Intervista
Anita Nair
«In India le donne stanno scrivendo la storia: provate a immaginare che cosa vuol dire sfidare un tabù secolare in un Paese così conservatore o cinque milioni di donne unite in una catena umana contro regole e tradizioni create dagli uomini». L'autrice di Cuccette per signora, Anita Nair, 52 anni, è originaria proprio del Kerala, lo Stato del tempio hindu vietato alle donne.
Quanto contano in India queste azioni per l'emancipazione femminile?
«Il divieto di accesso ai templi è solo un piccolo esempio di lotta alla discriminazione. Le donne dell'India possono decidere di non accedere ai templi se non vogliono, ma devono sostenere le donne che invece ne rivendicano il diritto. E devono battersi ugualmente contro ogni forma di disuguaglianza».
Come si può lottare contro le tradizioni religiose in un Paese così conservatore?
«Il divieto di accesso ai templi non è solo un problema di fede. È un problema politico. Si tratta di una regola non scritta che coinvolge in realtà solo pochi templi, ma il Bjp, il partito della destra nazionalista al potere, la sta usando per fomentare un clima d'insoddisfazione in vista delle elezioni parlamentari previste quest'anno. È parte della loro agenda politica per ottenere consensi nell'elettorato più conservatore».
A che cosa potranno portare le proteste femministe?
«La decisione del settembre 2018 della Corte Suprema di eliminare il divieto di accesso al tempio hindu di Sabarimala ha diviso l'opinione pubblica: da una parte c'è l'India progressista che non vuole discriminare le donne, dall'altra l'India conservatrice che non vuole rinunciare alle sue tradizioni. Ma la protesta ormai è iniziata: il movimento a sostegno delle donne si sta allargando a tutto il Paese».
Silvia Ellena
(la Repubblica 3 gennaio)
Anita Nair
«In India le donne stanno scrivendo la storia: provate a immaginare che cosa vuol dire sfidare un tabù secolare in un Paese così conservatore o cinque milioni di donne unite in una catena umana contro regole e tradizioni create dagli uomini». L'autrice di Cuccette per signora, Anita Nair, 52 anni, è originaria proprio del Kerala, lo Stato del tempio hindu vietato alle donne.
Quanto contano in India queste azioni per l'emancipazione femminile?
«Il divieto di accesso ai templi è solo un piccolo esempio di lotta alla discriminazione. Le donne dell'India possono decidere di non accedere ai templi se non vogliono, ma devono sostenere le donne che invece ne rivendicano il diritto. E devono battersi ugualmente contro ogni forma di disuguaglianza».
Come si può lottare contro le tradizioni religiose in un Paese così conservatore?
«Il divieto di accesso ai templi non è solo un problema di fede. È un problema politico. Si tratta di una regola non scritta che coinvolge in realtà solo pochi templi, ma il Bjp, il partito della destra nazionalista al potere, la sta usando per fomentare un clima d'insoddisfazione in vista delle elezioni parlamentari previste quest'anno. È parte della loro agenda politica per ottenere consensi nell'elettorato più conservatore».
A che cosa potranno portare le proteste femministe?
«La decisione del settembre 2018 della Corte Suprema di eliminare il divieto di accesso al tempio hindu di Sabarimala ha diviso l'opinione pubblica: da una parte c'è l'India progressista che non vuole discriminare le donne, dall'altra l'India conservatrice che non vuole rinunciare alle sue tradizioni. Ma la protesta ormai è iniziata: il movimento a sostegno delle donne si sta allargando a tutto il Paese».
Silvia Ellena
(la Repubblica 3 gennaio)