mercoledì 19 febbraio 2020

RELAZIONE DI FRANCO BARBERO

Relazione di Franco Barbero al seminario di studi 

presso la Fondazione Lelio Basso, Roma 13 giugno 2019

 Vi ringrazio dell'invito, ma vedendo gli invitati penso di essere un po' dopo l'ultima ruota del carro. Comunque ci aiutiamo, ci sosteniamo tutti.

Io svolgerò due riflessioni che probabilmente non saranno molto attinenti al tema. Ma sono un po' quello che in questi 56 anni, da quando sono ministro di una comunità, ho maturato.
La prima riflessione che vorrei almeno un po' precisare e che, guardando la mia tradizione e quella cristiana della chiesa cattolica Romana, il potere e i poteri (per quanto la mia coscienza e la mia conoscenza mi permettono di affermare) sono ancora attualmente uno dei principali nemici dell'esperienza del Dio di Abramo e del Dio di Gesù. Oggi il potere ecclesiastico (lo dico con dolore anche nel tempo di Francesco) continua a fare i suoi danni. Ancora oggi la Chiesa Cattolica Romana ha posizioni che trovo inaccettabili sul piano culturale, linguistico, liturgico, dogmatico . Devo aggiungere che per me rimane inaccettabile che una pastorale buonista e anche aperta e buona non tocchi nessuno dei punti decisivi della fede biblica nella loro “perversione dogmatica e catechistica.
Penso ai linguaggi liturgici, alla dogmatica, alla catechesi, alla posizione delle donne nella chiesa, a tutto il discorso sui sacramenti e sulle devozioni e sugli esorcismi, il discorso del gender e l'omosessualità. Non di meno trovo incomprensibili la dottrina della Trinità e tutta la mariolatria. Si tratta di un castello di dottrine sulle quali si ricama, a mio avviso, allo scopo di verniciare tutto per non cambiare nulla.
Questo è, secondo taluni, una necessità che anche l'attuale pontificato deve gestire. Non sono d'accordo: credo che ci siano dei momenti storici in cui c'è una chiamata al cambiamento, una chiamata in cui non si tratta di fare i rivoluzionari, ma di sentire le urgenze.
Ricordo sempre quando in un dibattito a Parigi con Drewermann sul problema del vissuto delle donne e degli omosessuali nella chiesa a lui fu rimproverato di non sapere attendere: qualcuno del pubblico disse: “ Fra 50 anni le cose cambieranno”. Drewermann rispose: “Chi vive oggi nella chiesa deve sentirsi donna accolta nella chiesa oggi. Deve sentire riconosciuti i diritti che sono presenti nella società”. Questa urgenza storica, questa svolta culturale è necessaria per evitare lo scandolo di una chiesa estranea al suo tempo.
La chiesa cattlolica romana come potere continua a mantenere delle strutture gerarchiche patriarcali. Parla della scrittura ma intende il dogma. In questa mia piccola narrazione esiste la realtà dei tre processi subiti a partire dal 1978 fino al 2003 quando il romano Pontefice emanò in un documento solenne in lingua latina, la mia espulsione dall'ordine sacerdotale.
Ai processi canonici mi fu sempre richiesta l'adesione alla formulazione dogmatica e non ebbi alcuna possibilità di documentare le affermazioni sul piano esegetico e storico. Tuttavia a partire dal 1963-64 sia l'esperienza dei gruppi di formazione del Catechismo Olandese, sia la corrente conciliare, sia il rapporto diretto con i grandi maestri del dopo Concilio, sia il contatto personale nell'esercizio del ministero con donne e omosessuali, sia le lotte antimilitariste di quegli anni mi sollecitarono a uscire dalle prigioni dogmatiche di Nicea e Calcedonia. Fu per me sempre più chiaro quello che la studiosa Gigliola Fragnito documentò nel suo libro “La Bibbia al rogo”. La gerarchia, dopo l'invenzione della stampa fece una operazione di censura per impedire nei secoli la lettura della Bibbia fuori dal controllo clericale. MI sembra doveroso ricordare che, il bisogno di salvaguardare l'impianto dogmatico consolidatosi dopo Nicea e Calcedonia, ha fatto dell'ignoranza biblica la strategia più efficace per consolidare il potere gerarchico che, in questo modo, non ha mai accettato di convertire le strutture sacerdotali in strutture ministeriali. In questo modo il laicato è una presenza sempre consultiva, ma priva di voce deliberativa. Per questo la struttura cattolica porta in sé il virus della disuguaglianza. Non vorrei che questa logica perversa del potere prevalesse anche nei sinodi che sono all'orizzonte nella chiesa cattolica. Dall'esito di queste esperienze si vedrà se il potere clericale ancora una volta avrà campo o se si aprirà una stagione di una chiesa laicale, ora tanto proclamata nelle parole quanto negata nella realtà.
E vengo alla seconda riflessione che ancor più vi sembrerà estranea e assolutamente irrilevante in questo contesto. Per me esiste una domanda non archiviabile, ma purtroppo completamente tacitata a livello ufficiale nella mia chiesa: qual'è l'itinerario che sfociò in modo definitivo nel quarto secolo e fece del cristianesimo una religione separata dall'ebraismo? A me sembra che alcuni autori abbiano cercato di illustrare e documentare questo percorso. Alludo al recente studio di Mauro Pesce (“Il cristianesimo: Gesù e la modernità” Carocci Editori). Rolf Rendtorff nel volume “Cristiani ed ebrei oggi” (Edizione Claudiana) dà voce a K.Stendahl che già nel 1967 scriveva: “All'inizio qualcosa andò storto. Dico andò storto perché non sono persuaso che ciò che accadde alla rottura dei rapporti tra ebraismo e cristianesimo fosse davvero il volere di Dio. Non ci è possibile riconoscere che le nostre strade non si sono separate in conformità al, ma contro il volere di Dio? So che questo è uno strano modo di parlare, e può essere tacciato di romanticismo storico, definito un tentativo di far retrocedere le lancette della storia....Ma perché non dovremmo dire piuttosto che è giunto per noi il tempo di ritrovare le alternative che in quel tempo remoto andarono perdute, alternative che sono l'espressione teologica del nostro pentimento e delle nostre convinzioni, così come oggi si impongono alla nostra coscienza?”.
Rolf Rendtorff, dentro un lungo percorso di rilettura storica prova a formulare un tentativo di risposta: “ Il cristianesimo nascente avrebbe dovuto mantenere la consapevolezza di essere parte dell'ebraismo”.
Stendahl , contrapponendosi a Harnack, scrive” “ Dobbiamo chiedere nonostante tutto agli ebrei se sono disposti a lasciarci ridiventare una parte della loro famiglia; una parte particolare, certo, ma pur sempre dei parenti, che concepiscono se stessi come un tipo particolare di ebrei”. In sintonia con Stendahl e con Renfdtorff, l'eminente studioso di Gesù, David Flusser ha pubblicato un libro intitolato “Il cristianesimo. Una religione ebraica” in cui scrive: “I cristiani sono in realtà un tipo particolare di ebrei, la loro fede è una fede ebraica”.
Potrei proseguire la rassegna di questa nuova autocomprensione cristiana, ma mi permetto molto umilmente di rimandare ad un mio libro “Il dono dello smarrimento” in cui dedicai ampio spazio a questa riflessione: “ Siccome Gesù non è mai uscito dall'ebraismo, perché dovremmo necessariamente uscirne noi? Io ho da decenni pensato che ebraismo, cristianesimo e islam siamo tre quartieri di una stessa città. I quartieri hanno le loro differenze, le loro peculiarità, le loro tensioni ma essi sono la espansione, la vitalità e la bellezza della città” (Gabrielli Editori, Il dono dello smarrimento).
In questa sede non ho certo da documentare quanto Soggin, Garrone, Molari e Carucci hanno pubblicato in due meravigliosi studi su “Ebrei ed ebraismo nel Nuovo Testamento” (Edizioni Dehoniane, Roma). In queste pagine si trova la storia dell'ideologia del deicidio, la patristica che vede nel tramonto dell'ebraismo l'alba del cristianesimo, l'abuso delle Scritture ebraiche in funzione cristiana, l'ebraismo Praeparatio Evangelii, il nuovo popolo di Dio che sostituisce l'antico popolo, ancora, la Sinagoga bendata con la sua lancia spezzata e le tavole della legge che le cadono di mano e dall'altra la chiesa che incede regalmente con la croce in pugno (Due statue che adornano i lati di uno dei portali di Notre Dame a Strasburgo).
Avremo il coraggio, come ci domadano alcuni studiosi e studiose, di sollevare queste domande inquietanti ma ancor più liberanti?
Io oggi, per dare un senso alla mia fede cristiana, non posso che ricollocarmi nella fede di Abramo, di Sara, di Mosè e di Gesù. Questo mi è assolutamente proibito da quell'ecumenismo irenico e tanto di moda nelle chiese cristiane, per cui è proibito farsi domande che riguardino il tempo precedente a Nicea e Calcedonia, i Concili nei quali si cancellò l'ebreo Gesù di Nazareth per farne il Dio cristiano e nel 381 la seconda persona della santissima trinità.
Franco Barbero