Le recenti rovinose scelte di papa Francesco circa il NO al ministero delle donne e dei viri probati e la pubblicazione del libro su papa Woytila mi hanno deluso, ma per nulla sconcertato.
Restano alcune scelte positive di Bergoglio, e per queste va valorizzato, ma ormai egli fa il profeta sui problemi del mondo e l'equilibrista sui problemi ecclesiali sui quali potrebbe incidere. E' caduto nella trappola della paura e in lui ritorna il pessimo concetto della trattativa con i reazionari.
E' troppo facile giustificare papa Francesco mettendo in campo il pericolo di una lacerazione o la forza di una curia ostile.
Ma è meglio una unità fittizia o una divisione motivata e urgente? Sono pretesti anche perché la lacerazione è in atto e si tratta solo di riconoscerla. Ma parlare dell'inquilino dei sacri palazzi non è ciò che più mi preme in questi momenti.
Il punto centrale.
A mio avviso, il punto centrale è un altro. Forse non abbiamo ancora imparato che cosa significhi diventare cristiani e cristiane adulti/e e saper disobbedire quando, come in questi casi, l'autorità chiede di andare contro la coscienza e di mettere le politiche dell'istituzione prima delle persone e del Vangelo.
Imparare a disobbedire non è per nulla semplicemente un atto di ribellione: è un cammino difficile, sofferto, motivato che, ad un certo punto, conduce al dovere di disobbedire. Bisogna imparare ad uscire dal viscido mondo dell'obbedienza che mantiene i soggetti funzionali all'istituzione, dipendenti economicamente e psicologicamente dall'autorità ecclesiastica.
L'obbedienza come rovina della chiesa.
L'obbedienza è, a mio avviso, la rovina più grande della chiesa lungo il corso dei secoli. In suo nome si sono manipolate miliardi di coscienze facendola passare per suprema virtù.
Il problema è che non abbiamo fatto il cammino spirituale e teologico che ci conduca a praticare serenamente la disobbedienza ecclesiastica per amore della obbedienza all'evangelo. Siamo cristiani minorenni che continuano a chiedere permesso. Questa sciagura che crea la chiesa della sottomissione può essere superata soltanto con un cammino biblico profondo e quindi liberatore e liberante. Potrei fare mille esempi di questa obbedienza supina: un parroco non si sente di creare con la comunità una celebrazione che si distanzi dal messale romano o un rito battesimale in cui non compaia l'esorcismo.....Solo comunità disobbedienti in nome del Vangelo permetteranno nuove esperienze...senza chiedere permesso.
Lo scopo di frenare la chiesa tedesca.
Questa decisione di non ascoltare il Sinodo amazzonico e di dare ragione ai tradizionalisti è una evidente "ammonizione" alla chiesa tedesca perché moderi il suo coraggio: un brutto segnale curiale da rispedire al mittente. Mi auguro che la chiesa tedesca e il Convegno spagnolo abbiano il coraggio di una aperta disobbedienza a papa Francesco proprio per mettere al primo posto le persone e il Vangelo.
Un invito
Cari fratelli e sorelle, uomini, donne, presbiteri, teologi e teologhe, catechisti......riapriamo il cammino della disobbedienza aperta, dichiarata, motivata. Ascoltiamo la voce delle donne e di quanti chiedono di non fermarci a riformelle da quattro soldi, che lasciano intatte le prigioni dogmatiche e non rimuovono il peccato dell'obbedienza. Pratichiamo la disobbedienza come ci ha insegnato Gesù e come ce ne danno testimonianza i profeti. La strada dell'obbedienza porta soltanto allo spegnimento della fede. Se amiamo la nostra chiesa non possiamo lasciarla in mano ai giochi di potere e non possiamo continuare ad obbedire a chi fa l'equilibrista.
don Franco Barbero