"Il teismo, la nozione che Dio e "là fuori", domina ancora la nostra immagine del divino e prepara la strada all'ateismo ( che semplicemente significa: teismo,no grazie!).
Esistono a mio parere quattro opzioni per parlare della nostra relazione con il divino: il teismo, l'ateismo, il panteismo e il panenteismo.
Il panteismo dice che "tutte le cose sono Dio" ma rischiando in tal modo di mettere da parte la trascendenza e l'alterità del divino. Il panenteismo, al contrario, afferma che "Dio è in tutte le cose e tutte le cose sono in Dio"....Il panenteismo è la maniera mistica di comprendere la relazione tra umano e divino".
Matthew Fox nel libro "Una spiritualità oltre il mito", Gabrielli Editore.
Ho sottolineato questa bella espressione dentro un libro che presenterò criticamente a Torino il primo venerdì di marzo. Non voglio dire che nel libro non si trovino ottimi apporti ma, a mio avviso, regna una qualche confusione tra religione, religiosità, mito, fede, spiritualità….In più non sento alcun bisogno di motivare teologicamente un Cristo cosmico perché mi basta il Gesù ebreo.
Su questo punto la riflessione è andata molto avanti.
Questa sera vorrei scrivere una letterina affettuosa alla mia mamma. Forse certi teologi un po' solleciti a tagliare i modelli interpretativi come si taglia il parmigiano, dimenticano che quando certi cristiani pregavano e pregano "il Padre nostro che sta nei cieli", non si rivolgevano affatto ad un Dio fuori, lassù nel cielo.
Quando mia mamma mi portava nel rifugio 78-79 anni fa per ripararmi dalle bombe, mi accarezzava e mi diceva sempre che "tu mio piccolo Franco devi stare tranquillo perché Dio è vicino". Non aspettavano affatto, lei e mio padre, un Dio interventista, ma avevano fiducia che il Dio lontano è sempre vicino. Forse di là è partita la mia fede ebraica che non può separare con un aut aut la concezione di un Dio lontano da quella di un Dio vicino: la preghiera dei Salmi ne è una testimonianza.
Franco Barbero