mercato. La bellezza della vita sta nella capacità di trovarci un senso, nella buona e nella cattiva sorte. Questa è la vera lotta degli umani. Ed in questa lotta la Venuta di un Dio al nostro fianco è la nostra vera Festa.
Derio Olivero, vescovo
L'Eco del Chisone 12 dicembre 2018
"Ormai è generalmente ammesso che la vita è sempre felice o deve sempre averne l'aria" '(Ph. Ariès)
Oggi ero ad un incontro parecchio lungo. Alle 18,30, finita la riunione, accendo il cellulare. Vedo vari messaggi. Ad un certo punto apro il messaggio del vicario generale che scrive: "È morto don Adalberto". Mi sento un pugno nello stomaco. Una ferita nella carne. Don Adalberto è un prete di 39 anni, giovanissimo. Una bella persona. Sempre sorridente, generoso, affabile. Un prete amato dalla sua gente. L'ho visto pochi giorni fa. Si è fermato a pranzo da me, abbiamo progettato due o tre date nella sua parrocchia. Ed ora, per un maledetto infarto, non c'è più. Così, in pochi istanti. La morte l'ha portato via. Perché lei, maledetta, non chiede mai permesso, non guarda in faccia nessuno! Entra con prepotenza e ti porta via. Ti sbatte la porta in faccia. Senza rispetto, senza criterio alcuno. Ora è notte fonda e io sono qui a pensare a don Adalberto. Come è dura, a volte, la vita. Mi accorgo che, per un Vescovo, la morte di un prete giovane è quasi come la morte di un figlio. Mi sento impotente. Vorrei fare qualcosa, far tornare indietro il tempo per correre a casa di Adalberto e combattere con lui contro la morte per farlo vivere ancora. Eppure non c'è più nulla da fare. Resta il ricordo carico di stima e di gratitudine. Resta la preghiera, con la quale affidare l'amico al Signore della vita. Resta la battaglia per continuare a credere alla vita, alla bellezza della vita nonostante la morte. Resta la bellezza della nostra fede, che apre sempre spiragli di speranza. Resta il dipinto che ho commentato ieri, nel quale un bimbo schiaccia la testa ad un maledetto serpente (Madonna dei Palafrenieri). Là il Bimbo che nasce a Natale schiaccia la testa al Male, alla Morte. Le toglie la capacità di divorarci. E noi possiamo sperare oltre la stessa morte. In questa fiducia affido Adalberto alla Vita. E capisco, ancora una volta, che la vita è bella, ma non sempre è felice. È una battaglia, spesso dura. E mi sembra davvero ridicolo il fatto che, nella nostra società si valuti la vita solo dal punto di vista della felicità. Si pensa: "La vita vale soltanto se è felice, della vita sono da salvare solo i momenti felici". Così, in pubblico, spesso mostriamo la faccia felice, spesso cerchiamo di mostrare una faccia felice. Addirittura, a volte, fingiamo di essere felici, per non sentirci "fuori posto". Proprio come dice Ariès: "Ormai è generalmente ammesso che la vita è sempre felice o deve sempre averne l'aria". Chi non si mostra felice è messo da parte. Tutto è vissuto nella costante illusione della felicità ad ogni costo. Ed invece io questa sera sono triste, tremendamente triste. Ma non mi vergogno di questa tristezza. Perché la vita non è una festa, ma una meravigliosa lotta. La bellezza della vita non sta nel sorriso ad ogni costo, nel sorriso a buon mercato. La bellezza della vita sta nella capacità di trovarci un senso, nella buona e nella cattiva sorte. Questa è la vera lotta degli umani. Ed in questa lotta la Venuta di un Dio al nostro fianco è la nostra vera Festa.
Derio Olivero, vescovo
L'Eco del Chisone 12 dicembre 2018