A San Lazzaro di Pinerolo: Natale 1968/69
Riporto
il numero unico del gruppo giovani della parrocchia di San Lazzaro di
Pinerolo che presentava l'iniziativa della messa dialogata delle ore
9:30 in cui, dopo una breve riflessione del sottoscritto, si apriva lo
spazio ai liberi interventi. Così faccio memoria di questa esperienza
anche se non posso riportare l'intero stampato. Riporto solo "pregare e
fare politica", "lodare Dio oggi" e due canti tra i tanti che allora
componevamo per la celebrazione eucaristica.
Liturgia
è un problema teorico per i teologi oppure un problema pratico che ci
riguarda tutti? E' un problema che molta gente si pone, specialmente i
giovani, quando arrivano a quelle scelte importanti che decidono di
tutta la vita. Ad un certo punto ci si trova ad un bivio, almeno così
pare, una scelta da fare: gettarsi nella lotta politica, nei gruppi che
la gestiscono e non sprecare il proprio tempo in altri impegni, oppure
seguire la via della fede, della preghiera, della comunità; in genere la
vediamo come una scelta alternativa: o la fede o la politica. Non
riusciamo sovente a conciliare le due realtà e forse siamo anche
convinti che non possano andare d'accordo. Contribuiscono a convincerci
in questa direzione i mezzi di informazione, la gerarchia ecclesiastica
e anche quella politica. E' difficile trovare un compagno che non
sorride con sufficienza quando gli dici che tu credi. La vita moderna
richiede efficienza, praticità, sempre maggior comodità e per questo ci
riesce più difficile capire il significato della preghiera. Essa non
rende, è tempo perso ( secondo questo modo di vedere) e, nel migliore
dei casi, è tempo rubato al lavoro politico. Qualcuno accetta anche di
compiere dei seri studi biblici, ma poi non riesce a collegare questo
studio con la preghiera e la vita di fede. Anche noi notiamo sovente
nelle liturgie della nostra comunità la mancanza di partecipazione viva
dei presenti. Anche quando sono molte le critiche, rimangono pochissime
le proposte costruttive; dell'impegno per realizzarle poi non
parliamone… Ritorniamo però al rapporto tra preghiera e impegno
politico.
Che cos'è la politica?
Il
programma di un governo, di un partito, di un gruppo; gli avvenimenti e
i rivolgimenti sociali in corso nel mondo, la coscienza che noi abbiamo
di essi, il costituirci i protagonisti dei fatti storici. La politica
riguarda sì gli specialisti, il parlamento, i partiti, i sindacati, i
movimenti, ma deve riguardare tutti quanti, altrimenti ci può succedere
di doverla subire. Ma significherebbe che siamo pecore, non uomini e
donne.
Che cos'è la liturgia?
E
ricordarci, in mezzo agli avvenimenti della nostra vita, che Dio come
padre ha una volontà ben precisa nei nostri confronti: egli ci vuole
liberi come un giorno ha liberato il suo popolo dalla schiavitù in
Egitto. Quest'opera egli l'ha compiuta e perfezionata con il sacrificio
di Cristo, morto e risorto.
Dunque fare la liturgia significa:
- cantare l'amore di Dio che presente ai suoi figli;
- verificare se il nostro comportamento è secondo il piano di Dio;
-
fare memoria del sacrificio di Gesù. I gesti che si fanno e le parole
che si dicono nella messa, non sono posti lì a caso, ma hanno il preciso
scopo di ricordarci ciò che Cristo ha fatto e continua a fare per gli
uomini di oggi.
Stanno bene insieme
Quando all'ora della
messa si parla di situazioni di vita, di sfratti, di prigioni, di
licenziamenti, di pensioni disumane… Non si fa un comizio politico.
Semplicemente, alla luce della parola di Dio, si si prende coscienza
delle situazioni che Dio non vuole per cercare insieme quel che Dio
vuole. Per questo la Messa proclama l'amore di Dio e la speranza di
coloro che fanno affidamento su Cristo lottando per la fraternità. E'
chiaro allora: in questa prospettiva la politica, cioè la lotta di
liberazione a favore dei proletari, poveri, oppressi, va a ben d'accordo
con la preghiera, con la Messa. Anzi, saranno momenti distinti
dell'unico culto al Padre. Pregare é sapere che il nostro impegno e
nelle sue mani.
Dio: sorgente dell' Amore
L'amore
dei fratelli, l'impegno per la giustizia, per un cristiano non possono
nascere da una ideologia, dalla sua buona volontà, dalla carica di
gruppo. Egli cerca una sorgente oltretutto questo, più in profondità.
Nella fede il cristiano sa che "l'amore viene da Dio" (1 Giov.4,7).
Ideologie,
coerenza, volontà, spirito di gruppo sono tutte cose necessarie e più
che buone, ma sono ancora sempre elementi umani di cui sperimentiamo
sovente la fragilità, l'ambiguità e l'inadeguatezza. In sostanza
pregando, il credente confessa apertamente di porre in Dio
l'ispirazione e la forza del suo AGIRE SECONDO GIUSTIZIA, la sorgente di
quell'impegno che deve avere radici più profonde e delle nostre
ideologie e più robuste della nostra volontà.
La politica di Dio: liberazione degli oppressi
Il
popolo di Israele ha riconosciuto nel gesto liberatore di Dio il volto
del suo signore, la sua opera per eccellenza. Tutta la Bibbia canta
all'opera di liberazione. Il salmo 103 dice addirittura che" Liberazione
è il lavoro del Signore". Ci potrà essere un'altra politica, un altro
impegno per il credente, se Dio è il liberatore? La Bibbia lo esprime con il linguaggio battagliero e culturale di quel tempo, lontano dalla nostra sensibilità, ma il significato sta nel fatto che Dio non è neutrale.
Rendete grazie al Signore egli è buono;
rendete grazie al Signore unico Dio;
rendete grazie al Signore dei poteri.
Egli solo ha fatto meraviglie;
ha creato i cieli con sapienza;
ha disteso le acque sulla terra.
Egli ha fatto i grandi luminari;
il solo Signore del giorno;
luna e stelle, padrone della notte.
Ha colpito i primogeniti d' Egitto;
di là ha fatto uscire Israele;
con segni di forza e di grandezza.
Ha diviso in due parti il Mar Rosso;
di là ha fatto passare Israele;
ha sepolto Faraone e la sua armata,
ha condotto il suo popolo nel deserto;
ha colpito i grandi potenti;
ha ucciso poteri famosi.
Al suo popolo ha dato una terra,
proprietà al suo servo, Israele;
si è ricordato della nostra oppressione
ci ha strappato ai nostri sfruttatori;
a ognuno dona il pane;
ETERNO SARA' IL SUO AMORE PER NOI.
LODARE DIO OGGI
La
nostra preghiera e le nostre messe, in particolare, sono povere di
lode. In genere abbiamo pochi sentimenti verso Gesù. Quelli che abbiamo
sono perlopiù, interessati e privi di slancio. Ricorriamo, a volte, al
Signore come ultima risorsa per risolvere i nostri problemi. La Bibbia
invece ci riporta con straordinaria abbondanza i canti e le preghiere di
lode, di ringraziamento del popolo di Dio.
O signore, nostro Dio,
com'è grande il tuo nome su tutta la terra…
Lodate il Signore sulla chitarra
sull'arpa e dieci corde inneggiate.
Cantate a lui un canto nuovo
con arte suonate e cantate…
Benedico il Signore in ogni tempo
sempre ho sulla bocca la sua lode.
La mia anima è pazza del Signore,
chi è disperato ascolti e si rallegri…
Popoli tutti, battete le mani,
gridate addio con voci di gioia…
Rendete grazie al Signore, egli è buono;
eterno sarà il suo amore per noi…
La
lode anche nelle liturgie delle prime comunità aveva un posto di primo
piano. Ci si radunava per cantare le lodi del Signore. Il credente di
oggi si rende ben conto del dilagare del male nel mondo: come si può
lodare Dio mentre in Brasile si tortura la gente? Come si può cantare
mentre vediamo che nel mondo si continua a sfruttare i poveri? Eppure è
possibile lodare Dio perché Gesù ha vinto la morte, egli è risorto.
Avere fede nella sua risurrezione significa compiere il passaggio verso
la lode, anche in situazioni nelle quali non c'è nulla da ridere.
Infatti nella fede noi sappiamo che i potenti di questo mondo sono in
fondo deboli, che gli ultimi diventeranno i primi, che chi perde vince,
che chi è perduto è salvato. Cristo con la sua risurrezione ha vinto
tutte le forze del male, dello sfruttamento, dell'ingiustizia. Ma la
Risurrezione tiene viva una lode nei fatti: Cristo risorto alimenta la
speranza di coloro che non mollano, che continuano a lottare ogni giorno
contro l'oppressione. Nessuna violenza padronale potrà soffocare gli
sforzi di quanti vivono per la liberazione. Di qui nasce, pur nella
sofferenza, la lode al Signore.
Alleluia Alleluia! canto dopo la predicazione
L'anima mia glorifica il Signore
ed esulta in lui nostro salvatore.
Liberazione è il lavoro del Signore:
egli rende giustizia gli oppressi.
Ha sepolto faraone e la sua armata:
ha rovesciato i potenti dal trono.
Ha fermato la mano di Hitler,
ha smascherato le manovre di Nixon.
Ha messo a nudo la crudeltà dei capi portoghesi
che hanno distrutto paesi interi.
Ha parlato con la prostituta di Samaria,
ad Erode nemmeno una parola.
Ai sacerdoti, scribi e farisei
ha preferito lebbrosi e peccatori.
Ha deluso le speranze dei potenti,
è andato a mensa con i pubblicani.
Ha confuso le attese dei sapienti,
scegliendo 12 pescatori.
Lo hanno ricercato come un agitatore,
anarchico, ribelle e sovversivo.
Lo hanno giudicato un pazzo, un estremista:
per questo lo hanno messo in croce.
A condannarlo c'erano i capoccia,
sacerdoti, rispettabili cittadini e magistrati.
Ma è risorto il terzo giorno!
ora vive per le vie del mondo.
Nei ghetti, nelle fabbriche, nelle caserme,
egli feconda le speranze dei poveri.
Per i ricchi e potenti è posto a rovina,
per i poveri è causa di salvezza.
NON STANCARTI MAI
Canto dopo la comunione
Ogni giorno sul lavoro qualcuno ci resta
ma il padrone non ci perde mai la testa
(rit.) ...e... non stancarti mai, mai
nel sentiero della giustizia
E' caduto un muratore: "oh che poveretto"
non precipita però il padron del tetto.
C'è davvero scritto in tutti tribunali
che per tutti noi le leggi sono uguali.
Solo che è diventato ormai normale
che qualcuno più degli altri sia uguale.
La caserma è sempre stata una scuola di vita
dove impari a ubbidire o per te è finita.
Se l'amico o il compagno la lotta finisce
sappia pure che i fratelli suoi tradisce.
Quando si dice che non si può
A
volte basta trasgredire e inventare seriamente delle liturgie nuove,
delle catechesi nuove. Sono passati esattamente 50 anni e stiamo ancora
discutendo se i laici possono intervenire durante la predicazione.
Lo facemmo, a ragion veduta, dopo discussione comunitaria, senza chiedere permesso al vescovo…
Franco Barbero