VULNERABILITA'
Giovanni Di Mauro
Le Monde non ha usato mezze misure. In un editoriale intitolato “Una
bomba a scoppio ritardato” ha scritto: “Il 6 agosto 1945, con il lancio
della bomba atomica su Hiroshima, l’umanità si rese conto che aveva a
disposizione la capacità di autodistruggersi. Il fatto che questa
minaccia fosse identificata, ci permise di imparare a controllarla
facendo emergere una coscienza mondiale grazie a cui, da tre quarti di
secolo, siamo riusciti a evitare l’apocalisse. Oggi un pericolo
altrettanto grande mette a rischio il pianeta: il cambiamento
climatico”. L’editoriale è uscito il 20 novembre, quando è stato reso
noto un nuovo studiopubblicato dalla rivista Nature Climate Change.
Una
ventina di ricercatori di tutto il mondo ha dimostrato il grado di
vulnerabilità dell’umanità di fronte al rischio climatico. Sono stati
registrati tutti i modi (gli scienziati ne hanno individuati 467) in cui
già oggi le nostre vite sono colpite: salute, alimentazione, accesso
all’acqua, economia, infrastrutture, sicurezza.
C’è una certa circolarità negli studi e negli articoli sul cambiamento climatico.
Ogni due o tre mesi esce una nuova ricerca, che ogni volta arriva a conclusioni catastrofiche e raccomanda interventi urgenti. Ogni volta questi interventi urgenti sono ignorati: tutti si preoccupano un po’, poi l’attenzione cala fino alla nuova ricerca. Ma il problema è politico.
C’è una certa circolarità negli studi e negli articoli sul cambiamento climatico.
Ogni due o tre mesi esce una nuova ricerca, che ogni volta arriva a conclusioni catastrofiche e raccomanda interventi urgenti. Ogni volta questi interventi urgenti sono ignorati: tutti si preoccupano un po’, poi l’attenzione cala fino alla nuova ricerca. Ma il problema è politico.
Sulla
rivista statunitense Jacobin, Alyssa Battistoni commenta che “perfino
il più moderato degli scienziati (non degli economisti!) ti dirà che per
fermare la catastrofe climatica bisogna ripensare l’economia globale e
ridistribuire la ricchezza del pianeta”. Battistoni fa alcune proposte da cui cominciare:
il passaggio rapido all’energia pulita, la riduzione delle emissioni
grazie anche a trasporti pubblici gratuiti per tutti, più incentivi ai
lavori basati sulla cura delle persone e del pianeta. Appunti per una
sinistra da ricostruire.
L'Internazionale 6/12