sabato 15 giugno 2019

È BASTATO UN ANNO

UN ANNO FA Luigi Di Maio chiamava la piazza grillina in occasione della festa della repubblica. La manifestazione doveva servire a chiedere l'impeachment al presidente Sergio Mattarella, colpevole di mettersi di traverso di fronte alla composizione della squadra dei ministri dell'esecutivo giallo-verde.
Finì che il governo vide la luce e l'adunata romana si trasformò in una festa. Di Maio pronunciò le parole che avrebbero inaugurato la svolta pragmatica e istituzionale da lui patrocinata: «Adesso basta fischiare, lo Stato siamo noi!».
Dodici mesi dopo, e dopo la batosta elettorale che ha sferrato un duro colpo al grillismo di governo, è difficile dire che il M5S tornerà quello delle origini, qualsiasi immagine del passato recente si abbia a mente. Di Maio sa bene che il presidente che un anno fa voleva sotto accusa adesso ha in mano una parte del suo destino e di quello del M5S.
PERCHÉ SOLO MATTARELLA può porre un freno all'arrembaggio della Lega. E perché, se la situazione dovesse precipitare e il patto di governo spezzarsi di fronte alla tensione crescente tra le due forze di maggioranza, il pallino della legislatura tornerebbe al Quirinale.
Ecco perché il capo politico grillino ammette che gli attacchi a Mattarella di dodici mesi fa furono esagerati. Nelle prossime settimane dovrà dimostrare di non essere un capo legato ad una stagione che rischia di finire.
Giuliano Santoro

(Il Manifesto 1 giugno)