Nella giunta rossa di Pesaro la 5S che si ribella a Crimi
BOLOGNA - Il sindaco Pd di Pesaro Matteo Ricci offre alla capogruppo5 Stelle Francesca Frenquellucci un posto in giunta. Lei accetta, benedetta pure dagli attivisti, riuniti ieri in un'assemblea che dà via libera alla scelta della consigliera tra abbracci e pacche sulle spalle. Pare il germoglio di una alleanza giallo-rossa in chiave locale, la prima in Italia, da coltivare in vista delle regionali di maggio nelle Marche. Ma sul "laboratorio politico Pesaro", come lo chiamano sia Ricci che la pentastellata, arriva durissima in serata una nota del reggente M5S Vito Crimi: «L'ingresso in giunta col Pd è incompatibile con la permanenza del Movimento».
Frenquellucci è messa alla porta. O quasi: le si consiglia di autosospendersi «immediatamente». E le si ricorda che «comunque la sua posizione verrà messa al vaglio dei probiviri». I giudici del M5S. Una cacciata che gela il sangue della consigliera, appena terminata la riunione coi militanti: «Ma perché? Io non sto facendo nulla di diverso da quel che fanno a livello nazionale. Resto allibita se mi cacciano fuori. In ogni caso non cambio idea: entro in giunta più convinta di prima. Oggi gli attivisti mi hanno detto tutti brava. Faccio quello che mi chiedono. Dalla giunta potrò proporre atti che realizzino il programma del Movimento». Quanto all'autosospensione, «ci rifletterò», anche se, aggiunge, «diventando assessore io mi dimetto da consigliere 5 Stelle, quindi non vedo dove sia il problema». S'infuria pure Ricci, che lavora al laboratorio pesarese da ottobre, collaborando con la sua ex sfidante Frenquellucci per riportare una sede universitaria a Pesaro, culminata pochi giorni fa con l'apertura di un corso di ingegneria. «Ma è surreale. Stiamo governando insieme il Paese. È come se si dicesse che tutti i ministri 5 Stelle si devono autosospendere, visto che governano col Pd» attacca il dem.
Fatto sta che il caso mette il dito nella piaga delle contraddizioni del patto di governo Pd-5Stelle, proprio nei giorni della definizione delle alleanze per le regionali. Il patto pesarese, con Ricci che ha annunciato ieri l'ingresso in giunta di Frenquellucci con delega all'innovazione, va infatti in rotta di collisione con la decisione già presa da Vito Crimi, Danilo Toninelli e dalla "facilitatrice" 5 Stelle Mirella Emiliozzi di non allearsi «mai» nelle Marche «con chi ha causato il declino della Regione». Cioè col Pd. La stessa Frenquellucci non voleva forzare la mano dei vertici: «Il patto politico vale solo per Pesaro. Se il Movimento ha scelto di correre da solo alle regionali io mi adeguo. Mi fido dei vertici nazionali».
Ora però la "cacciata" della pentastellata complica tutto. Il Pd intendeva infatti insistere nel dialogo col M5S . A cominciare dalla scelta del candidato migliore. Complice la debolezza del governatore uscente Luca Ceriscioli, i dirigenti Pd stavano vagliando altre candidature, dalla sindaca di Ancona Valeria Mancinella, a civici che potessero attirare l'elettorato grillino. Un'impresa da ieri sera molto più difficile.
Silvia Bignami
(la Repubblica 2 febbraio)
BOLOGNA - Il sindaco Pd di Pesaro Matteo Ricci offre alla capogruppo5 Stelle Francesca Frenquellucci un posto in giunta. Lei accetta, benedetta pure dagli attivisti, riuniti ieri in un'assemblea che dà via libera alla scelta della consigliera tra abbracci e pacche sulle spalle. Pare il germoglio di una alleanza giallo-rossa in chiave locale, la prima in Italia, da coltivare in vista delle regionali di maggio nelle Marche. Ma sul "laboratorio politico Pesaro", come lo chiamano sia Ricci che la pentastellata, arriva durissima in serata una nota del reggente M5S Vito Crimi: «L'ingresso in giunta col Pd è incompatibile con la permanenza del Movimento».
Frenquellucci è messa alla porta. O quasi: le si consiglia di autosospendersi «immediatamente». E le si ricorda che «comunque la sua posizione verrà messa al vaglio dei probiviri». I giudici del M5S. Una cacciata che gela il sangue della consigliera, appena terminata la riunione coi militanti: «Ma perché? Io non sto facendo nulla di diverso da quel che fanno a livello nazionale. Resto allibita se mi cacciano fuori. In ogni caso non cambio idea: entro in giunta più convinta di prima. Oggi gli attivisti mi hanno detto tutti brava. Faccio quello che mi chiedono. Dalla giunta potrò proporre atti che realizzino il programma del Movimento». Quanto all'autosospensione, «ci rifletterò», anche se, aggiunge, «diventando assessore io mi dimetto da consigliere 5 Stelle, quindi non vedo dove sia il problema». S'infuria pure Ricci, che lavora al laboratorio pesarese da ottobre, collaborando con la sua ex sfidante Frenquellucci per riportare una sede universitaria a Pesaro, culminata pochi giorni fa con l'apertura di un corso di ingegneria. «Ma è surreale. Stiamo governando insieme il Paese. È come se si dicesse che tutti i ministri 5 Stelle si devono autosospendere, visto che governano col Pd» attacca il dem.
Fatto sta che il caso mette il dito nella piaga delle contraddizioni del patto di governo Pd-5Stelle, proprio nei giorni della definizione delle alleanze per le regionali. Il patto pesarese, con Ricci che ha annunciato ieri l'ingresso in giunta di Frenquellucci con delega all'innovazione, va infatti in rotta di collisione con la decisione già presa da Vito Crimi, Danilo Toninelli e dalla "facilitatrice" 5 Stelle Mirella Emiliozzi di non allearsi «mai» nelle Marche «con chi ha causato il declino della Regione». Cioè col Pd. La stessa Frenquellucci non voleva forzare la mano dei vertici: «Il patto politico vale solo per Pesaro. Se il Movimento ha scelto di correre da solo alle regionali io mi adeguo. Mi fido dei vertici nazionali».
Ora però la "cacciata" della pentastellata complica tutto. Il Pd intendeva infatti insistere nel dialogo col M5S . A cominciare dalla scelta del candidato migliore. Complice la debolezza del governatore uscente Luca Ceriscioli, i dirigenti Pd stavano vagliando altre candidature, dalla sindaca di Ancona Valeria Mancinella, a civici che potessero attirare l'elettorato grillino. Un'impresa da ieri sera molto più difficile.
Silvia Bignami
(la Repubblica 2 febbraio)