venerdì 12 luglio 2019

SE GESU' ENTRASSE IN UNA CHIESA


Se Gesù entrasse oggi in una chiesa quando si sta recitando il Credo impallidirebbe perché la dogmatica cristologica non ha nessuna parentela con il Gesù ebreo:
Al Gesù storico, all’ebreo Gesù, le prime tre righe e le ultime due sarebbero apparse familiari, ed egli, anche se non pensava in termini teologici, non avrebbe avuto difficoltà ad approvarle:
Credo in un solo Dio, Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili [….]
Aspetto la risurrezione dei morti
e la vita del mondo che verrà.
Ma sarebbe rimasto senz’altro perplesso (mystified) dalle restanti ventiquattro righe. Esse paiono aver poco a che fare con la religione che egli ha predicato e osservato. Ma le dottrine che esse proclamano – la condizione da sempre e per sempre divina di Cristo, la sua incarnazione, la redenzione di tutta l’umanità prodottasi per mezzo della sua crocifissione, l’elevazione che la seguì e soprattutto la Trinità di Padre, Figlio e Spirito Santo – costituiscono il fondamento della fede di cui egli viene considerato il creatore”.
Scrive queste righe, da sommo studioso dell’ebraismo, nel suo capolavoro “Gesù l’ebreo” (Borla Editore) il professor Geza Vermès.
 Il libro vide la luce in Italia nel 1983. E’ un capolavoro con il quale confrontarsi. Sono passati quarant’anni ma il testo è di piena attualità per coloro che adorano Dio, detestano la dogmatica e amano la ricerca. 
E’ uno dei libri – leggerete sul blog – che presenterò nei martedì di luglio. Gesù di Nazareth, a sentire il Credo di Nicea e Costantinopoli, quello che si recita in chiesa ogni domenica, penserebbe che si parli di un altro. Le ultime ventiquattro righe gli sono estranee e incomprensibili.
Franco Barbero