Le parole per dirlo
"L'impossibile è l'estrema misura del possibile" (M. Cacciari)
Oggi sono stato a tenere una relazione a S. Bartolomeo al Mare, ad un convegno di preti. Il viaggio è abbastanza lungo, circa due ore e mezza. Nel ritorno ho fatto varie telefonate di lavoro. Poi ho sentito musica. Arrivato a Ceva ho visto spuntare il Monviso. Era una giornata limpida. Le montagne sorridevano all'orizzonte. Il Monviso, elegante, si ergeva maestoso. Sembrava salutarmi. Bellissimo. Ho spento la musica e mi sono goduto questo panorama incantevole. Ho salutato la Bisalta, l'Argentera, il Matto, il Visolotto, Punta Roma. Poi, imboccata l'autostrada per Pinerolo, ho iniziato ad ammirare le nostre montagne, dal Frioland al Tre Denti. Con la Nord del Viso sullo sfondo. Una meraviglia.
La luce del sole stava diventando calda, virando sul giallo. Quante cime di cui ancora non conosco il nome! Resto particolarmente colpito da una cima a piramide, elegante, proprio dietro Pinerolo. Chissà come si chiama? Mi dà fastidio abitare ai piedi di montagne così belle e non saperne il nome. Telefono ad Umberto, un vero esperto di montagna e lui mi dice: "È il Cornour". Che bello, ora che ne so il nome mi sembra più familiare. Lo ammiro fino al mio arrivo in Pinerolo, mi appare al fondo di via Torino, quasi a salutarmi per il mio rientro in città. Che bel viaggio! Oltre un'ora di meraviglie, come uno splendido film. Dobbiamo proprio ringraziare di abitare in questa terra! E dobbiamo lasciar parlare le nostre montagne. Loro sono sempre lì, sullo sfondo, come un dito puntato verso il cielo. In questi anni faticosi, dove cresce la paura e dove si accorcia lo sguardo, incapace ormai di orizzonti ampi e di tempi lunghi, le montagne ci invitano ad alzare lo sguardo. Ci dicono: "Alza lo sguardo, non fermarti a fissare il pavimento, l'immediato. Alza lo sguardo, non fermarti a fissare il tuo ombelico, nutrendo un incredibile sospetto verso gli altri e verso il futuro. Alza lo sguardo e lascia che l'orizzonte ti allarghi la mente e il cuore. Alza lo sguardo per accorgerti che abiti una "casa comune" grande come il mondo e che davanti a te c'è un cielo infinito".
Ecco, le montagne ci ripetono questo ritornello ogni giorno. Non sono una protezione dal "nemico" che abita dall'altra parte, ma un incontro "in alto" di due pareti, di due versanti. La montagna non è un muro, ma un "incontro in alto", sulla cima. Guardare in alto, guardare in avanti aiuta a convergere, a ritrovarsi. Pur nella difficoltà. La cima è lontana e faticosa da raggiungere, ma è sempre un incontro di più pareti in un punto. La cima sembra impossibile quando la guardi dalla pianura, ma è la giusta misura del possibile, l'apertura del possibile. Proprio come dice il filosofo M. Cacciari: "L'impossibile non è una fantasia, un gioco inutile e vano. L'impossibile è l'estrema misura del possibile. E se non orienti la tua vita in quella direzione, rimarrai prigioniero del tuo tempo. È questo il messaggio di Gesù: per essere libero, abbi come misura la mia impossibilità". E allora esci di casa e stai in ascolto delle cime che ti circondano.
Derio Olivero, vescovo di Pinerolo
(L'Eco del Chisone 16 gennaio)
"L'impossibile è l'estrema misura del possibile" (M. Cacciari)
Oggi sono stato a tenere una relazione a S. Bartolomeo al Mare, ad un convegno di preti. Il viaggio è abbastanza lungo, circa due ore e mezza. Nel ritorno ho fatto varie telefonate di lavoro. Poi ho sentito musica. Arrivato a Ceva ho visto spuntare il Monviso. Era una giornata limpida. Le montagne sorridevano all'orizzonte. Il Monviso, elegante, si ergeva maestoso. Sembrava salutarmi. Bellissimo. Ho spento la musica e mi sono goduto questo panorama incantevole. Ho salutato la Bisalta, l'Argentera, il Matto, il Visolotto, Punta Roma. Poi, imboccata l'autostrada per Pinerolo, ho iniziato ad ammirare le nostre montagne, dal Frioland al Tre Denti. Con la Nord del Viso sullo sfondo. Una meraviglia.
La luce del sole stava diventando calda, virando sul giallo. Quante cime di cui ancora non conosco il nome! Resto particolarmente colpito da una cima a piramide, elegante, proprio dietro Pinerolo. Chissà come si chiama? Mi dà fastidio abitare ai piedi di montagne così belle e non saperne il nome. Telefono ad Umberto, un vero esperto di montagna e lui mi dice: "È il Cornour". Che bello, ora che ne so il nome mi sembra più familiare. Lo ammiro fino al mio arrivo in Pinerolo, mi appare al fondo di via Torino, quasi a salutarmi per il mio rientro in città. Che bel viaggio! Oltre un'ora di meraviglie, come uno splendido film. Dobbiamo proprio ringraziare di abitare in questa terra! E dobbiamo lasciar parlare le nostre montagne. Loro sono sempre lì, sullo sfondo, come un dito puntato verso il cielo. In questi anni faticosi, dove cresce la paura e dove si accorcia lo sguardo, incapace ormai di orizzonti ampi e di tempi lunghi, le montagne ci invitano ad alzare lo sguardo. Ci dicono: "Alza lo sguardo, non fermarti a fissare il pavimento, l'immediato. Alza lo sguardo, non fermarti a fissare il tuo ombelico, nutrendo un incredibile sospetto verso gli altri e verso il futuro. Alza lo sguardo e lascia che l'orizzonte ti allarghi la mente e il cuore. Alza lo sguardo per accorgerti che abiti una "casa comune" grande come il mondo e che davanti a te c'è un cielo infinito".
Ecco, le montagne ci ripetono questo ritornello ogni giorno. Non sono una protezione dal "nemico" che abita dall'altra parte, ma un incontro "in alto" di due pareti, di due versanti. La montagna non è un muro, ma un "incontro in alto", sulla cima. Guardare in alto, guardare in avanti aiuta a convergere, a ritrovarsi. Pur nella difficoltà. La cima è lontana e faticosa da raggiungere, ma è sempre un incontro di più pareti in un punto. La cima sembra impossibile quando la guardi dalla pianura, ma è la giusta misura del possibile, l'apertura del possibile. Proprio come dice il filosofo M. Cacciari: "L'impossibile non è una fantasia, un gioco inutile e vano. L'impossibile è l'estrema misura del possibile. E se non orienti la tua vita in quella direzione, rimarrai prigioniero del tuo tempo. È questo il messaggio di Gesù: per essere libero, abbi come misura la mia impossibilità". E allora esci di casa e stai in ascolto delle cime che ti circondano.
Derio Olivero, vescovo di Pinerolo
(L'Eco del Chisone 16 gennaio)