Credo che l'esperienza comunitaria di molti anni mi abbia evidenziato e chiarito alcune domande, riflessioni e proposte che elaborai più diffusamente nel volume ” Before the cock crows“, stampato in India nel 1983 perché non trovai modo di pubblicarlo in Italia.
1) In quelle pagine alludevo al bisogno di darsi una qualche struttura, eventualmente anche una ”sede comunitaria“ per dar vita ad uno spazio di ascolto, di incontro, di studio e non solo come luogo liturgico, soprattutto per relazionare con le persone e le realtà del territorio in cerca di una fede ”nuova“.
Proponevo di coniugare (pagg.209-228) la più radicale corresponsabilità comunitaria con il servizio di persone, eventualmente anche a tempo pieno, dotate di competenza, passione, disponibilità. Ma in quella stagione, a differenza di oggi, prevalevano una certa diffidenza verso tutto ciò che fosse anche solo vagamente istituzionale e una certa allergia agli esperti/e. Oggi, ad ogni incontro, si abbonda di ”esperti/e“ anche assai tradizionali. Ciò costituisce una scelta, a mio, molto positiva.
2) Negli anni ‘70, attorno a Tempi di Fraternità, nacque un collettivo di ricerca che, nelle intenzioni di Amilcare Giudici e del sottoscritto, voleva dar vita ad un progetto nazionale di scuola biblica e teologica per animatori e animatrici di comunità.
Il collettivo piemontese e lombardo non trovò quello sbocco che alcuni di noi speravano. La proposta non trovò la possibilità di attuazione. Il che comportò per i ”proponenti“ una sofferenza.
Il movimento delle comunità cristiane di base aveva già scelto un bel percorso di ”seminari“ e ”convegni“ che tuttavia a noi proponenti sembrava un percorso diverso. Le due realtà ci sembravano concorrere allo stesso obiettivo.
3) Oggi il numero delle comunità cristiane di base, non solo in Italia, è ridotto ai minimi termini.
Si è aperta una stagione nuova e i ”fermenti“ biblici e teologici circolano in andata e ritorno con ben più ampia fecondità e con maggiore profondità. Comunità e parrocchia spesso collaborano, si arricchiscono a vicenda. Ma le cdb possono svolgere una funzione di stimolo sul piano della ricerca e della elaborazione di una chiesa ”altra“.
4) Non esiste più un modello di chiesa di base, ma essa si trova ”dispersa“ e vivente in molti ”territori“ diversi. Un fatto che ritengo molto positivo.
Abbiamo la ”ventura“ di vivere in un tempo di crisi per farne un'occasione di feconda rigenerazione della nostra fede. Lo scrivevo allora. Oggi lo trovo ancora significativo. Il volume è reperibile Printed in India, At the Diocesan Press, Madras 1983. Copia del libro è nella mia biblioteca.
5) Solo una chiesa viva, testimone appassionata del Vangelo, presente e attiva nei movimenti di resistenza di liberazione è
l’humus nel quale si formano pastori e pastore, animatori e animatrici di cui abbiamo enorme bisogno. Perché i pastori profetici sono quelli che aiutano la crescita, l'autonomia, la fioritura di tutti i carismi,e, con la loro competenza, ci spingono ad inoltrarci sui sentieri della ricerca e a vaccinarsi contro il contagio dei vari fondamentalismi.
Vivo in una diocesi in cui è ben visibile il cambio di passo. Il nuovo vescovo dà testimonianza di cosa voglia dire oggi essere pastore:un ”camminatore“ che guarda avanti con grande passione e fiducia e un fratello che sollecita la comunità alla condivisione delle responsabilità.
Franco Barbero