Cattolici e politica: ritorno al passato o novità del presente
Le riflessioni del vescovo Derio Olivero e di Franco Barbero ma anche di chi oggi fa parte dell'agone politico o sta per rientrare.
Unire in un solo binomio cattolici e politica è sempre stata, un'operazione complessa. C'era la "Balena Bianca" della Democrazia Cristiana, calamita per decenni, senza troppi giri di parole, del voto cattolico in contrasto alla presenza dei comunisti del Pci; e c'era anche il Partito popolare di don Sturzo, il prete politico fondatore, di cui ricorre il centenario, del partito laico aconfessionale ispirato ai valori cristiani rispettoso dell'integralità cattolica. Un panorama che oggi è difficile immaginare, d'altro canto parliamo di un mondo diviso a blocchi. E il cattolico, in quella situazione, ha sempre dovuto schierarsi. Ora questo assetto non c'è più. I cattolici, questo sì, ci sono ancora e ancora votano. Ma da che parte? E in che modo?
«Come cattolici è evidente che siamo molto divisi. Ripeto ciò che ha già detto il cardinale Bassetti. I cattolici si dividono in due grandi famiglie: il cattolico del sociale che vota tendenzialmente il centrosinistra, e il cattolico della morale che vota il centrodestra. Vista la struttura attuale dello scenario politico per un cattolico non è assolutamente facile collocarsi lì in mezzo. Quello che auspico è che si recuperi una visione più univoca; parlando del nuovo progetto del Partito dei Cattolici e partendo dal presupposto che sia ancora in una fase embrionale per giudicarlo, quello che mi auguro è che ci siano dei cattolici illuminati che si adoperino per rieducare una mentalità di base. Senza però rivisitare le forme del passato. Su questo sono più sereno; dal Concilio Vaticano II si è fatto un passo avanti per la libertà della Chiesa; una Chiesa che, per altro, non sposta più grandi masse di voti, e non è per forza da intendere come un male».
Ma tra le sfide che si stanno delineando all'orizzonte quella dell'Europa è forse la più importante. Sono molti i vescovi e la alte cariche ecclesiastiche che si sono schierate a favore dell'Europa unita e progressista. Un'Europa che su diversi temi non risulta essere troppo in linea con l'Italia, tra gli esempi: eutanasia, matrimoni omosessuali, aborto, solo per farne alcuni. Temi scottanti, sensibili ad una Chiesa con posizioni differenti. «L'Europa unita è un soggetto pluralista. Spaventarsi delle diversità non è da cristiani. Ricordiamoci che l'Europa senza frontiere, basata sui valori democratici, sullo Stato sociale e sulla giustizia ci ha permesso di vivere settant'anni di pace, di questo forse non sempre ce ne rendiamo pienamente conto; basta guardare fuori dal continente per vedere cosa sta succedendo. La Cei (Conferenza Episcopale Italiana è europeista, ma non senza un senso critico» conclude mons. Olivero.
Di tutti questi temi ne abbiamo parlato anche con Franco Barbero, già della Comunità cristiana di Base della Casa dell'Ascolto e della Preghiera. «Proporre un Partito dei Cattolici? Posso accettarlo ma non condividerlo. Sembra più che altro un ritorno nostalgico al passato. Ritornare ai partiti confessionali, mettendo un cappello religioso non rispecchia l'attualità del momento. Si rischia di creare un piccolo serraglio che ci isola e che non è arricchente per nessuno. Il partito deve avere una concezione laica, non bisogna avere paura della laicità, ma anzi portare avanti un attivismo di fede vissuto laicamente, questa è la moneta migliore. Oggigiorno assistiamo costantemente ai partiti che abusano del simbolo religioso come opportunità per accaparrarsi voti. Il monolite del voto cattolico non esiste più, assistiamo ad una diaspora dei cattolici, una diaspora bella perché permette politicamente di esprimere un'opinione. A proposito di ciò la religione stessa sovente ha accettato di essere usata dal potere, come se il cristiano potesse essere messo sul mercato. Questo per porre rimedio alla paura delle chiese che si svuotano. Io dico che una chiesa un po' meno piena non voglia dire che vi sia meno fede. Dentro la religione vi sono prospettive differenti ed è proprio in questo che risiede la ricchezza: una Chiesa di molteplici pensieri e dai molteplici riscontri».
L'orizzonte Europeo, per Franco Barbero, può essere inteso maggiormente come un'opportunità, soprattutto sul campo dei diritti. «Come si può ancora indugiare? Il progresso deve portarci sempre più verso le pari opportunità, verso i diritti. La Chiesa deve scuotersi, come puoi parlare di pari opportunità se le donne ancora non possono accedere al presbiterato e al diaconato e il Sinodo è composto solo da uomini. Come puoi parlare di giovani se nei concili questi sono visti più come oggetti che soggetti? I diritti non possono essere minacciati dalla fede. Ed è su questo campo che il cattolico può schierarsi per quelle forze che appoggiano i diritti, non per quelle che invece ne mettono a rischio le fondamenta. Ma su questo, anche se senza rumore, la Chiesa sta discutendo e ragionando».
Stefano Nangeroni
Si sa, dal 4 marzo del 2016 la politica italiana è cambiata in maniera profonda; via i partiti maggioritari, appaiono quelli dell'identità. E con essi si smuovono, dopo un periodo di torpore, dei volti già visti con progetti nuovi, almeno così sembra. È il caso della Rete Bianca di Giorgio Merlo, ex parlamentare in quota Pd con alle spalle l'insegnamento dello storico leader della sinistra Dc Carlo Donat-Cattin: «Rete Bianca è un movimento politico e culturale nazionale che, con molte altre realtà associative e con molti altri movimenti di area, contribuirà a dar vita ad un nuovo movimento/partito politico. D'altro canto dopo il 4 marzo occorre riproporre la cosiddetta "Questione cattolica" ovvero un rinnovato protagonismo dei cattolici nella vita pubblica. È ritornata, giustamente, la sinistra dopo la stagione renziana, è tornata anche la destra grazie all'intelligenza politica di Salvini perché solo la tradizione cattolica popolare dovrebbe restare a bordo campo?». Ecco, si parla di tradizione, ma sopravviverà al passo dei tempi, oggi sempre più frenetici? «Il partito dei cattolici non è mai esistito, non lo era la DC e non lo era il Ppi di Sturzo. Ora, nel nuovo quadro, la presenza della cultura e della tradizione, ovviamente aggiornata e rivista, del cattolicesimo democratico, popolare e sociale quasi si impone». Pare che anche la diaspora dei voti cattolici, contesi da tutti, non sia un problema: «Il pluralismo politico dei cattolici è un fatto consolidato da 60 anni dal Concilio Vaticano II. Il punto vero non è ripristinare un'innaturale unità dei cattolici. Con Rete Bianca puntiamo ad un'operazione politica di governo supportata da una cultura popolare e di ispirazione cristiana ma aperta a tutti come ovvio», conclude Merlo.
C'è chi, invece, propone l'attivismo politico cattolico all'interno di un partito tradizionale, come è il Pd attuale: e Monica Canalis, già consigliera metropolitana e comunale di Torino e vicesegretario del Pd piemontese dopo le recenti primarie. «I cattolici distribuiscono il loro voto proporzionalmente alla forza dei partiti politici. Chi ha tentato di costruire una compagine di soli cattolici ha attenuto percentuali molto risicate. E penso che ciò accadrebbe anche oggi. La sfida è aumentare la rilevanza dei cattolici nei partiti presenti. Ritengo che i cattolici stiano ricominciando ad avvicinarsi all'impegno politico, dopo una fase di freddezza e distanza. Forse è anche la gravità della povertà (5 milioni di poveri in Italia) o il sottile attacco alle istituzioni a suscitare un sussulto di responsabilità. Ad esempio nel Partito Democratico esiste un vivace gruppo di cattolici che non nasconde la propria ispirazione cristiana. Quindi l'impegno dei cattolici non è solo nelle associazioni caritative ed educative: è ben vivo anche nei partiti politici».
Sul contendersi il voto da parte di tutte le forze politiche Monica Canalis non ha molti dubbi: «Il cattolicesimo non è un'etichetta, ma l'adesione al Vangelo, in tutti gli ambiti della vita. Non si alimenta di simboli ostentati ma di interiorità, che si riflette sulle scelte di vita e sulle scelte politiche».
Chi non ha anche molti dubbi a riguardo è la parte opposta; per l'on. Gualtiero Caffaratto la Lega «è il partito a sostegno della natalità, a sostegno delle famiglie che, pur riconoscendo i diritti deve essere formata da un uomo e una donna. Un partito che combatte la povertà dei 5 milioni di italiani che in questo momento vivono nel nostro Paese. Un partito a favore delle tradizioni cristiane e delle feste cristiane. Obiettivamente lo reputo il partito dei cattolici. Checché se ne dica non c'è un contrasto con Papa Francesco, c'è un dialogo, ad esempio sul tema dell'immigrazione: personalmente reputo più mie le affermazioni di Papa Benedetto XVI che diceva che prima del diritto a emigrare va riaffermato il diritto a non emigrare».
ste. na.

