Bisogna
capire bene le intenzioni, lo scopo e il senso dell'impegno di quei
teologi e teologhe che, estremamente minoritari ed emarginati, compiono
un quotidiano lavoro per ricondurre le espressioni della nostra fede al
centro. La loro opera di disamina critica per fare "pulizia" di quanto
di deviante si è accumulato e creato nei secoli, è un servizio alla fede, ad una fede "credibile" a livello di testimonianza e di linguaggio.
Si
tratta di un servizio impegnativo, che esige rigore e competenza,
umiltà ed audacia, anche perché viene spesso sospettato e rifiutato da
chi si sente "custode sacro dei santissimo palazzo" e da quanti vedono
nei cambiamenti reali un attentato alla fede, anziché un passo in
avanti.
Sono molte le sotterranee o manifeste reti di
complicità tra paura e tradizionalismo. Così si crede di rispettare la
tradizione (quella degna di questo nome) e invece ci si rifugia nel
tradizionalismo. E' quindi evidente che il passaggio dal palazzo
religioso alla casa- comunità di fede deve fare i conti con l'ostilità dei guardiani e
l'indifferenza di molti che nel palazzo si trovano rassicurati, con
certezze inossidabili, con risposte preconfezionate per ogni evenienza,
con tante stanze da visitare (santi, madonne, festività, reliquie,
litanie) senza la fatica di pensare con la propria testa e di aprirsi
alle voci della strada.
Si crede di aver fatto una mezza rivoluzione correggendo, con 500 anni di ritardo, una riga del Padre nostro.
Caro
fratello, cara sorella che leggi. Fatti qualche domanda in più sul
senso della festività dell'Immacolata e sul Natale. Scoprirai, che se
superi le innvenzioni, se interpreti i miti e li distingui dalla
storia, questa fede diventa ogni giorno più legata alla tua vita; ogni
giorno più sorgiva di senso, di forza per affrontare le battaglie del
quotidiano e per ringraziare Dio, come faceva Gesù, di ogni giorno di
vita che ci è concesso per diventare, sempre un po' di più, fratelli e
sorelle
Franco Barbero