giovedì 5 settembre 2019

LE PAROLE PER DIRLO


Feste‟

In questo periodo estivo ho avuto la fortuna di partecipare a molte feste patronali. Ho vissuto momenti belli ed intensi. Vorrei parlare di tutte, ma mi fermo a una delle ultime, quella di Chiabrano. Un piccolo paese (13 residenti), nel comune di Perrero. La chiesa si apre su un balcone spettacolare: una valle ai tuoi piedi, ricca di boschi, carica di colori; in alto ”Frankenstein che dorme‟ e il Ghinivert. Dopo la messa, sulla piazzetta, un'ottima ”Marenda sinoira‟ con balli occitani. Ho tempo e mi fermo. Parlo con la giovane sindaco, con una signora che legge questi articoletti, con un'altra signora che mi parla della lettera pastorale, con un distinto signore che mi racconta la storia del paese, con una brava signora in pensione che insegna i balli ai bambini, un giovane che fa cuocere le salsicce, un signore che offre un ottimo Verdicchio, un amico che suona la fisarmonica... La serata procede in serena allegria. Ci sono residenti, ex- residenti e villeggianti; cattolici e valdesi. Gusto il sapore della festa patronale, cioè della festa di tutti coloro che sono legati al paese. Una festa per sentire l’appartenenza, per riscoprire la bellezza di essere ”di qualcuno‟, di un determinato paese. Oggi, in una società ”sfilacciata‟, è difficile sentire la propria appartenenza. Siamo diventati gelosi della nostra autonomia, felici di non dover appartenere a nessuno se non ”a noi stessi‟. L'autonomia sembra la fonte della libertà. La ”fluidità delle relazioni‟ pare una garanzia di libertà. E si finisce col sentire il gusto amaro della solitudine.”Io non sono di nessuno‟: sembra lo slogan della libertà ed invece è la porta della solitudine . Abbiamo bisogno di poter dire ”sono di qualcuno‟: di un paese, di una cultura, di una tradizione. Abbiamo bisogno di sentirci ”dentro qualcosa di più grande‟. Che bello poter dire con orgoglio: sono di Pinerolo, sono di Chiabrano, sono di Perosa, sono di Torre Pellice... La festa patronale è una bella occasione per sentirci fisicamente appartenenti ad un paese. E, dunque, è una bella occasione per ringraziare. Si fa festa solo se c'è qualcosa ”da festeggiare‟. Nella festa patronale ringrazio perché esistono altri nel mio paese: il panettiere, il medico, l'insegnante, l'idraulico, il contadino, l'amministratore... Che fortuna che ci siano! Altrimenti dovrei farmi il pane, aggiustarmi i rubinetti, gestire le strade, curarmi da solo. Invece sono fortunato perché attorno a me esiste un gruppo che sostiene la mia vita, anzi che rende possibile la mia vita. Inoltre, nella festa patronale, scopro che ci sono stati altri prima di me che hanno abitato il paese e me lo hanno consegnato. Sono loro che hanno creato la lingua che io uso, i piatti che ora mangio, usi e costumi di cui vivo. Io, con rispetto e gratitudine verso i miei padri, entro dentro una lunga tradizione, quella occidentale europea. In questa luce la festa patronale mi aiuta ringraziare anche per la fede che i padri ci hanno trasmesso. Dunque la festa patronale è una festa di tutti per sentirci ”di qualcuno‟. E, per i credenti, è una festa di tutti per sentirci ”di Qualcuno‟, per sentirci figli dell'unico Padre.
  PS: Con questo spirito ti invito alla festa patronale di Pinerolo domenica 1° settembre (vedi articolo a pagina 9)
Derio Olivero, vescovo di Pinerolo, l’eco del chisone 28 agosto