La vittoria delle due indiane nel tempio proibito alle donne
Bangkok. Per i seguaci di un dio "celibe e casto" del Pantheon hindu di nome Ayyappan non c'è sacrilegio più grave dell'ingresso di una fedele mestruata nel suo tempio. Da qui il divieto assoluto per ogni donna tra i 10 e i 50 anni di avvicinarsi all'altare che gli è stato dedicato a Sabarimala sulle colline boscose del distretto di Pathanamthitta, in Kerala, dove ancora vivono le tigri. Ma dopo vari tentativi di altre devote seguiti da violenze di massa e perfino suicidi, due quarantenni di nome Bindu Ammini e Kanaka Durga hanno ieri violato il tabù, mischiate ai seguaci del culto, penetrando nel sancta santorum più maschilista dell'India.
Ci sono riuscite di notte, alle 3.45, evitando l'entrata principale e i 18 scalini sacri che portano alla statua, affollatissimi durante il principale festival religioso dell'anno noto come Makaravilakku che cade nel solstizio invernale tra il 30 dicembre e il 20 gennaio. Ad aiutarle nell'impresa già definita «storica» per le implicazioni religiose, politiche e sociali del loro gesto, è stata la stessa polizia incaricata dal governo dello Stato formato da un'alleanza di partiti comunisti di far applicare una sentenza della Corte Suprema che il 28 settembre aveva eliminato, finora solo sulla Carta, il divieto in quanto «incostituzionale».
Bindu, studiosa di legge 42enne e Kanaka, impiegata dei servizi civili di 44 anni, sono state infatti le prime a interrompere una tradizione applicata rigidamente da secoli, e in particolare dopo una sentenza dell'Alta corte del Kerala del 1991 ribaltata pochi mesi fa dai giudici costituzionali. Ma quando ieri mattina un canale tv regionale ha messo in onda il video dell'ingresso delle due attiviste abbigliate di nero e col capo coperto, i sacerdoti del tempio hanno subito organizzato uno speciale rito di "purificazione" per eliminare ogni traccia del sacrilegio, visto che il ciclo femminile è considerato "contaminante" in presenza di questa divinità considerata di natura virginale.
Contemporaneamente in tutto lo Stato i gruppi della destra hindu hanno scatenato una serie di violenze e blocchi stradali da Vadakara a Malappuram, da Kollam a Palakkad, Kasargode e Thiruvananthapuram, solo un anticipo di ciò che potrà accadere oggi con lo sciopero generale di disobbedienza civile promosso da numerose organizzazioni ultrareligiose. Le stesse famiglie delle due "sacrileghe", a quanto pare contrarie al loro gesto, sono state trasferite in altre località per paura delle ritorsioni: la casa di Koilandy, dove Bindu vive con il marito Hariharari e una figlia di 7 anni, è stata presa d'assalto da folle di fanatici mentre la polizia è in allerta in tutto lo Stato con migliaia di uomini mobilitati per evitare altri incidenti mentre negozi, uffici e scuole resteranno chiusi.
Tra ottobre e oggi erano stati numerosi i tentativi di applicare alla lettera la storica sentenza del 28 settembre che stabiliva il diritto all'eguaglianza tra uomini e donne nell'accesso ai luoghi di culto, e numerose attiviste avevano tentato di raggiungere il tempio di Sabarimala al termine di un percorso tra dense foreste tropicali a quasi 1000 metri di altezza. Una di loro, Trupti Desai, era stata più volte minacciata di morte e costretta a restare 14 ore bloccata in aeroporto dopo aver annunciato la sua intenzione di raggiungere il luogo sacro in seguito alla sentenza della Corte Suprema, mentre alcune giornaliste sono state ferite e costrette a fuggire per evitare folle inferocite che volevano linciarle.
Proprio due giorni fa, all'inizio del nuovo anno, ben cinque milioni di manifestanti avevano formato una catena chiamata "Il Muro delle donne" per reclamare il diritto femminile alla preghiera in qualunque tempio senza discriminazioni di età e condizione fisica. Bundu e Kanaka avevano già tentato a loro volta inutilmente in passato di entrare a Sabarimala, come avevano fatto Trupti Desai e altre attiviste oggi costrette a nascondersi per paura delle ritorsioni. La prossima tappa legale sarà il 22 gennaio, quando la Corte Suprema esaminerà le richieste di annullare la sua stessa rivoluzionaria sentenza.
Raimondo Bultrini
Considerate "impure" poi il via libera dei giudici
1 Il divieto
Un secolare divieto bandisce l'ingresso al tempio indù di Ayyapa, il "dio celibe", alle donne "in età fertile" perché considerate impure.
2 La sentenza
Nel settembre 2018 la Corte Suprema indiana ha imposto di aprire le porte del tempio a tutte le donne, ma la sentenza non è mai stata applicata.
3 Gli altri casi
Sono tanti i templi vietati alle donne, come Kartikeya a Pushkar. Le donne che oseranno sfidare il divieto, si dice, saranno maledette.
(la Repubblica 3 gennaio)
Bangkok. Per i seguaci di un dio "celibe e casto" del Pantheon hindu di nome Ayyappan non c'è sacrilegio più grave dell'ingresso di una fedele mestruata nel suo tempio. Da qui il divieto assoluto per ogni donna tra i 10 e i 50 anni di avvicinarsi all'altare che gli è stato dedicato a Sabarimala sulle colline boscose del distretto di Pathanamthitta, in Kerala, dove ancora vivono le tigri. Ma dopo vari tentativi di altre devote seguiti da violenze di massa e perfino suicidi, due quarantenni di nome Bindu Ammini e Kanaka Durga hanno ieri violato il tabù, mischiate ai seguaci del culto, penetrando nel sancta santorum più maschilista dell'India.
Ci sono riuscite di notte, alle 3.45, evitando l'entrata principale e i 18 scalini sacri che portano alla statua, affollatissimi durante il principale festival religioso dell'anno noto come Makaravilakku che cade nel solstizio invernale tra il 30 dicembre e il 20 gennaio. Ad aiutarle nell'impresa già definita «storica» per le implicazioni religiose, politiche e sociali del loro gesto, è stata la stessa polizia incaricata dal governo dello Stato formato da un'alleanza di partiti comunisti di far applicare una sentenza della Corte Suprema che il 28 settembre aveva eliminato, finora solo sulla Carta, il divieto in quanto «incostituzionale».
Bindu, studiosa di legge 42enne e Kanaka, impiegata dei servizi civili di 44 anni, sono state infatti le prime a interrompere una tradizione applicata rigidamente da secoli, e in particolare dopo una sentenza dell'Alta corte del Kerala del 1991 ribaltata pochi mesi fa dai giudici costituzionali. Ma quando ieri mattina un canale tv regionale ha messo in onda il video dell'ingresso delle due attiviste abbigliate di nero e col capo coperto, i sacerdoti del tempio hanno subito organizzato uno speciale rito di "purificazione" per eliminare ogni traccia del sacrilegio, visto che il ciclo femminile è considerato "contaminante" in presenza di questa divinità considerata di natura virginale.
Contemporaneamente in tutto lo Stato i gruppi della destra hindu hanno scatenato una serie di violenze e blocchi stradali da Vadakara a Malappuram, da Kollam a Palakkad, Kasargode e Thiruvananthapuram, solo un anticipo di ciò che potrà accadere oggi con lo sciopero generale di disobbedienza civile promosso da numerose organizzazioni ultrareligiose. Le stesse famiglie delle due "sacrileghe", a quanto pare contrarie al loro gesto, sono state trasferite in altre località per paura delle ritorsioni: la casa di Koilandy, dove Bindu vive con il marito Hariharari e una figlia di 7 anni, è stata presa d'assalto da folle di fanatici mentre la polizia è in allerta in tutto lo Stato con migliaia di uomini mobilitati per evitare altri incidenti mentre negozi, uffici e scuole resteranno chiusi.
Tra ottobre e oggi erano stati numerosi i tentativi di applicare alla lettera la storica sentenza del 28 settembre che stabiliva il diritto all'eguaglianza tra uomini e donne nell'accesso ai luoghi di culto, e numerose attiviste avevano tentato di raggiungere il tempio di Sabarimala al termine di un percorso tra dense foreste tropicali a quasi 1000 metri di altezza. Una di loro, Trupti Desai, era stata più volte minacciata di morte e costretta a restare 14 ore bloccata in aeroporto dopo aver annunciato la sua intenzione di raggiungere il luogo sacro in seguito alla sentenza della Corte Suprema, mentre alcune giornaliste sono state ferite e costrette a fuggire per evitare folle inferocite che volevano linciarle.
Proprio due giorni fa, all'inizio del nuovo anno, ben cinque milioni di manifestanti avevano formato una catena chiamata "Il Muro delle donne" per reclamare il diritto femminile alla preghiera in qualunque tempio senza discriminazioni di età e condizione fisica. Bundu e Kanaka avevano già tentato a loro volta inutilmente in passato di entrare a Sabarimala, come avevano fatto Trupti Desai e altre attiviste oggi costrette a nascondersi per paura delle ritorsioni. La prossima tappa legale sarà il 22 gennaio, quando la Corte Suprema esaminerà le richieste di annullare la sua stessa rivoluzionaria sentenza.
Raimondo Bultrini
Considerate "impure" poi il via libera dei giudici
1 Il divieto
Un secolare divieto bandisce l'ingresso al tempio indù di Ayyapa, il "dio celibe", alle donne "in età fertile" perché considerate impure.
2 La sentenza
Nel settembre 2018 la Corte Suprema indiana ha imposto di aprire le porte del tempio a tutte le donne, ma la sentenza non è mai stata applicata.
3 Gli altri casi
Sono tanti i templi vietati alle donne, come Kartikeya a Pushkar. Le donne che oseranno sfidare il divieto, si dice, saranno maledette.
(la Repubblica 3 gennaio)