Caro
direttore, ieri Michele Serra ha stabilito un'equazione: la mia dura
(quanto inerme) critica alle pubbliche onoranze fiorentine rese a
Zeffirelli varrebbe quanto la canea di insulti che mi ha provocato,
culminata nelle minacce del ministro Salvini, il quale mi ha ingiunto di
abbandonare l'insegnamento ( forse medita di tornare al giuramento di
fedeltà dei professori al regime).
Saremmo di fronte a due facce della
stessa medaglia, quella dell'intolleranza. Come chiunque può leggere sul
sito di Micromega, ho attaccato non il cordoglio privato verso un
regista (mediocre) ma la santificazione civile (avvenuta nei massimi
spazi pubblici della mia città, Firenze) di un uomo che aveva proposto
la pena di morte per le donne che abortiscono e per quelli "che spostano
i negri" (sic). L'edificio monumentale pubblico più importante di
Firenze tra quelli disponibili è stato consegnato gratuitamente alla
fondazione Zeffirelli, presieduta da Gianni Letta: è intollerante dire
che lo ritengo vergognoso?
Mi ero
chiesto se il nero era quello del lutto o dell'orbace, ricordando la
parallela riabilitazione di Oriana Fallaci (cui Zeffirelli era
legatissimo) perseguita per razzismo in Francia e in Svizzera. La
Fallaci dichiarò di voler mettere una bomba in una moschea eventualmente
costruita in Toscana e sosteneva la dottrina della "sostituzione del
popolo cristiano in Europa": quella oggi di Bannon e Salvini ma anche
del terrorista Tarrant che quella bomba l'ha messa davvero.
Averle
dedicato una piazza a Firenze è per me imperdonabile. Posso dirlo senza
essere accusato di intolleranza? Credo che l'abbandono di ogni pensiero
critico a sinistra sia una delle ragioni per cui oggi ci troviamo a
fare i conti con un'egemonia culturale di destra in cui nessuno contesta
la consacrazione civica di Zeffirelli e Fallaci.
1 luglio 2019 Repubblica