CHE
COSA RESTA QUANDO NON RESTA NIENTE?
Leonardo Boff*
Molti nel nostro
paese vivono una situazione di lutto. Il lutto è necessario quando soffriamo
delle perdite: i numerosi morti e centinaia di dispersi a causa della rottura
della diga di Brumadinho. La perdita di persone care, del lavoro che dava
sicurezza alla famiglia, l’emigrazione forzata con minacce di morte. Maggiore è
il lutto quando tocca beni fondamentali di un paese: la perdita della
democrazia, dei diritti del lavoro garantiti da molto anni, la diminuzione
delle pensioni degli anziani, i tagli delle politiche pubbliche a favore dei
poveri e miserabili, la privatizzazione dei commons, beni fondamentali per la
sovranità del paese.
Ma il grande lutto
è di essere obbligati ad accettare un presidente che rafforza la cultura
dell’odio, del non riconoscimento delle priorità nazionali, che ci ha fatto
provare vergogna a Davos, dove i padroni del denaro del mondo si riuniscono per
garantire i loro interessi. Il suo discorso che poteva durare 45 minuti, durò
soltanto 6 minuti scarsi, dato che era tutto quel poco che aveva da dire.
Cancellò tutte le interviste per nascondere la sua ignoranza e le accuse gravi
che pesano sopra un membro della sua famiglia. Rappresenta una grande sfida per
tutti lavorare in perdita e alimentare la resilienza il
che significa saper fare una conversione a U e imparare dalla situazione di
lutto.
Parecchi sono i
passi da fare in questo percorso.
Il primo passo è l’indignazione
che si esprime nella sorpresa: è criminale la rottura della diga di Vale. Il paese
meritava un tale governo? Abbiamo scoperto che la vita comporta tragedie che
fanno soffrire specialmente i poveri. E non raramente ci incolpiamo per non
aver avuto un’attenzione sufficiente e non averla prevista.
Il secondo passo è
il rifiuto sofferto: come è stato possibile arrivare a questo punto con
la Vale? Eleggere un Presidente con pochissimi lumi e con alcune
caratteristiche esclusive del fascismo? Dove abbiamo sbagliato? Inizialmente
tendevamo a rifiutare il fatto. Ma questo sta lì, grossolano e massiccio.
Il terzo passo è la
depressione psicologica associata alla recessione economica. Siamo
arrivati al fondo del pozzo. L’economia è per il mercato che lucra con la crisi
,mentre butta milioni di lavoratori nella fascia dei poveri. Siamo afferrati da
un vuoto esistenziale e dal disinteresse per le cose della vita. Chi
controllerà i famigliari delle vittime di Brumadinho ? Chi darà loro la
speranza che le promesse di ricostruzione saranno mantenute?
Il quarto passo è l’autoconvincimento.
Operiamo una specie di patteggiamento con la frustrazione e la depressione.
Queste cose sinistre appartengono alla vita con le sue contraddizioni. Non
possiamo affondare e nemmeno perdere i nostri progetti e sogni. Abbiamo bisogno
di rimettere in piedi le case di Brumadinho. La Vale, impresa privata che si
preoccupa più del guadagno che delle persone dovrebbe tirare dure lezioni per
evitare ulteriori crimini ambientali. Il lutto deve produrre pressioni da parte
del popolo e nuove iniziative. Potremmo alla fine uscire più forti del lutto.
Il quinto passo è l’accettazione
dolorosa del fatto che non si può sdrammatizzare, il lutto deve passare dalla
posizione frontale alla seconda linea nonostante le immagini incancellabile del
crimine, nessuno esce dal lutto così come è entrato. Matura vicino alle dure
pene e sperimenta che nel caso di un nuovo governo brasiliano di destra non
tutto è perduto: la perdita porta sempre con se un guadagno sociale e politico.
Ogni lutto
rappresenta un passaggio paziente. Pare che le nostra stella guida si sia
spenta. Ma il cielo continua a illuminare le nostri notti oscure. Le nuvole
possono coprire il Cristo Redentore del Corcovado, ma Lui resta lì, anche se
non lo vediamo noi crediamo nella Sua presenza. Bolsonaro passerà anche lui.
Cristo, no. Asciugherà le lacrime dei famigliari che soffrono.
In riferimento alla nostra situazione
politica, dobbiamo riconoscere che il nostro albero è stato mutilato: taglio
del fogliame, strappato le foglie, distrutti i fiore e i frutti, hanno segato
il suo tronco e strappato le radici. Che cosa resta quando non resta niente?
E’ rimasto l’essenziale che il lutto indotto non riesce a distruggere: rimane
la semente. In questa, in potenza, ci sono radici, il tronco, le foglie, i
fiori, i frutti e la chioma verde.
Tutto può
ricominciare. Ricominceremo, più sicuri perché più ricchi di esperienza, più
ricchi di esperienza perché abbiamo sofferto, più maturi nella sofferenza, perché
più disposti a un altro sogno. Il lutto passerà. Sarà il tempo per fare un
Brasile più cordiale, solidale, giusto e ospitale.
*Leonardo Boff è Teologo e Filosofo e ha scritto:
Brasil:concluir a refundação ou prolongar
a dependência? Vozes
2018.
Traduzione di
Romano Baraglia e Lidia Arato