mercoledì 14 agosto 2019

L'AMAZZONIA E' DI TUTTI E DI NESSUNO

«Dovete capire che l'Amazzonia è del Brasile, non vostra». Con tanta delicatezza Jair Bolsonaro ha risposto ai giornalisti che gli facevano notare l'aumento della deforestazione nella regione amazzonica durante un incontro con la stampa estera. Poi il presidente brasiliano ha aggiunto che gli europei non dovrebbero parlare, perché hanno già devastato il loro continente, e che i dati erano falsi. Il Brasile, invece, è aperto alla cooperazione per sfruttare la sua biodiversità. I dati contestati da Bolsonaro sono stati resi pubblici dall'Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais, l'agenzia spaziale brasiliana. Che ha denunciato un aumento del tasso di deforestazione dell’88 per cento dal giugno 2018 al giugno 2019. Con una perdita di 739 chilometri quadrati nel solo mese di maggio, l'equivalente di due campi da calcio al minuto.  E se il presidente ha dichiarato che avrebbe convocato il direttore dell'agenzia Ricardo Galvão, «al servizio di qualche organizzazione non governativa», la comunità scientifica ha protestato vivacemente, perché i «satelliti non sono responsabili della deforestazione, si limitano a registrare ciò che accade».
   Anche se con un solo mese può non essere significativo per individuare una tendenza a lungo termine, il vertiginoso aumento della deforestazione «è deprimente, ma non sorprendente», ha dichiarato Carlos Rittl, della ong Observatório do Clima, visto che il governo sta smantellando tutte le politiche di tutela ambientale messe in campo dai tempi del vertice di Rio del 1992. E sta stimolando l'imprenditoria agricola nella speranza di risollevare l'economia. D'altra parte l'Amazzonia è del Brasile, come dice Bolsonaro. Ma il problema è di tutti. E forse dovrebbero essere i governi dei Paesi ricchi a proporre incentivi per la conservazione, ma di questi tempi pare che la salute del pianeta non sia una priorità per nessuno.

Marco Cattaneo, il Venerdì 9 agosto 2019