Il teatrino al confine
Il 30 giugno il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader della Corea del Nord Kim Jong-un si sono incontrati a Panmunjom, nella zona demilitarizzata tra le due Coree. Trump si trovava in Corea del Sud, dov'era andato dopo il summit del G20 in Giappone, e aveva chiesto un incontro fuori programma a Kim. E’ arrivato a Panmunjom accompagnato dal presidente sudcoreano Moon Jae-in, e dopo un breve tour ha attraversato la linea simbolica che divide i due paesi, diventando il primo presidente statunitense in carica a me mettere piede in Corea del Nord. I due leader hanno ribadito la loro amicizia e hanno confermato che i colloqui sul programma nucleare nordcoreano andranno avanti. I negoziati sono in stallo dopo che il secondo summit tra Washington e Pyongyang si è concluso senza un accordo, lo scorso febbraio. Andrei Lankov, il direttore di Nk News, scrive che l'incontro di Panmunjom è stato ”quasi esclusivamente una questione d’immagine e ha prodotto poca sostanza“. Eppure, ” non bisogna essere necessariamente critici a proposito di questo teatrino politico. È avvenuto nel momento giusto e sul lungo periodo potrebbe rivelarsi utile “. Lankov spiega che tutti e tre i leader coinvolti avevano interesse a spettacolarizzare l'evento: Trump vuole dimostrare i suoi elettori di saper gestire una situazione difficile; Moon ha bisogno di un successo diplomatico per distogliere l'attenzione dalla sua politica economica; è Kim deve rafforzare la sua immagine di fronte a chi lo accusa di non essere all'altezza del suo ruolo e di piegarsi agli statunitensi. Ma anche se non ha prodotto nessun risultato concreto, l'incontro di Panmunjom può essere considerato un piccolo successo, conclude Lankov: ”Ha comunque contribuito a migliorare la situazione nella regione“ e ha gettato le basi per lavorare seriamente a un compromesso.
INTERNAZIONALE 5 LUGLIO 2019