venerdì 15 marzo 2019

RICONOSCERE

‟Sono una vostra lettrice e trovo i vostri articoli sempre molto illuminanti. Pertanto vi chiedo un'illuminazione! Il mio compagno e io stiamo insieme da 6 anni. È raro che parliamo di attualità ma quando capita insorgono terribili discussioni, sul tema dei migranti  poi è come parlare con Salvini! Il suo pensiero è povero, pieno di luoghi comuni e disinformazione. Sono terrorizzata. Non si informa, non legge i giornali, ma pretende di giudicare! Aspettiamo un figlio e sono preoccupata all'idea di doverlo crescere con un papà  becero“. - M.S.

Seminare l'odio e la discordia è, da sempre, uno dei modi per mantenere il potere e per controllare popoli e paesi. Divide et impera: politici come Matteo Salvini devono il loro successo a questa strategia. Le divisioni attraversano tutta una società, gli spazi pubblici, i luoghi di lavoro, sono spaccature che arrivano fin dentro le case, e spezzano - o rischiano di spezzare - legami anche forti. La questione che lei pone è importante e la risposta non è semplice. Se la spinta che avvertiamo è alla discordia, forse dovremmo rispondere cercando la concordia. Ma fin dove si può arrivare per  ricomporre una frattura? Lei dovrebbe accettare il suo compagno e le sue opinioni?  Oppure, al contrario, cercare di fargli cambiare idea e se necessario entrare in conflitto con lui? La separazione può essere un’opzione? Forse possiamo chiedere aiuto a Italo Calvino: ‟L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno e farlo durare, e dargli spazio.
Giovanni De Mauro, Internazionale 8/03/2019