sabato 2 febbraio 2019

AIUTARE A DISIMPARARE

Aiutare a disimparare
La maggioranza delle persone che le frequenta con regolarità, in maniera sporadica o solo in qualche passaggio veloce della vita (battesimi, prime comunioni, cresime, matrimoni e funerali ) sono già state iniziate alla fede. Conoscono il cristianesimo e la chiesa forse troppo e male. Danno la fede per scontata oppure ne hanno una rappresentazione parziale, confusa, se non addirittura distorta. Molti cristiani vivono una fede di abitudine; altri si limitano a qualche gesto e rito. Molti si sono allontanati e si tengono a prudente distanza. E' per questo motivo che per evitare confusioni mentali e pastorali, dobbiamo inserire nel nostro linguaggio ecclesiale la nozione di secondo annuncio. Infatti, Il problema principale delle parrocchie italiane è duplice. 
Da una parte si tratta di riportare i credenti (più o meno credenti) a riscoprire la novità profonda del Vangelo, a non darla per scontata, a ritornare costantemente al "primo amore" al "primo stupore". Dall'altra occorre andare incontro a chi si è allontanato dalla fede per varie ragioni: per dimenticanza, per trascuratezza, per ostilità, per distacco fisiologico, per esperienze negative con la Chiesa e i suoi rappresentanti, per influsso di altre culture e religioni… 
Per "secondo annuncio" possiamo così intendere le proposte che riavviano alla fede persone che sono cristiani per abitudine o che hanno preso distanza da essa. Intendere il primo annuncio come "secondo annuncio" fa uscire da molte ambiguità e aiuta ad accostare correttamente le persone, sapendo che non sono una tabula rasa , ma che hanno un vissuto  che va preso in considerazione, lasciato esprimere, rielaborato. Non pensiamo, a questo proposito, che il secondo annuncio ai praticanti sia più facile del secondo annuncio a chi ha persi contatti con le nostre comunità ecclesiali. 
Il primo annuncio, infatti, così come il secondo "primo annuncio" costituisce sempre un'esperienza inaugurale, provoca un inizio nuovo, risveglia lo stupore assopito. Ora, niente di più difficile che stupire dei cristiani praticanti o abitudinari: non si stupiscono più di niente! Che fatica ad esempio stupire qualche cristiano raccontandogli la parabola sconvolgente del Padre misericordioso. 
Tutto il Vangelo è diventato conosciuto, ovvio, scontato. Non meno impegnativo è il secondo annuncio con persone che hanno perso i contatti con la fede. Qui può essere utile ricordare la parabola del seminatore. Nessuno è tabula rasa. I terreni sono già ingombrati da pregiudizi, esperienze negative, resistenze, allergie, timori. Prima di far imparare occorre un lungo tempo per aiutare a disimparare. E' il grande problema delle rappresentazioni religiose, che in molte persone costituiscono un ostacolo alla fede perché veicolano immagini di Dio, della Chiesa, della morale… distorte e dannose. In entrambi i casi il secondo annuncio è davvero il problema fondamentale delle nostre parrocchie e la sfida più grande del contesto culturale italiano. 

Enzo Biemmi, Il secondo annuncio, la grazia di ricominciare, EDB, 2011, pagine 36-37