giovedì 9 gennaio 2020

IL RAPPORTO TRA GESU' E DIO

Il Gesù storico ci fa scoprire Dio

‟I sostenitori della cristologia ufficiale dogmatica ritengono che nella sua intima essenza Gesù, dopotutto, non fosse umano: egli era divino. Questo modo essenzialista di vedere la cristologia, incoraggiato da tutta l'ultima generazione di teologi positivi, come Karl Barth, solleva un grosso problema: per molti nostri contemporanei, infatti, quell’approccio è diventato incredibile, in un modo che non trova riscontro tra gli antichi che crearono i testi del Nuovo Testamento. Per loro l'idea che una persona umana potesse essere essenzialmente divina aveva un senso. 
Nell'ambito di una visione del mondo in cui gli dei talvolta si accoppiavano con gli umani, la discendenza nata da tale unione, ossia un essere umano divino, era un’ovvia possibilità. Oggi, evidentemente, nessuno ci crede. Tuttavia molti continuano a ritenere che Gesù fosse essenzialmente divino, e accettano questo fatto come articolo di fede, sebbene il quadro mitico in cui quella credenza poteva avere un senso sia da tempo scomparso dalla nostra consapevolezza culturale.
 Rimane come testo di un manifesto, come uno slogan. Ma è un'affermazione che nel mondo moderno non alcun contenuto significativo. 
Forse il tema centrale di un cristianesimo moderno è stato privato di gran parte del suo contenuto e del suo significato.
Ciò che ho descritto nelle ultime pagine di questo capitolo costituisce un'alternativa a quella visione essenzialista della cristologia. La chiamerò una «cristologia esistenziale». 
Si basa sull'idea che i primi seguaci di Gesù fecero delle dichiarazioni a suo riguardo non perché avessero in qualche modo percepito in lui una essenza divina, una divinità palpabile. 
Quando dicevano: «Ecco il figlio di Dio» non era perché avessero scorto un’aureola sul suo capo, ma perché l'avevano udito dire e visto fare certe cose. Avevano l'esperienza del suo agire nella loro vita. E ciò che avevano sperimentato in compagnia di quella persona, di Gesù, li toccava profondamente. Nelle sue parole udivano delle verità fondamentali sul mondo, sulla natura umana, su Dio. Nelle sue azioni sperimentavano come un'autentica persona umana potrebbe e dovrebbe essere. Nella sua vita scorgevano una profondità di significato che incideva su ciò che essi sapevano essere vero, assolutamente vero. 
Quella verità, nel linguaggio religioso corrente, si chiama Dio. Egli è la realtà suprema che attraversa e supera ogni cosa, nella quale tutte le cose hanno il loro fondamento e su cui deve fondarsi anche la vita, se si vuole che abbia un qualche significato. Nella loro esperienza con Gesù, i suoi seguaci avevano fatto l'esperienza di Dio. Nel loro discepolato avevano scoperto il vero senso della loro vita. Perciò dicevano di lui: «Ecco il figlio di Dio».
Una visione esistenziale della cristologia considera quella esperienza fondamentale come la base della fede cristiana. Quella fede ha avuto inizio dalla decisione di vedere nelle parole e negli atti di Gesù la più profonda di tutte le verità: la verità che è Dio. Così era la fede cristiana, e così deve ridiventare se si vuole che abbia nuovamente un qualche significato nel mondo moderno. 
Nei capitoli che seguono cercherò di presentare le parole e gli atti di Gesù, nella misura in cui una scienza storica responsabile lo rende possibile, e in un modo che riveli che cosa significassero per coloro che decisero che in Gesù erano giunti a conoscere chi è Dio. Che cosa fece? Che cosa disse? Perché tutto ciò risultò importante per la gente? E può tornare a essere importante nel nostro tempo? 
La ricerca del Gesù storico fa parte della mia ricerca personale di significato, della mia ricerca di verità, della mia ricerca di Dio”.

Stephen J. Patterson, Il Dio di Gesù, Il Gesù storico e la ricerca del significato, Claudiana pagg. 70-71