‟Non aiuta molto neanche sovrapporre al materiale del I secolo quella fede della chiesa in Gesù che è stata sviluppata con un processo lungo, tormentato e faticoso e dire ingenuamente: «Sta già tutto lì, in Giovanni». Ciò che sta già tutto lì, in Giovanni, è una notevole cristologia del I secolo che è fondamentalmente una teologia, una professione di fede in in Dio con la quale la fede in Cristo è correlata, e non viceversa. Un errore serio e grave che i cristiani commettono è quello di mettere Gesù al posto di Dio. Ciò avviene a scandalo di islamici ed ebrei e a confusione dei cristiani. Alcuni non credenti si trovano a loro agio in questa situazione, e cristianesimo e, talora, della religione stessa. Essi non possono accettare quella confusione e spiegano in questo modo il loro rifiuto totale della fede.
Il Vangelo di Giovanni non commette un errore di questo genere. Il suo Gesù è un sacramento di Dio, allo stesso tempo Figlio e Parola, che è il pegno, umanamente personale, dell’insondabile pozzo della divinità. Conoscere lui significa conoscere il Padre, ma uno non è l'altro sotto tutti gli aspetti. «Ho molte cose da dire e da giudicare sul conto vostro; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo» (v. 26). Le parole di Gesù sono la Parola di Dio. Lui stesso è quella Parola. Essere davvero suoi discepoli significa dimorare in quella Parola (v.31)“
Gerard Sloyan, Giovanni, Claudiana, pag. 141