UN
CREDO CHE TRADISCE LA STORIA
”Io
credo... in un solo Signore Gesù Cristo, unigenito figlio di Dio,
nato dal Padre prima di tutti i secoli, Dio da Dio, Luce da Luce, Dio
vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del
Padre, per mezzo di lui tutte le cose sono state create.
Per
noi uomini e per la nostra salute discese dal cielo e per opera dello
Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria, e si è
fatto uomo. E fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, mori e fu
sepolto e il terzo giorno è risuscitato secondo le Scritture, è
salito al cielo e siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà
nella gloria per giudicare i vivi e i morti e il suo regno non avrà
fine “.
”Il
credo, specialmente quello Niceno ora citato, è considerato da
tutti, credenti e non credenti, espressione genuina sacra e concisa
della quinta essenza della fede cristiana. Non sorprende che per i
quattro quinti il documento si soffermi su colui che il punto focale
di questa fede, vale a dire, Gesù il Messia, la persona che è, per
i credenti, il legame tra cielo e terra, tra tempo ed eternità.
Nella eccezionale presentazione che il cristianesimo fa di Gesù,
sorprende la totale mancanza di proporzione tra storia e teologia,
tra fatti e ed interpretazione. Nel formulare la sua professione
della fede, la Chiesa mostra vivo interesse per la preesistenza
eterna del Cristo e per la sua vita gloriosa dopo la morte, ma della
sua esistenza sulla terra il fedele non apprende quasi nulla, al di
fuori che nacque e morì “
Geza Vermés,
Gesù l'ebreo,
Edizioni Borla,
Città di Castello 1983