Aiutare a disimparare
La
maggioranza delle persone che le frequenta con regolarità, in maniera
sporadica o solo in qualche passaggio veloce della vita (battesimi,
prime comunioni, cresime, matrimoni e funerali ) sono già state iniziate
alla fede. Conoscono il cristianesimo e la chiesa forse troppo e male.
Danno la fede per scontata oppure ne hanno una rappresentazione
parziale, confusa, se non addirittura distorta. Molti cristiani vivono
una fede di abitudine; altri si limitano a qualche gesto e rito. Molti
si sono allontanati e si tengono a prudente distanza. E' per questo
motivo che per evitare confusioni mentali e pastorali, dobbiamo inserire
nel nostro linguaggio ecclesiale la nozione di secondo annuncio.
Infatti, Il problema principale delle parrocchie italiane è duplice.
Da
una parte si tratta di riportare i credenti (più o meno credenti) a
riscoprire la novità profonda del Vangelo, a non darla per scontata, a
ritornare costantemente al "primo amore" al "primo stupore". Dall'altra
occorre andare incontro a chi si è allontanato dalla fede per varie
ragioni: per dimenticanza, per trascuratezza, per ostilità, per distacco
fisiologico, per esperienze negative con la Chiesa e i suoi
rappresentanti, per influsso di altre culture e religioni…
Per "secondo
annuncio" possiamo così intendere le proposte che riavviano alla fede
persone che sono cristiani per abitudine o che hanno preso distanza da
essa. Intendere il primo annuncio come "secondo annuncio" fa uscire da
molte ambiguità e aiuta ad accostare correttamente le persone, sapendo
che non sono una tabula rasa , ma che hanno un vissuto che va preso in
considerazione, lasciato esprimere, rielaborato. Non pensiamo, a questo
proposito, che il secondo annuncio ai praticanti sia più facile del
secondo annuncio a chi ha persi contatti con le nostre comunità
ecclesiali.
Il primo annuncio, infatti, così come il secondo "primo
annuncio" costituisce sempre un'esperienza inaugurale, provoca un inizio
nuovo, risveglia lo stupore assopito. Ora, niente di più difficile che
stupire dei cristiani praticanti o abitudinari: non si stupiscono più di
niente! Che fatica ad esempio stupire qualche cristiano raccontandogli
la parabola sconvolgente del Padre misericordioso.
Tutto il Vangelo è
diventato conosciuto, ovvio, scontato. Non meno impegnativo è il secondo
annuncio con persone che hanno perso i contatti con la fede. Qui può
essere utile ricordare la parabola del seminatore. Nessuno è tabula
rasa. I terreni sono già ingombrati da pregiudizi, esperienze negative,
resistenze, allergie, timori. Prima di far imparare occorre un lungo
tempo per aiutare a disimparare. E' il grande problema delle
rappresentazioni religiose, che in molte persone costituiscono un
ostacolo alla fede perché veicolano immagini di Dio, della Chiesa, della
morale… distorte e dannose. In entrambi i casi il secondo annuncio è
davvero il problema fondamentale delle nostre parrocchie e la sfida più
grande del contesto culturale italiano.
Enzo Biemmi, Il secondo annuncio, la grazia di ricominciare, EDB, 2011, pagine 36-37