mercoledì 5 dicembre 2018

RICORDANDO IL LONTANO NATALE DEL 1968-69 A SAN LAZZARO

A San Lazzaro di Pinerolo: Natale 1968/69

Riporto il numero unico del gruppo giovani della parrocchia di San Lazzaro di  Pinerolo che presentava l'iniziativa della messa dialogata delle ore 9:30 in cui, dopo una breve riflessione del sottoscritto, si apriva lo spazio ai liberi interventi. Così faccio memoria di questa esperienza anche se non posso riportare l'intero stampato. Riporto solo "pregare e fare politica", "lodare Dio oggi" e due canti tra i tanti che allora componevamo per la celebrazione eucaristica.

Liturgia è un problema teorico per i teologi oppure un problema pratico che ci riguarda tutti? E' un problema che molta gente si pone, specialmente i giovani, quando arrivano a quelle scelte importanti che decidono di tutta la vita. Ad un certo punto ci si trova ad un bivio, almeno così pare, una scelta da fare: gettarsi nella lotta politica, nei gruppi che la gestiscono e non sprecare il proprio tempo in altri impegni, oppure seguire la via della fede, della preghiera, della comunità; in genere la vediamo come una scelta alternativa: o la fede o la politica. Non riusciamo sovente a conciliare le due realtà e forse siamo anche convinti che  non possano andare d'accordo. Contribuiscono a convincerci in questa direzione i mezzi di informazione, la gerarchia ecclesiastica e anche quella politica. E' difficile trovare un compagno che non sorride con sufficienza quando gli dici che tu credi. La vita moderna richiede efficienza, praticità, sempre maggior comodità e per questo ci riesce più difficile capire il significato della preghiera. Essa non rende, è tempo perso ( secondo questo modo di vedere) e, nel migliore dei casi, è tempo rubato al lavoro politico. Qualcuno accetta anche di compiere dei seri studi biblici, ma poi non riesce a collegare questo studio con la preghiera e la vita di fede. Anche noi notiamo sovente nelle liturgie della nostra comunità la mancanza di partecipazione viva dei presenti. Anche quando sono molte le critiche, rimangono pochissime le proposte costruttive; dell'impegno per realizzarle poi non parliamone… Ritorniamo però al rapporto tra preghiera e impegno politico. 

Che cos'è la politica?

Il programma di un governo, di un partito, di un gruppo; gli  avvenimenti e i rivolgimenti sociali in corso nel mondo, la coscienza che noi abbiamo di essi, il costituirci i protagonisti dei fatti storici. La politica riguarda sì gli specialisti, il parlamento, i partiti, i sindacati, i movimenti, ma deve riguardare tutti quanti, altrimenti ci può succedere di doverla subire. Ma significherebbe che siamo pecore, non uomini e donne.

Che cos'è la liturgia?

E ricordarci, in mezzo agli avvenimenti della nostra vita, che Dio come padre ha una volontà ben precisa nei nostri confronti: egli ci vuole liberi come un giorno ha liberato il suo popolo dalla schiavitù in Egitto. Quest'opera egli l'ha compiuta e perfezionata con il sacrificio di Cristo, morto e risorto.

Dunque fare la liturgia significa: 
- cantare l'amore di Dio che presente ai suoi figli; 
- verificare se il nostro comportamento è secondo il piano di Dio; 
- fare memoria del sacrificio di Gesù. I gesti che si fanno e le parole che si dicono nella messa, non sono posti lì a caso, ma hanno il preciso scopo di ricordarci ciò che Cristo ha fatto e continua a fare per gli uomini di oggi.

Stanno bene insieme

Quando all'ora della messa si parla di situazioni di vita, di sfratti, di prigioni, di licenziamenti, di pensioni disumane… Non si fa un comizio politico. Semplicemente, alla luce della parola di Dio, si si prende coscienza delle situazioni che Dio non vuole per cercare insieme quel che Dio vuole. Per questo la Messa proclama l'amore di Dio e la speranza di coloro che fanno affidamento su Cristo lottando per la fraternità. E' chiaro allora: in questa prospettiva la politica, cioè la lotta di liberazione a favore dei proletari, poveri, oppressi, va a ben d'accordo con la preghiera, con la Messa. Anzi, saranno momenti distinti dell'unico culto al Padre. Pregare é sapere che il nostro impegno e nelle sue mani.

Dio: sorgente dell' Amore

L'amore dei fratelli, l'impegno per la giustizia, per un cristiano non possono nascere da una ideologia, dalla sua buona volontà, dalla carica di gruppo. Egli cerca una sorgente oltretutto questo, più in profondità. Nella fede il cristiano sa che "l'amore viene da Dio" (1 Giov.4,7).
Ideologie, coerenza, volontà, spirito di gruppo sono tutte cose necessarie e più che buone, ma sono ancora sempre elementi umani di cui sperimentiamo sovente la fragilità, l'ambiguità e l'inadeguatezza. In sostanza pregando, il credente  confessa apertamente di porre in Dio l'ispirazione e la forza del suo AGIRE SECONDO GIUSTIZIA, la sorgente di quell'impegno che deve avere radici più profonde e delle nostre ideologie e più robuste della nostra volontà.

La politica di Dio: liberazione degli oppressi

Il popolo di Israele ha riconosciuto nel gesto liberatore di Dio il volto del suo signore, la sua opera per eccellenza. Tutta la Bibbia canta all'opera di liberazione. Il salmo 103 dice addirittura che" Liberazione è il lavoro del Signore". Ci potrà essere un'altra politica, un altro impegno per il credente, se Dio è il liberatore? La Bibbia lo esprime con il linguaggio battagliero e culturale di quel tempo, lontano dalla nostra sensibilità, ma il significato sta nel fatto che Dio non è neutrale.

Rendete grazie al Signore egli è buono; 
rendete grazie al Signore unico Dio; 
rendete grazie al Signore dei poteri.
Egli solo ha fatto meraviglie; 
ha creato i cieli con sapienza; 
ha disteso le acque sulla terra. 
Egli ha fatto i grandi luminari; 
il solo Signore del giorno; 
luna e stelle, padrone della notte. 
Ha colpito i primogeniti d' Egitto; 
di là ha fatto uscire Israele; 
con segni di forza e di grandezza. 
Ha diviso in due parti il Mar Rosso; 
di là ha fatto passare Israele; 
ha sepolto Faraone e la sua armata,
ha condotto il suo popolo nel deserto;
ha colpito i grandi potenti;
ha ucciso poteri famosi.
Al suo popolo ha dato una terra, 
proprietà al suo servo, Israele; 
si è ricordato della nostra oppressione 
ci ha strappato ai nostri sfruttatori;
 a ognuno dona il pane; 

ETERNO SARA' IL SUO AMORE PER NOI.

LODARE DIO OGGI

La nostra preghiera e le nostre messe, in particolare, sono povere di lode. In genere abbiamo pochi sentimenti verso Gesù. Quelli che abbiamo sono perlopiù, interessati e privi di slancio. Ricorriamo, a volte, al Signore come ultima risorsa per risolvere i nostri problemi. La Bibbia invece ci riporta con straordinaria abbondanza i canti e le preghiere di lode, di ringraziamento del popolo di Dio. 
O signore, nostro Dio, 
com'è grande il tuo nome su tutta la terra… 
Lodate il Signore sulla chitarra 
sull'arpa e dieci corde inneggiate. 
Cantate a lui un canto nuovo 
con arte suonate e cantate… 
Benedico il Signore in ogni tempo 
sempre ho sulla bocca la sua lode.
La mia anima è pazza del Signore, 
chi è disperato ascolti e si rallegri… 
Popoli tutti, battete le mani, 
gridate addio con voci di gioia… 
Rendete grazie al Signore, egli è buono; 
eterno sarà il suo amore per noi… 

La lode anche nelle liturgie delle prime comunità aveva un posto di primo piano. Ci si radunava per cantare le lodi del Signore. Il credente di oggi si rende ben conto del dilagare del male nel mondo: come si può lodare Dio mentre in Brasile si tortura la gente? Come si può cantare mentre vediamo che nel mondo si continua a sfruttare i poveri? Eppure è possibile lodare Dio perché Gesù ha vinto la morte, egli è risorto. Avere fede nella sua risurrezione significa compiere il passaggio verso la lode, anche in situazioni nelle quali non c'è nulla da ridere. Infatti nella fede noi sappiamo che i potenti di questo mondo sono in fondo deboli, che gli ultimi diventeranno i primi, che chi perde vince, che chi è perduto è salvato. Cristo con la sua risurrezione ha vinto tutte le forze del male, dello sfruttamento, dell'ingiustizia. Ma la Risurrezione  tiene viva una lode nei fatti: Cristo risorto alimenta la speranza di coloro che non mollano, che continuano a lottare ogni giorno contro l'oppressione. Nessuna violenza padronale potrà soffocare gli sforzi di quanti vivono per la liberazione. Di qui nasce, pur nella sofferenza, la lode al Signore.

Alleluia Alleluia! canto dopo la predicazione

L'anima mia glorifica il Signore
ed esulta in lui nostro salvatore.   

Liberazione è il lavoro del Signore: 
egli rende giustizia gli oppressi. 

Ha sepolto faraone e la sua armata: 
ha rovesciato i potenti dal trono.

Ha fermato la mano di Hitler, 
ha smascherato le manovre di Nixon. 

Ha messo a nudo la crudeltà dei capi portoghesi 
che hanno distrutto paesi interi. 

Ha parlato con la prostituta di Samaria, 
ad Erode nemmeno una parola. 

Ai sacerdoti, scribi e farisei 
ha preferito lebbrosi e peccatori. 

Ha deluso le speranze dei potenti, 
è andato a mensa con i pubblicani. 

Ha confuso le attese dei sapienti, 
scegliendo 12 pescatori.

Lo hanno ricercato come un agitatore, 
anarchico, ribelle e sovversivo. 

Lo hanno giudicato un pazzo, un estremista: 
per questo lo hanno messo in croce. 

A condannarlo c'erano i capoccia, 
sacerdoti, rispettabili cittadini e magistrati. 

Ma è risorto il terzo giorno!
ora vive per le vie del mondo. 

Nei ghetti, nelle fabbriche, nelle caserme, 
egli feconda le speranze dei poveri. 

Per i ricchi e potenti è posto a rovina, 
per i poveri è causa di salvezza.


NON STANCARTI MAI
Canto dopo la comunione

Ogni giorno sul lavoro qualcuno ci resta 
ma il padrone non ci perde mai la testa 

(rit.) ...e... non stancarti mai, mai 
nel sentiero della giustizia 

E' caduto un muratore: "oh che poveretto"
 non precipita però il padron del tetto. 

C'è davvero scritto in tutti tribunali 
che per tutti noi le leggi sono uguali. 

Solo che è diventato ormai  normale 
che qualcuno più degli altri sia uguale. 

La caserma è sempre stata una scuola di vita 
dove impari a ubbidire o per te è finita.

Se l'amico o il compagno la lotta finisce 
sappia pure che i fratelli suoi tradisce.


Quando si dice che non si può

A volte basta trasgredire e inventare seriamente delle liturgie nuove, delle catechesi nuove. Sono passati esattamente 50 anni e stiamo ancora discutendo se i laici possono intervenire durante la predicazione. 
Lo facemmo, a ragion veduta, dopo discussione comunitaria, senza chiedere permesso al vescovo… 
Franco Barbero