venerdì 12 luglio 2019

ANCORA SU ZEFFIRELLI

di Tommaso Montanari

Caro direttore, ieri Michele Serra ha stabilito un'equazione: la mia dura (quanto inerme) critica alle pubbliche onoranze fiorentine rese a Zeffirelli varrebbe quanto la canea di insulti che  mi ha provocato, culminata nelle minacce del ministro Salvini, il quale mi ha ingiunto di abbandonare l'insegnamento ( forse medita di tornare al giuramento di fedeltà dei professori al regime). 
Saremmo di fronte a due facce della stessa medaglia, quella dell'intolleranza. Come chiunque può leggere sul sito di Micromega, ho attaccato non il cordoglio privato verso un regista (mediocre) ma la santificazione civile (avvenuta nei massimi spazi pubblici della mia città, Firenze) di un uomo che aveva proposto la pena di morte per le donne che abortiscono e per quelli "che spostano i negri" (sic). L'edificio monumentale pubblico più importante di Firenze tra quelli disponibili è stato consegnato gratuitamente alla fondazione Zeffirelli, presieduta da Gianni Letta: è intollerante dire che lo ritengo vergognoso? 
Mi ero chiesto se il nero era quello del lutto o dell'orbace, ricordando la parallela riabilitazione di Oriana Fallaci (cui Zeffirelli era legatissimo) perseguita per razzismo in Francia e in Svizzera. La Fallaci dichiarò di voler mettere una bomba in una moschea eventualmente costruita in Toscana e sosteneva la dottrina della "sostituzione del popolo cristiano in Europa": quella oggi di Bannon e Salvini ma anche del terrorista  Tarrant che quella bomba l'ha messa davvero. 
Averle dedicato una piazza a Firenze è per me imperdonabile. Posso dirlo senza essere accusato di intolleranza? Credo che l'abbandono di ogni pensiero critico a sinistra sia una delle ragioni per cui oggi ci troviamo a fare i conti con un'egemonia culturale di destra in cui nessuno contesta la consacrazione civica di Zeffirelli e Fallaci. 

1 luglio 2019 Repubblica