“Praticare la poligamia è ingiusto per le
donne”
L’annuncio
del Grande imam Ahmed Al – Tayeb in Egitto.
Avere
più mogli non rispetta “il principio di equità”
La
poligamia è “una ingiustizia nei confronti delle donne e dei
figli”. A dirlo è il Grande imam Ahmed Al-Tayeb dell’università
Al-Azhar, la massima autorità religiosa sunnita. Una sconfessione
aperta di quella che è una pratica non molto diffusa del mondo
musulmano ma fin qui considerata ineccepibile. Per Al-Tayeb però,
sposare “una seconda, terza, quarta moglie” non rispetta il
“principio di equità” che è alla base dell’islam. E quindi,
salvo casi eccezionali, meglio evitarlo.
L’annuncio
in tv
La
presa di posizione, durante la sua settimanale trasmissione
televisiva, ha suscitato un dibattito accesissimo sui social media,
tanto che il sito dell’università di Al-Azhar ha poi precisato che
l’imam non voleva “proibire” la poligamia, anche se l’ha di
fatto sconsigliata.
In
Egitto ci sono state anche molte reazioni positive, soprattutto da
parte delle associazioni delle donne. Al-Tayeb ha assunto una
posizione sempre più moderata, soprattutto dopo l’ascesa al potere
del generale Abdel Fatah al-Sisi, fautore di una modernizzazione a
tappe forzate del Paese, anche in campo religioso. Lo stesso Al-Sisi,
nel gennaio del 2015 aveva chiesto ai religiosi di Al-Azhar una
“riforma dell’islam” perché non si poteva più tollerare che
le interpretazioni estremiste mettessero “l’intera comunità
musulmana contro il resto del mondo”.
Per
il raiss si trattò soprattutto di isolare a livello ideologico i
Fratelli musulmani, suoi acerrimi nemici, ma Al-Tayeb ha cominciato
un percorso di dialogo interreligioso culminato con l’incontro con
Papa Francesco ad Abu Dhabi, un manifesto per la reciproca
comprensione.
Gli
interventi alla tivù hanno invece una funzione pedagogica interna.
Al-Tayeb ha spiegato che i versetti del Corano che riguardano la
poligamia vengono letti “in maniera parziale” e che si dimentica
che il Profeta autorizza il matrimonio multiplo solo ad “alcune
condizioni”, la più importante delle quali è “l’equità”.
“Molti – ha continuato – leggono soltanto “due, tre, quattro”
e non leggono l’intero versetto, bisogna andare avanti, quando
dice: “Se non credi di poter essere giusto nei loro confronti,
allor prendine soltanto una”. Il musulmano “è veramente libero
di sposare una seconda, terza o quarta moglie?”, si è chiesto.
“Questa
libertà – ha concluso – c’è solo se si può rispettare la
condizione di equità, e se non c’è equità allora è proibito
avere più mogli”.
L’interpretazione
Al-Tayeb
si era già espresso in maniera critica sulla poligamia nel 2010, e
poi nel 2016, subito dopo che Al-Sisi aveva lanciato la “riforma”
dell’islam. E’ la prima volta che però si esprime in modo così
netto. Ed è anche il metodo a essere importante. Un “nuovo
discorso religioso” presuppone una lettura del Corano più
coraggiosa, in grado di contrastare l’interpretazione “letterale”
e spesso parziale dei gruppi salafiti e jihadisti, che citano solo le
parti che avvalorano le tesi estremiste, come la necessità di
combattere gli “infedeli”.
Il
Consiglio nazionale delle donne, vicino al governo egiziano, ha
accolto con grande favore la tesi di Al-Tayeb, “L’islam onora le
donne – ha puntualizzato la presidente Maya Morsi – ha portato
giustizia e numerosi diritti che prima non esistevano. Va anche detto
che la poligamia è legale in quasi tutti i Paesi musulmani, ma è
poco comune. In Tunisia e Turchia è proibita. In Egitto, come in
molti altri Stati, l’uomo può sposarsi una seconda volta con il
consenso della prima moglie.
Giordano
Stabile
Le
origini
La
poligamia ha origini antiche, se ne parla anche nella Bibbia. Lamech
(discendente di Caino), si legge nella Genesi, “prese due mogli”.
Nell’antico Egitto i faraoni potevano avere più mogli e comunque
nel mondo
islamico è
presente anche se non molto diffusa. In Occidente la poligamia è
generalmente vietata, ma tra una parte dei mormoni è tutt’ora
consentita. Dove è ammessa è un reale contratto matrimoniale.
Alcuni antropologi sostengono che sia nata in quelle comunità che
rischiavano l’estinzione e che solo generando molti figli ne
scongiurava il rischio. In Italia la poligamia è vietata
dall’articolo 556 del codice penale e viene sanzionata con una pena
che va da uno a cinque anni di reclusione.
La
Stampa 4 marzo