Pregare, contemplare, fare
Parlare
di preghiera e di contemplazione come aspetti della lettura non
dovrebbe più suonarti strano. Anzi, solo giungendo fino a qui il dire
della Scrittura potrà diventare un fare. Sarà come il seme caduto sul
terreno buono di lettori che
dopo aver ascoltato la parola con cuore buono e onesto, la custodiscono e producono frutto con la loro perseveranza (Lc.8,15).
La
parola, non dissipata nella molteplicità dei suoni e
nell'irresponsabilità delle chiacchiere, ma custodita grazie all'attenta
lettura e alla meditazione, manifesta la sua forza di Voce che orienta
l'agire, che sollecita a scegliere e a dare forma all'intera esistenza
secondo il progetto di Dio. Il fare richiesto dalla parola non andrà,
dunque, confuso con un attivismo affrettato, spesso dettato più dal
bisogno di autoaffermazione che da un attenta lettura della situazione.
La scelta di non tirare frettolose conclusioni da quanto letto ma di
conservare a lungo la Parola, meditandole nel proprio cuore, ti
consentirà di accendere uno sguardo sapiente sulla storia, che non
rincorre le emergenze della cronaca e neanche se ne distacca con
disprezzo.
Lidia Maggi