Ripropongo alla lettura una riflessione che scrissi nel settembre 1973 e che successivamente pubblicai nel libro "Una fede da reinventare" (Claudiana Ed. Torino 1975, pag.139-141).
Una Comunità nutrita
" La vita della comunità deve essere alimentata dalla parola e dal pane. Più cresce l'impegno politico, più deve maturare l'impegno e l'impatto con la parola di Dio.
Questi anni ci hanno portato momenti di entusiastica scoperta della parola di Dio, vere e proprie effervescenze bibliche. Poi si è verificata molto presto la caduta di interesse. Chi ha tenuta desta questa grazia che il Signore ha fatto alla sua chiesa? Non si è trovato chi fosse disposto e capace di annunciare una parola viva, per non lasciar rifluire questa corrente vitale. Il popolo ha richiuso il libro!
Forse ci vorrà qualcuno, nei prossimi anni, che aiuti le comunità di base a togliere i sigilli; qualcuno che, preso dalla passione dell'Evangelo, si dedichi con vocazione paolina, a pieno tempo, a svolgere questo servizio di animazione biblica nelle comunità. Diversamente non si prepara nessuno a prendere in mano questo libro che, pur essendo parola di Dio, richiede alcuni strumenti assolutamente necessari per una lettura fedele, per una meditazione proficua.
Di sottoalimentazione si può morire! Sarebbe una grave responsabilità se il sincero e diffuso desiderio della parola di Dio, che parecchie comunità di base dimostrano, venisse lasciato cadere nel nulla. Infatti queste comunità, nate qua e là, non reggerebbero se la loro richiesta di cibo sostanzioso, di nutriente alimentazione biblica, sarà disattesa.
Troveranno qualcuno che, con ministero fraterno, spezzerà loro il pane della parola di Dio? Troveranno chi, come il diacono Filippo, è disposto a compiere un servizio di illuminazione del testo?
Prima che nasca un ministero stabile di predicazione nelle singole comunità, mentre alcuni si preparano ad assumerlo, ci vuole questo servizio, questo ministero (forse anche itinerante) da parte di qualcuno che abbia la fede e gli strumenti tecnici adatti per aprirci all'intelligenza delle Scritture.
Forse così, non magicamente, non volontaristicamente, potrà nascere una lettura corale e popolare della Bibbia. Solo così molti credenti continueranno a zappare in questo libro per trovare il tesoro nel campo (Matteo 13,44). Allora la Bibbia comincerà a parlarci da sola lungo il cammino quotidiano: "Non ardeva il nostro cuore dentro di noi, mentre Egli ci parlava per via, mentre ci spiegava le Scritture?" (Luca 24,32). Se lui non continua a parlarci per via, giorno dopo giorno, la nostra fede si spegne.
Le parole di Paolo enunciano in qualche modo la legge essenziale, irrinunciabile per le comunità di base: "La parola di Dio abiti in voi abbondantemente" (Col.3,16) e formulano un programma irrinunciabile: "sii assiduo alla lettura" (ITim. 4,13). Giovanni ci dice che la parola di Dio deve dimorare in noi e noi dobbiamo dimorare in essa( Giov,15). Dunque la parola di Dio non è un ponte, un passaggio ma piuttosto una casa, una dimora, un luogo in cui si sta, si abita.
Su questo punto, a nostro avviso, si gioca il futuro delle comunità di base. Le fondiamo sulla sabbia dei nostri miopi progetti o sulla roccia incrollabile della parola di Dio? se vogliamo che le comunità di base non manchino di proteine bibliche, dobbiamo trovare operai disponibili al servizio della parola (Atti 6,4). Allora, se vi aggiungeremo la regola d'oro della perseveranza, Gesù creerà dei veri discepoli".
Franco Barbero