giovedì 13 febbraio 2020

DAL VATICANO

La carica
Chi è il prefetto
della casa pontificia
Sempre in prima fila

Il prefetto della casa pontificia
è colui che coadiuva il servizio
alla persona del Papa sia
all'interno del palazzo
apostolico sia quando il
Pontefice esce dal Vaticano
per andare a Roma o in altre
città italiane. In Vaticano il
prefetto cura l'organizzazione
delle cerimonie pontificie,
esclusa la parte liturgica che è
organizzata dall'ufficio delle

celebrazioni. 
Spetta al
prefetto stilare l'elenco delle
persone ammesse alle udienze
pubbliche e private col Papa.


Quel legame tagliato per spezzare

 l'assedio al

 Papa emerito

CITTA’ DEL VATICANO - 
L'ipotesi di concedergli a breve un promoveatur ut amoveatur sembra essere concreta in Vaticano. Il momentaneo allontanamento di Georg Gänswein dalla prefettura della casa pontificia, infatti, sembra poter preludere alla concessione di un nuovo ruolo che porti il 63enne arcivescovo tedesco lontano da Francesco pur mantenendo l'incarico di segretario particolare di Benedetto. 
Il solco fra i due, infatti, sembra essersi irrimediabilmente allargato e, nonostante in questo modo venga espunta l'unica vera cintura di trasmissione tra i due Papi, pare non vi possano essere molte misure in grado di colmarlo. La colpa, tuttavia, più che di «don Giorgio», come lo chiamano tutti Oltretevere, è da ascrivere maggiormente al fronte dei ratzingeriani delusi, coloro che ancora oggi ritengono Benedetto XVI il loro unico punto di riferimento.
Sono stati questi, infatti, gli appartenenti a una piccola ma combattente riserva del mondo cattolico, a pressare constantemente Gänswein per avere prese di posizione pubbliche di Benedetto su temi del magistero di Francesco. Gänswein, spesso, ha ceduto a queste richieste. Senza, tuttavia, valutare fino in fondo la deflagrazione che ogni uscita di Ratzinger avrebbe portato non soltanto sui media, ma anche nel rapporto delicatissimo esistente fra lui e Bergoglio.
La pubblicazione qualche settimana fa del libro del cardinale Robert Sarah sul celibato ecclesiastico venduto inizialmente come a doppia firma con Benedetto, a pochi giorni dall’uscita dell'esortazione di Francesco sul Sinodo dell'Amazzonia, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
 E che ha probabilmente fatto comprendere al Papa che a queste operazioni occorreva darci un taglio: troppe volte in questi stessi anni le parole del Papa emerito sono apparse ai più come la volontà di quest'ultimo di correggere il suo successore su temi decisivi del magistero e questa ingerenza, per convinzione di tutti non voluta da Ratzinger, è stata giudicata eccessiva.
Gänswein sta trascorrendo le proprie giornate al Mater Ecclesiae come in uno stato di quaresima anticipata. Continua a stare vicino a Ratzinger il quale, seppure un po' affannato a motivo della vecchiaia, non ha importanti problemi fisici. Francesco, a parte un breve scambio di parole, non gli ha dato particolari spiegazioni sul suo congedo. Il tempo è, dunque, propizio per lui per tornare indietro e ripensare alle tante uscite di Benedetto non gestite fino in fondo nel modo migliore.
Prima della pubblicazione del libro con Sarah fece molto scalpore un testo pubblicato sul piccolo quotidiano tedesco conservatore Tagespost dedicato alla pedofilia. 
Appena poche settimane dopo un summit voluto dal Papa in Vaticano proprio sugli abusi sessuali dei sacerdoti nel quale al centro vi erano, per la prima volta, le vittime e la loro voce, Ratzinger disse parole di tono differente. Ricordò più che altro la crisi del ’68 che investì anche il clero, senza tuttavia dedicare una sola parola alla sofferenza delle vittime.
Prima ancora, acuta è stata la crisi sui vertici del ‟Giovanni Paolo II”, l'istituto che per anni ha portato avanti la teologia morale di stampa wojtyliana sulla famiglia e il matrimonio. Papa Francesco ha rinnovato l'istituto e i suoi vertici. La vecchia guardia non ha gradito. L'ex preside Livio Melina, in particolare, pochi giorni dopo l'avvicendamento, si è fatto fotografare in compagnia di Benedetto. La foto è stata rilanciata sui social media come a voler mostrare l'appoggio di Ratzinger alla sua persona e, quindi, una sostanziale bocciatura della decisione papale. Un'altra operazione editoriale sfortunata che costò le dimissioni di monsignor Dario Viganò da prefetto della comunicazione aveva visto ancora un filtro da parte di Gänswein. La pubblicazione, rivista da don Giorgio, di soltanto una parte di una lettera di Benedetto aveva comportato le dimissioni di un fedelissimo del Papa. E ancora, nel 2016, fece rumore un intervento di Gänswein in Gregoriana nel quale sostenne che in Vaticano c'è «un ministero allargato con un membro attivo e un membro contemplativo». «È come se Benedetto XVI avesse fatto un passo di lato», disse, un po' avallando l'idea della effettiva compresenza, seppure con ruoli diversi, di due Papi.

Paolo Rodari, la Repubblica 6 febbraio