domenica 5 gennaio 2020

PREDICAZIONE DURANTE L'EUCARESTIA DI OGGI 5 GENNAIO

Matteo 25,31-46

31 Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. 32 E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, 33 e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 34 Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 35 Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 37 Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. 41 Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 42 Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; 43 ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. 44 Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? 45 Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. 46 E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».


Tolta la cornice di Gesù che appare come giudice finale, che ovviamente è una cornice letteraria, questo racconto è un quadro da cogliere nel suo significato essenziale.
Anche qui siamo di fronte ad una brano allegorico e mitologico.
E' evidente che questo racconto semplifica la realtà e divide il mondo come si divide una torta, da una parte i buoni dall'altra parte i malvagi.
E' chiaro che una lettura che non interpreti questi linguaggi, tradisce il messaggio e alimenta la visione di un Dio, che attraverso questo scenario apocalittico diventa il Dio della paura e un Dio contabile.
Bisogna quindi uscire da questo schema mentale, che ci ha fornito fin dall'infanzia una visione triste e terrorizzante di Dio.
Il Dio della misericordia e del perdono in una lettura fondamentalistica di questo passo evangelico scompare totalmente. Per molti cristiani e cristiane questa immagine del Dio punitivo ha prodotto molte sofferenze e spesso l'allontanamento dalla fede; oppure grande difficoltà a scoprire l'altro Dio: il Dio dell'amore.
Ma qual'è il messaggio centrale di questo passo?
Il Vangelo di Matteo, nato completamente in ambiente ebraico, aveva molto a cuore una polemica tutta interna alla Sinagoga e all'ebraismo del suo tempo; Matteo, sulla scia dei profeti, vuole prendere di petto quei tanti che blateravano di fede, precetti, e tanta ritualità, ma poi nulla cambiava nella loro vita, vivevano tra un rito e l'altro senza passione e poca coerenza.
Matteo qui è l'evangelista che come Gesù andava al nodo della questione: Matteo è colui che esorta al fare.
Con questa pagina vuole invitare a mettere in pratica i comandamenti più preziosi di Gesù e della tradizione giudaica.
In poche parole Matteo parlando alla sua comunità (anni 80-90 dopo la morte di Gesù) vuole metterla in guardia da una religiosità di facciata, da una parlare anziché agire, a scendere nel concreto dei problemi : E' per quello che il lungo elenco:
avevo, fame, avevo sete, ero nudo, ero straniero.....
Matteo non vuole terrorizzare ma vuole dire chiaramente che la fede deve avere un riscontro nella vita sempre a partire dagli ultimi, dai più sofferenti.

La parola “maledetto” , fuori dal contesto mitologico e apocalittico, significa che se tu ti professi credente ma non ti preoccupi dello straniero, dell'affamato, del diseredato....non sei sulla strada che ha tracciato Gesù e stai buttando la tua vita nel nulla. Questo rischio di buttare la propria vita nel nulla è reale anche per noi. Ogni giorno dobbiamo chiederci se siamo veramente sul sentiero di Gesù ; ogni giorno dobbiamo interrogarci ed esaminare le scelte che compiamo per essere veri discepoli e discepole del nazareno.
Fiorentina
5 gennaio 2020 Pinerolo