L'entusiasmo che non basta
LUCA
14, 25 - 35
Siccome
molta gente andava con lui, egli si voltò e disse: "Se uno
viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i
fratelli, le sorelle e persino la propria vita, non può essere mio
discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me,
non può essere mio discepolo.
Chi
di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne
la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che,
se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che
vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a
costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Oppure quale
re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima ad
esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene
incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli
manda un'ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinunzia a
tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
Il
sale è buono, ma se anche il sale perdesse il sapore, con che cosa
lo si salerà? Non serve nè per la terra nè per il concime e così
lo buttano via. Chi ha orecchi per intendere, intenda".
La
pagina che abbiamo davanti agli occhi, tranne i versetti delle due
parabole della torre e del re guerriero che sono esclusivamente
lucani, sono presenti con qualche variante anche in Matteo 10, 37 -
38.
Un appello alla consapevolezza
I
biblisti ci informano che vengono qui raccolti alcuni detti che sono
stati pronunciati ed elaborati in circostanze diverse,
come insegnamenti per i discepoli. Che cosa risalga precisamente al Gesù storico e quanto sia un elaborato del redattore del Vangelo, è difficile da sapere
Cercare
di cogliere il messaggio di questa pericope significa affrontare una
sfida, ma si tratta di un linguaggio paradossale che richiama i discepoli alla consapevolezza delle scelte che attendono chi segue il profeta di Nazareth.
Gesù,
nel suo viaggio verso Gerusalemme, è ben consapevole che lo attende
una opposizione frontale. Desidera che chi lo segue metta in conto quali siano gli orizzonti che si profilano.
Gesù ha constatato che attorno a lui è cresciuto in alcune circostanze un grande
entusiasmo: "molte folle andavano con lui".
Il
Maestro, che ama la gente, non si fida però dell'entusiasmo e questo
suo "voltarsi" sembra esprimerlo gestualmente. In ogni caso
alla gente e alla cerchia dei discepoli e delle discepole Gesù
rivolge un messaggio esplicito: pensate bene a quello che state
facendo e decidete se volete stare con me fino alla fine.
Perversioni tradizionali
I
versetti che seguono nella tradizione cristiana hanno dato vita ad
una serie di interpretazioni ambigue da auto flagellatori, tanto che
qua e là, in deliranti feste patronali e in santuari ben noti,
flagellarsi a sangue è diventato sinonimo di portare la croce. Gesù crocifisso è stato interpretato come un invito a cercare la sofferenza. Una certa spiritualità cristiana ha fatto e tessuto nei secoli un delirante elogio della sofferenza dando della vita cristiana una visione tetra, triste, nemica delle gioie quotidiane...
In
una cittadina ligure, come colmo degli orrori, c'è una sera d'estate
(dico perché anni fa ho visto con i miei occhi) in cui si svolge la
rassegna, la gara e la sfilata delle croci. Da croci alte come una
casa a piccole croci portate da bambini tutti vestiti da crociferi,
con tanto di banda musicale e di sindaco. Un delirio collettivo spesso guidato da pastori gaudenti e tutt'altro che crocefissi
Non
so se alla fine abbiano crocifisso un nero o un rom, ma certo se
andate a Pietra Ligure in una sera di luglio, potrete godervi lo
spettacolo piuttosto delirante.
Il
messaggio
Fatta
questa parentesi, il portare la croce non significa auto flagellarsi,
ma diventare responsabili delle proprie scelte, capaci di resistere
anche nei momenti in cui si profilano difficoltà ed opposizioni e sono necessarie sofferte divisioni.
In
queste righe l'esigenza di portare la croce "viene collegata alla quasi temeraria richiesta di odiare la propria famiglia e la
propria vita.
Odiare
è un'espressione semitica che significa volgersi da un'altra parte,
distaccarsi da qualcuno o da qualcosa.
Non
c'è nulla di quell'emozione che noi esperimentiamo nell'espressione:
"ti odio".
Se
questo fosse il caso, un versetto da solo avrebbe cancellato tutte le
richieste di amare, curare, nutrire..
che
si trovano nei due Testamenti.
E "odiare la propria vita" non è una vocazione dell'autoripugnanza, al
considerare se stessi come vermi, al gettare se stessi nella
discarica dei rifiuti del mondo......
"Quel
che viene richiesto ai discepoli è che, nell'intreccio di molte
realtà e lealtà in cui tutti noi viviamo, l'esigenza di Cristo e
del Vangelo non solo deve avere la precedenza, ma ridefinisce il
ruolo di tutte le altre.
Questo
necessariamente comporterà qualche separazione, qualche cambiamento.
"(Fred Craddock, Luca, pag. 234).
In
sostanza anche le due parabole dicono la stessa cosa e pongono la
stessa domanda: siete sicuri di volermi seguire? Non vi tirerete
indietro davanti a qualche vera difficoltà?
La realtà con cui fare i conti
La
memoria che Luca conserva di questi insegnamenti di Gesù non era
affatto astratta.
Nella
comunità degli anni 85 - 90, già si coglievano tanti voltafaccia,
tante "interruzioni".
La
vita al seguito di Gesù viene presentata come la costruzione di una
torre in una vigna e nella seconda parabola come una "milizia",
un combattimento........
Insomma,
l'impresa non deve essere lasciata a metà.
Forse
sarebbe meglio non cominciare nemmeno......, se poi si molla a metà
strada.
Bisogna
stare attento a non leggere questi versetti come enunciati
moralistici di una impresa adatta solo a persone eroiche.
Il
richiamo ha un sapore del tutto diverso: seguire Gesù non è una
strada impossibile, ma è un cammino impegnativo. Qualche volta, ci
dice Luca, facciamo bene a ricordarcelo per non confondere la fede
con un pò di adempimenti religiosi o con qualche saltuaria opera
buona.
Versetti
34 - 35
Bisogna
tenerli insieme e non separarli, come fa la liturgia cattolica di
oggi.
Infatti
sono intimamente collegati ai precedenti: "come il sale può
perdere il suo sapore, così anche un iniziale impegno, per quanto
sincero, può perdere di intensità. Il processo può essere
graduale, quasi inavvertito. Il sale può diventare insipido.
Ma
alle spalle....
Dietro
questo linguaggio duro ed esigente di Gesù, secondo la testimonianza
evangelica , è molto probabilmente leggibile un certo disagio, una
amarezza, una profonda delusione che già la comunità di Luca degli
anni 90 esperimentava. Alle spalle fu certamente anche l'amarezza del
nazareno che, nel suo viaggio verso Gerusalemme, comprese e dovette
prendere atto di molti abbandoni.
In
parecchi seguaci della prima ora l'entusiasmo si era perso per
strada. Quanto più Gesù esplicitava la sua proposta, tanto più si
infittiva il numero degli abbandoni....
E'
così difficile che la proposta di Gesù trovi larghe adesioni! Luca
lo esprime alla sua comunità: non bisogna aspettarsi successo,
trionfo e adesioni di folle e di moltitudini.
Vale
per noi come per la comunità di Luca: cerca di essere perseverante e
non fare la conta dei successi. Lo vediamo chiaramente: quando ci si
impegna nella chiesa e nella società per un rinnovamento reale e
profondo, si debbono fare i conti con "muri" di sordità ed
indifferenza, di discontinuità e di altalenante impegno.
Qui
è prezioso dono di Dio non cedere allo sconforto e proseguire con
fiducia il viaggio.