L'esercito della speranza
Stella Paul, Mondiaal Nieuws, Belgio
Lovanio, giovedì pomeriggio. A quest'ora Luca, otto anni, dovrebbe essere a scuola, ma oggi ha altro da fare. Sta andando in una piazza del centro dove più di diecimila studenti si sono radunati per esprimere la loro preoccupazione per il riscaldamento globale. Tra le mani ha un cartello di cartone con la scritta: "Non esiste un pianeta B".
Deve sforzarsi per tenere il passo degli altri manifestanti.
Mentre comincia a piovigginare, Luca e i ragazzi intorno a lui fanno sentire la propria voce: "Cosa vogliamo? Azione per il clima! Quando la vogliamo? Adesso!".
Per la quinta settimana di fila, in tutto il Belgio migliaia di studenti hanno saltato le lezioni per manifestare contro il cambiamento climatico. Chiedono al governo di rispettare l'accordo di Parigi del 2015, con cui quasi duecento paesi si sono impegnati a limitare l'aumento della temperatura media a meno di due gradi rispetto all'epoca preindustriale.
In piazza a Lovanio ci sono almeno 13mila studenti, un numero leggermente inferiore a quello delle settimane scorse. Secondo gli organizzatori in tutto il Belgio i manifestanti sono 30mila.
Gli studenti belgi si aggiungono a un movimento globale lanciato l'anno scorso da Greta Thunberg. La giovane svedese ha ispirato migliaia di coetanei in tutto il pianeta, e all'ultimo World economic forum di Davos ha chiesto ai leader mondiali di passare all'azione contro il cambiamento climatico. Manifestazioni simili si sono tenute anche in Germania, Svizzera, Francia e Australia.
Kyra Gantois e Anuna De Wever sono il volto del movimento in Belgio. A Lovanio rivolgono ai manifestanti un discorso appassionato, ricordandogli che hanno il diritto di pretendere un'azione più incisiva del governo. "Dobbiamo avere voce in capitolo. È il nostro pianeta e noi siamo la nuova generazione. Ci faremo sentire!", grida De Wever alla folla.
La partecipazione e l'entusiasmo dei manifestanti sono cruciali, spiega Gantois. "C'è molta energia positiva, tanta speranza. Nessuna violenza, solo gente che ride e canta". L'evento è stato organizzato da sei ragazzi, comprese De Wever e Gantois, che si sono occupati un po' di tutto: dai video per i social network al dialogo con i manifestanti, sia online sia offline. La piattaforma più usata è Facebook. La musica dal vivo serve a scaldare i manifestanti. E le foto - prevalentemente selfie scattati durante le manifestazioni - sembrano toccare corde particolarmente sensibili nei giovani.
Dal punto di vista economico i ragazzi hanno fatto affidamento sui propri mezzi, ma cominciano ad arrivare le prime donazioni. I partecipanti provvedono da sé al cibo e ai trasporti. "I costi del palco e della strumentazione sono sostenuti da volontari locali", spiega Gantois.
Questo sostegno è percepibile anche a Lovanio. Centinaia di abitanti della città si raccolgono ai margini delle strade ed esultano al passaggio della marcia.
Ad alcune finestre sono esposte bandiere o striscioni con scritte come: "Siamo con voi!".
Voti persi
Ma con chi ce l'hanno i giovani manifestanti? "Soprattutto con i politici", risponde Nele van Hoeywegen, rappresentante del Forum della gioventù fiamminga (Vjr) presso le Nazioni Unite. La scorsa estate il Vjr ha sondato le preoccupazioni dei giovani belgi sul clima, chiedendogli a chi toccava agire. "Più del 97 per cento degli intervistati ha espresso molta preoccupazione, e più dell'80 per cento pensava che i responsabili fossero i politici e le grandi aziende".
È raro che le preoccupazioni dei giovani siano prese in considerazione dalla politica.
"Queste manifestazioni contribuiranno a cambiare le cose", sostiene Van Hoeywegen. "Presto si uniranno a noi anche gli studenti universitari, e loro alle europee di maggio potranno votare".
Tom, sedici anni, pensa che le manifestazioni abbiano già avuto un effetto. "La gente comincia ad accorgersi di noi e a rendersi conto che si fa troppo poco per combattere il cambiamento climatico. Questa gente si ricorderà di noi quando voterà a maggio. Su Facebook i politici che criticano le nostre manifestazioni sono sommersi di commenti negativi. Queste reazioni si tradurranno in voti persi".
L'onda verde
Secondo un rapporto pubblicato dal governo belga nel 2017, il paese è sulla buona strada. Il testo cita una serie di misure varate dopo l'accordo di Parigi, che dovrebbero rendere il Belgio un paese a basse emissioni di carbonio entro il 2050. Ma non tutti condividono questo ottimismo. Varie organizzazioni hanno già evidenziato che il Belgio ha fatto ben pochi progressi concreti.
A dicembre Climate action network (Can), Germanwatch e il New climate institute hanno pubblicato il Climate change performance index (Ccpi), una classifica di sessanta paesi stilata in base al loro impegno contro il cambiamento climatico. Il Belgio era al 45° posto. Secondo il rapporto è improbabile che il paese rispetti gli impegni sui gas serra. Anzi, in confronto al 2014 le emissioni sono in aumento, soprattutto nel settore edile e in quello dei trasporti. Anche gli obiettivi sull'energia rinnovabile sembrano lontani.
Kyra Gantois e i suoi amici sono decisi a portare avanti la loro battaglia. Ricevono sostegno da più parti: professori, scienziati, imprenditori e politici si sono espressi in favore delle manifestazioni. Il sindaco di Lovanio si è rivolto ai manifestanti e gli ha promesso che la loro voce sarà ascoltata.
Ma è possibile che l'onda verde si esaurisca dopo le elezioni. "Se succederà torneremo in piazza", dice Kyra Gantois con un sorriso che lascia trasparire una determinazione di ferro. sm
(Internazionale 1296, 1 marzo 2019)
Stella Paul, Mondiaal Nieuws, Belgio
Lovanio, giovedì pomeriggio. A quest'ora Luca, otto anni, dovrebbe essere a scuola, ma oggi ha altro da fare. Sta andando in una piazza del centro dove più di diecimila studenti si sono radunati per esprimere la loro preoccupazione per il riscaldamento globale. Tra le mani ha un cartello di cartone con la scritta: "Non esiste un pianeta B".
Deve sforzarsi per tenere il passo degli altri manifestanti.
Mentre comincia a piovigginare, Luca e i ragazzi intorno a lui fanno sentire la propria voce: "Cosa vogliamo? Azione per il clima! Quando la vogliamo? Adesso!".
Per la quinta settimana di fila, in tutto il Belgio migliaia di studenti hanno saltato le lezioni per manifestare contro il cambiamento climatico. Chiedono al governo di rispettare l'accordo di Parigi del 2015, con cui quasi duecento paesi si sono impegnati a limitare l'aumento della temperatura media a meno di due gradi rispetto all'epoca preindustriale.
In piazza a Lovanio ci sono almeno 13mila studenti, un numero leggermente inferiore a quello delle settimane scorse. Secondo gli organizzatori in tutto il Belgio i manifestanti sono 30mila.
Gli studenti belgi si aggiungono a un movimento globale lanciato l'anno scorso da Greta Thunberg. La giovane svedese ha ispirato migliaia di coetanei in tutto il pianeta, e all'ultimo World economic forum di Davos ha chiesto ai leader mondiali di passare all'azione contro il cambiamento climatico. Manifestazioni simili si sono tenute anche in Germania, Svizzera, Francia e Australia.
Kyra Gantois e Anuna De Wever sono il volto del movimento in Belgio. A Lovanio rivolgono ai manifestanti un discorso appassionato, ricordandogli che hanno il diritto di pretendere un'azione più incisiva del governo. "Dobbiamo avere voce in capitolo. È il nostro pianeta e noi siamo la nuova generazione. Ci faremo sentire!", grida De Wever alla folla.
La partecipazione e l'entusiasmo dei manifestanti sono cruciali, spiega Gantois. "C'è molta energia positiva, tanta speranza. Nessuna violenza, solo gente che ride e canta". L'evento è stato organizzato da sei ragazzi, comprese De Wever e Gantois, che si sono occupati un po' di tutto: dai video per i social network al dialogo con i manifestanti, sia online sia offline. La piattaforma più usata è Facebook. La musica dal vivo serve a scaldare i manifestanti. E le foto - prevalentemente selfie scattati durante le manifestazioni - sembrano toccare corde particolarmente sensibili nei giovani.
Dal punto di vista economico i ragazzi hanno fatto affidamento sui propri mezzi, ma cominciano ad arrivare le prime donazioni. I partecipanti provvedono da sé al cibo e ai trasporti. "I costi del palco e della strumentazione sono sostenuti da volontari locali", spiega Gantois.
Questo sostegno è percepibile anche a Lovanio. Centinaia di abitanti della città si raccolgono ai margini delle strade ed esultano al passaggio della marcia.
Ad alcune finestre sono esposte bandiere o striscioni con scritte come: "Siamo con voi!".
Voti persi
Ma con chi ce l'hanno i giovani manifestanti? "Soprattutto con i politici", risponde Nele van Hoeywegen, rappresentante del Forum della gioventù fiamminga (Vjr) presso le Nazioni Unite. La scorsa estate il Vjr ha sondato le preoccupazioni dei giovani belgi sul clima, chiedendogli a chi toccava agire. "Più del 97 per cento degli intervistati ha espresso molta preoccupazione, e più dell'80 per cento pensava che i responsabili fossero i politici e le grandi aziende".
È raro che le preoccupazioni dei giovani siano prese in considerazione dalla politica.
"Queste manifestazioni contribuiranno a cambiare le cose", sostiene Van Hoeywegen. "Presto si uniranno a noi anche gli studenti universitari, e loro alle europee di maggio potranno votare".
Tom, sedici anni, pensa che le manifestazioni abbiano già avuto un effetto. "La gente comincia ad accorgersi di noi e a rendersi conto che si fa troppo poco per combattere il cambiamento climatico. Questa gente si ricorderà di noi quando voterà a maggio. Su Facebook i politici che criticano le nostre manifestazioni sono sommersi di commenti negativi. Queste reazioni si tradurranno in voti persi".
L'onda verde
Secondo un rapporto pubblicato dal governo belga nel 2017, il paese è sulla buona strada. Il testo cita una serie di misure varate dopo l'accordo di Parigi, che dovrebbero rendere il Belgio un paese a basse emissioni di carbonio entro il 2050. Ma non tutti condividono questo ottimismo. Varie organizzazioni hanno già evidenziato che il Belgio ha fatto ben pochi progressi concreti.
A dicembre Climate action network (Can), Germanwatch e il New climate institute hanno pubblicato il Climate change performance index (Ccpi), una classifica di sessanta paesi stilata in base al loro impegno contro il cambiamento climatico. Il Belgio era al 45° posto. Secondo il rapporto è improbabile che il paese rispetti gli impegni sui gas serra. Anzi, in confronto al 2014 le emissioni sono in aumento, soprattutto nel settore edile e in quello dei trasporti. Anche gli obiettivi sull'energia rinnovabile sembrano lontani.
Kyra Gantois e i suoi amici sono decisi a portare avanti la loro battaglia. Ricevono sostegno da più parti: professori, scienziati, imprenditori e politici si sono espressi in favore delle manifestazioni. Il sindaco di Lovanio si è rivolto ai manifestanti e gli ha promesso che la loro voce sarà ascoltata.
Ma è possibile che l'onda verde si esaurisca dopo le elezioni. "Se succederà torneremo in piazza", dice Kyra Gantois con un sorriso che lascia trasparire una determinazione di ferro. sm
(Internazionale 1296, 1 marzo 2019)