”Feste‟
In
questo periodo estivo ho avuto la fortuna di partecipare a molte
feste patronali. Ho vissuto momenti belli ed intensi. Vorrei parlare
di tutte, ma mi fermo a una delle ultime, quella di Chiabrano. Un
piccolo paese (13 residenti), nel comune di Perrero. La chiesa si
apre su un balcone spettacolare: una valle ai tuoi piedi, ricca di
boschi, carica di colori; in alto ”Frankenstein che dorme‟ e il
Ghinivert. Dopo la messa, sulla piazzetta, un'ottima ”Marenda
sinoira‟ con balli occitani. Ho tempo e mi fermo. Parlo con la
giovane sindaco, con una signora che legge questi articoletti, con
un'altra signora che mi parla della lettera pastorale, con un
distinto signore che mi racconta la storia del paese, con una brava
signora in pensione che insegna i balli ai bambini, un giovane che fa
cuocere le salsicce, un signore che offre un ottimo Verdicchio, un
amico che suona la fisarmonica... La serata procede in serena
allegria. Ci sono residenti, ex- residenti e villeggianti; cattolici
e valdesi. Gusto il sapore della festa patronale, cioè della festa
di tutti coloro che sono legati al paese. Una festa per sentire
l’appartenenza, per riscoprire la bellezza di essere ”di
qualcuno‟, di un determinato paese. Oggi, in una società
”sfilacciata‟, è difficile sentire la propria appartenenza.
Siamo diventati gelosi della nostra autonomia, felici di non dover
appartenere a nessuno se non ”a noi stessi‟. L'autonomia sembra
la fonte della libertà. La ”fluidità delle relazioni‟ pare una
garanzia di libertà. E si finisce col sentire il gusto amaro della
solitudine.”Io non sono di nessuno‟: sembra lo slogan della
libertà ed invece è la porta della solitudine . Abbiamo bisogno di
poter dire ”sono di qualcuno‟: di un paese, di una cultura, di
una tradizione. Abbiamo bisogno di sentirci ”dentro qualcosa di più
grande‟. Che bello poter dire con orgoglio: sono di Pinerolo, sono
di Chiabrano, sono di Perosa, sono di Torre Pellice... La festa
patronale è una bella occasione per sentirci fisicamente
appartenenti ad un paese. E, dunque, è una bella occasione per
ringraziare. Si fa festa solo se c'è qualcosa ”da festeggiare‟.
Nella festa patronale ringrazio perché esistono altri nel mio paese:
il panettiere, il medico, l'insegnante, l'idraulico, il contadino,
l'amministratore... Che fortuna che ci siano! Altrimenti dovrei farmi
il pane, aggiustarmi i rubinetti, gestire le strade, curarmi da solo.
Invece sono fortunato perché attorno a me esiste un gruppo che
sostiene la mia vita, anzi che rende possibile la mia vita. Inoltre,
nella festa patronale, scopro che ci sono stati altri prima di me che
hanno abitato il paese e me lo hanno consegnato. Sono loro che hanno
creato la lingua che io uso, i piatti che ora mangio, usi e costumi
di cui vivo. Io, con rispetto e gratitudine verso i miei padri, entro
dentro una lunga tradizione, quella occidentale europea. In questa
luce la festa patronale mi aiuta ringraziare anche per la fede che i
padri ci hanno trasmesso. Dunque la festa patronale è una festa di
tutti per sentirci ”di qualcuno‟. E, per i credenti, è una festa
di tutti per sentirci ”di Qualcuno‟, per sentirci figli
dell'unico Padre.
PS:
Con questo spirito ti invito alla festa patronale di Pinerolo
domenica 1° settembre (vedi articolo a pagina 9)
Derio
Olivero, vescovo di Pinerolo, l’eco del chisone 28 agosto