sabato 8 dicembre 2018

Pregare, contemplare, fare

Parlare di preghiera e di contemplazione come aspetti della lettura non dovrebbe più suonarti strano. Anzi, solo giungendo fino a qui il dire della Scrittura potrà diventare un fare. Sarà come il seme caduto sul terreno buono di lettori che 

dopo aver ascoltato la parola con cuore buono e onesto, la custodiscono e producono frutto con la loro perseveranza (Lc.8,15). 

La parola, non dissipata nella molteplicità dei suoni e nell'irresponsabilità delle chiacchiere, ma custodita grazie all'attenta lettura e alla meditazione, manifesta la sua forza di Voce che orienta l'agire, che sollecita a scegliere e a dare forma all'intera esistenza secondo il progetto di Dio. Il fare richiesto dalla parola non andrà, dunque, confuso con un attivismo affrettato, spesso dettato più dal bisogno di autoaffermazione che da un attenta lettura della situazione. La scelta di non tirare frettolose conclusioni da quanto letto ma di conservare a lungo la Parola, meditandole nel proprio cuore, ti consentirà di accendere uno sguardo sapiente sulla storia, che non rincorre le emergenze della cronaca e neanche se ne distacca con disprezzo.

Lidia Maggi