Relazione di Franco Barbero al seminario di studi
presso la Fondazione Lelio Basso, Roma 13 giugno 2019
Vi
ringrazio dell'invito, ma vedendo gli invitati penso di essere un
po' dopo l'ultima ruota del carro. Comunque ci aiutiamo, ci
sosteniamo tutti.
Io
svolgerò due riflessioni che probabilmente non saranno molto
attinenti al tema. Ma sono un po' quello che in questi 56 anni, da
quando sono ministro di una comunità, ho maturato.
La
prima riflessione che vorrei almeno un po' precisare e che, guardando
la mia tradizione e quella cristiana della chiesa cattolica Romana,
il potere e i poteri (per quanto la mia coscienza e la mia conoscenza
mi permettono di affermare) sono ancora attualmente uno dei
principali nemici dell'esperienza del Dio di Abramo e del Dio di
Gesù. Oggi il potere ecclesiastico (lo dico con dolore anche nel
tempo di Francesco) continua a fare i suoi danni. Ancora oggi la
Chiesa Cattolica Romana ha posizioni che trovo inaccettabili sul
piano culturale, linguistico, liturgico, dogmatico . Devo aggiungere
che per me rimane inaccettabile che una pastorale buonista e anche
aperta e buona non tocchi nessuno dei punti decisivi della fede
biblica nella loro “perversione dogmatica e catechistica.
Penso
ai linguaggi liturgici, alla dogmatica, alla catechesi, alla
posizione delle donne nella chiesa, a tutto il discorso sui
sacramenti e sulle devozioni e sugli esorcismi, il discorso del
gender e l'omosessualità. Non di meno trovo incomprensibili la
dottrina della Trinità e tutta la mariolatria. Si tratta di un
castello di dottrine sulle quali si ricama, a mio avviso, allo scopo
di verniciare tutto per non cambiare nulla.
Questo
è, secondo taluni, una necessità che anche l'attuale pontificato
deve gestire. Non sono d'accordo: credo che ci siano dei momenti
storici in cui c'è una chiamata al cambiamento, una chiamata in cui
non si tratta di fare i rivoluzionari, ma di sentire le urgenze.
Ricordo
sempre quando in un dibattito a Parigi con Drewermann sul problema
del vissuto delle donne e degli omosessuali nella chiesa a lui fu
rimproverato di non sapere attendere: qualcuno del pubblico disse:
“ Fra 50 anni le cose cambieranno”. Drewermann rispose: “Chi
vive oggi nella chiesa deve sentirsi donna accolta nella chiesa oggi.
Deve sentire riconosciuti i diritti che sono presenti nella
società”. Questa urgenza storica, questa svolta culturale è
necessaria per evitare lo scandolo di una chiesa estranea al suo
tempo.
La
chiesa cattlolica romana come potere continua a mantenere delle
strutture gerarchiche patriarcali. Parla della scrittura ma intende
il dogma. In questa mia piccola narrazione esiste la realtà dei tre
processi subiti a partire dal 1978 fino al 2003 quando il romano
Pontefice emanò in un documento solenne in lingua latina, la mia
espulsione dall'ordine sacerdotale.
Ai
processi canonici mi fu sempre richiesta l'adesione alla formulazione
dogmatica e non ebbi alcuna possibilità di documentare le
affermazioni sul piano esegetico e storico. Tuttavia a partire dal
1963-64 sia l'esperienza dei gruppi di formazione del Catechismo
Olandese, sia la corrente conciliare, sia il rapporto diretto con i
grandi maestri del dopo Concilio, sia il contatto personale
nell'esercizio del ministero con donne e omosessuali, sia le lotte
antimilitariste di quegli anni mi sollecitarono a uscire dalle
prigioni dogmatiche di Nicea e Calcedonia. Fu per me sempre più
chiaro quello che la studiosa Gigliola Fragnito documentò nel suo
libro “La Bibbia al rogo”. La gerarchia, dopo l'invenzione della
stampa fece una operazione di censura per impedire nei secoli la
lettura della Bibbia fuori dal controllo clericale. MI sembra
doveroso ricordare che, il bisogno di salvaguardare l'impianto
dogmatico consolidatosi dopo Nicea e Calcedonia, ha fatto
dell'ignoranza biblica la strategia più efficace per consolidare il
potere gerarchico che, in questo modo, non ha mai accettato di
convertire le strutture sacerdotali in strutture ministeriali. In
questo modo il laicato è una presenza sempre consultiva, ma priva di
voce deliberativa. Per questo la struttura cattolica porta in sé il
virus della disuguaglianza. Non vorrei che questa logica perversa del
potere prevalesse anche nei sinodi che sono all'orizzonte nella
chiesa cattolica. Dall'esito di queste esperienze si vedrà se il
potere clericale ancora una volta avrà campo o se si aprirà una
stagione di una chiesa laicale, ora tanto proclamata nelle parole
quanto negata nella realtà.
E
vengo alla seconda riflessione che ancor più vi sembrerà estranea
e assolutamente irrilevante in questo contesto. Per me esiste una
domanda non archiviabile, ma purtroppo completamente tacitata a
livello ufficiale nella mia chiesa: qual'è l'itinerario che sfociò
in modo definitivo nel quarto secolo e fece del cristianesimo una
religione separata dall'ebraismo? A me sembra che alcuni autori
abbiano cercato di illustrare e documentare questo percorso. Alludo
al recente studio di Mauro Pesce (“Il cristianesimo: Gesù e la
modernità” Carocci Editori). Rolf Rendtorff nel volume “Cristiani
ed ebrei oggi” (Edizione Claudiana) dà voce a K.Stendahl che già
nel 1967 scriveva: “All'inizio qualcosa andò storto. Dico andò
storto perché non sono persuaso che ciò che accadde alla rottura
dei rapporti tra ebraismo e cristianesimo fosse davvero il volere di
Dio. Non ci è possibile riconoscere che le nostre strade non si sono
separate in conformità al, ma contro il volere di Dio? So che
questo è uno strano modo di parlare, e può essere tacciato di
romanticismo storico, definito un tentativo di far retrocedere le
lancette della storia....Ma perché non dovremmo dire piuttosto che è
giunto per noi il tempo di ritrovare le alternative che in quel tempo
remoto andarono perdute, alternative che sono l'espressione teologica
del nostro pentimento e delle nostre convinzioni, così come oggi si
impongono alla nostra coscienza?”.
Rolf
Rendtorff, dentro un lungo percorso di rilettura storica prova a
formulare un tentativo di risposta: “ Il cristianesimo nascente
avrebbe dovuto mantenere la consapevolezza di essere parte
dell'ebraismo”.
Stendahl
, contrapponendosi a Harnack, scrive” “ Dobbiamo chiedere
nonostante tutto agli ebrei se sono disposti a lasciarci ridiventare
una parte della loro famiglia; una parte particolare, certo, ma pur
sempre dei parenti, che concepiscono se stessi come un tipo
particolare di ebrei”. In sintonia con Stendahl e con Renfdtorff,
l'eminente studioso di Gesù, David Flusser ha pubblicato un libro
intitolato “Il cristianesimo. Una religione ebraica” in cui
scrive: “I cristiani sono in realtà un tipo particolare di ebrei,
la loro fede è una fede ebraica”.
Potrei
proseguire la rassegna di questa nuova autocomprensione cristiana, ma
mi permetto molto umilmente di rimandare ad un mio libro “Il dono
dello smarrimento” in cui dedicai ampio spazio a questa
riflessione: “ Siccome Gesù non è mai uscito dall'ebraismo,
perché dovremmo necessariamente uscirne noi? Io ho da decenni
pensato che ebraismo, cristianesimo e islam siamo tre quartieri di
una stessa città. I quartieri hanno le loro differenze, le loro
peculiarità, le loro tensioni ma essi sono la espansione, la
vitalità e la bellezza della città” (Gabrielli Editori, Il dono
dello smarrimento).
In
questa sede non ho certo da documentare quanto Soggin, Garrone,
Molari e Carucci hanno pubblicato in due meravigliosi studi su “Ebrei
ed ebraismo nel Nuovo Testamento” (Edizioni Dehoniane, Roma). In
queste pagine si trova la storia dell'ideologia del deicidio, la
patristica che vede nel tramonto dell'ebraismo l'alba del
cristianesimo, l'abuso delle Scritture ebraiche in funzione
cristiana, l'ebraismo Praeparatio Evangelii, il nuovo popolo
di Dio che sostituisce l'antico popolo, ancora, la Sinagoga bendata
con la sua lancia spezzata e le tavole della legge che le cadono di
mano e dall'altra la chiesa che incede regalmente con la croce in
pugno (Due statue che adornano i lati di uno dei portali di Notre
Dame a Strasburgo).
Avremo
il coraggio, come ci domadano alcuni studiosi e studiose, di
sollevare queste domande inquietanti ma ancor più liberanti?
Io
oggi, per dare un senso alla mia fede cristiana, non posso che
ricollocarmi nella fede di Abramo, di Sara, di Mosè e di Gesù.
Questo mi è assolutamente proibito da quell'ecumenismo irenico e
tanto di moda nelle chiese cristiane, per cui è proibito farsi
domande che riguardino il tempo precedente a Nicea e Calcedonia, i
Concili nei quali si cancellò l'ebreo Gesù di Nazareth per farne il
Dio cristiano e nel 381 la seconda persona della santissima trinità.
Franco
Barbero