Come sempre, per parlare di un libro o di un documento, devo leggerlo per intero. Ho fatto così anche per la "Esortazione apostolica post-sinodale Querida Amazzonia" di papa Francesco.
Chiare, eloquenti e coraggiose le pagine dedicate ai primi tre sogni: sogno sociale, sogno culturale e sogno ecologico. Qui è
constatabile che il sognatore ha i piedi ben ancorati alla terra e il cuore ben orienato dal Vangelo. Oneste le pagine dedicate alla richiesta di perdono....Si leggono con gioia questi tre capitoli e si sente in queste parole un pressante invito ad una fede responsabile.
Ovviamente chi sia abituato a documentarsi su "Le monde diplomatique, Internazionale, Adista, Mosaico di pace" o simili trova assai familiari queste pagine e persino scontate, ma assolutamente utili per il popolo di Dio diffuso nei vari continenti.
Ma quando sono arrivato al capitolo quarto, interamente dedicato a "un sogno ecclesiale", ho percepito un progressivo restringersi del sogno, fino al suo totale spegnimento.
I numeri 85, 86,87,88,89 e 90 costituiscono la negazione e lo strozzamento del sogno.
Ho immaginato il papa e i suoi consultori seduti al Concilio di Trento (1545-1563) dove le gerarchie cattoliche pensarono di dare una risposta alla Riforma. Ebbene: quello che Francesco ha scritto nei numeri citati è esattamente la trascrizione delle statuizioni del Concilio di Trento, la più rigorosa e dogmatica formulazione clericale e sacrale della struttura gerarchica della chiesa cattolica romana. Papa Francesco parla talvolta di ministerialità, ma qui il linguaggio più usato è sacerdote e sacerdotale. Il sacerdote "è tale in forza dell'Ordine Sacro, per cui la sua funzione specifica principale di presiedere l'eucarestia non è delegabile..., il sacerdote è segno di Cristo Capo, ....ci sono parole che solo lui può pronunciare...".
Riporterò sul blog i numeri del documento ai quali qui accenno affinché il lettore e la lettrice possano valutare personalmente la deriva clericale alla quale papa Francesco ha ceduto.
Bel modo questo di ascoltare il grido delle comunità indigene e di promuovere un vero cammino ministeriale che esca dalle secche del clericalismo! Letto questo documento e superato lo sgomento di una chiesa che non trova il coraggio della profezia, ricollochiamo questo scritto nella nostra biblioteca sotto la voce "Concilio di Trento"...e poi disobbedire, disobbedire, e ancora disobbedire per amore della chiesa, dei poveri e del Vangelo.
don Franco Barbero